I numeri della giustizia tributaria. L’appello nel mirino del governo, ma il Fisco ha ragione in 3 casi su 4
di Flavio BiniMILANO – Il nuovo colpo di spugna del governo in tema di fisco ed evasione potrebbe passare dalla riforma della giustizia tributaria. Come anticipato da Repubblica Fratelli d’Italia ha presentato un emendamento alla delega fiscale per cancellare la possibilità di ricorrere per gli Enti, Agenzia delle Entrate in primis, in caso di sconfitta in primo grado. Ma di che numeri e parliamo e chi potrebbe beneficiarne?
Il processo tributario, come funziona oggi
Innanzitutto un accenno sul procedimento. Attualmente la possibilità di contestare gli accertamenti delle Entrate (ma non solo) è ovviamente solo in capo al contribuente, che sentendosi nel giusto per mettere in discussioni i rilievi dell’Agenzia può fare ricorso. Davanti ha due gradi di giudizio nel merito, la Corte di Giustizia Tributaria di primo e secondo grado. Contro le sentenze di secondo grado è poi possibile ricorre in Cassazione.
Il Fisco ha ragione in tre casi su quattro
La relazione sul contenzioso tribu…
MILANO – Il nuovo colpo di spugna del governo in tema di fisco ed evasione potrebbe passare dalla riforma della giustizia tributaria. Come anticipato da Repubblica Fratelli d’Italia ha presentato un emendamento alla delega fiscale per cancellare la possibilità di ricorrere per gli Enti, Agenzia delle Entrate in primis, in caso di sconfitta in primo grado. Ma di che numeri e parliamo e chi potrebbe beneficiarne?
Il processo tributario, come funziona oggi
Innanzitutto un accenno sul procedimento. Attualmente la possibilità di contestare gli accertamenti delle Entrate (ma non solo) è ovviamente solo in capo al contribuente, che sentendosi nel giusto per mettere in discussioni i rilievi dell’Agenzia può fare ricorso. Davanti ha due gradi di giudizio nel merito, la Corte di Giustizia Tributaria di primo e secondo grado. Contro le sentenze di secondo grado è poi possibile ricorre in Cassazione.
Il Fisco ha ragione in tre casi su quattro
La relazione sul contenzioso tributario diffusa a giugno offre una fotografia aggiornata della situazione. Il numero più importante riguarda l’indice di vittoria delle Entrate, cioè la percentuale di sentenze definitive a favore delle Entrate al termine di tutti e tre i gradi di giudizio: 76,6%. Significa che tre pronunce su quattro confermano le pretese iniziali del Fisco.
Guardando poi agli stadi precedenti del processo tributario si notano altri numeri interessanti. Sono stati 41 mila gli appelli presentati ne 2022 contro le sentenze di primo grado., 26.766 sono state avanzate dai contribuenti e 14.285 dagli uffici (9.900 circa tra Agenzia delle Entrate e riscossione). Il 92,2% – circa 13.900 controversie– riguarda controversie fino 500 mila euro, e il 7,8% sopra questa soglia o indeterminabile.
Chi vince e chi perde
La relazione poi fa luce anche sulla casistica messa sotto i riflettori dall’emendamento, cioè i casi in cui- a fronte di una del contribuente – il Fisco (o altri enti) ribaltino il verdetto. Si tratta di una fattispecie tutt’altro che minoritaria visto che il 40,8% delle sentenze inizialmente favorevoli al contribuente poi in secondo grado vede l’ufficio “vincente” in appello mentre solo nel 18,5% dei casi avviene il contrario, cioè con l’appello che ribalta favorevolmente la decisione di primo grado a favore degli enti. Nel complesso le sentenze di secondo grado sono favorevoli agli uffici nel 52,4% dei casi e solo nel 29,3% dei casi a favore dei contribuenti.