Scontro con la Ragioneria sulla flat tax del governo: “Crea perdita di gettito”
di Valentina ConteIl Ragioniere generale dello Stato Biagio Mazzotta
(ansa)ROMA – Trenta pagine di osservazioni, con il bollino blu in basso a sinistra. Un documento che la Ragioneria ha depositato venerdì in Senato dove da qualche giorno è arrivata in commissione Finanze la delega fiscale del governo Meloni, dopo l’approvazione alla Camera. Un documento tecnico, ma importante. E Firmato da Biagio Mazzotta, il Ragioniere generale dello Stato messo nel mirino di Palazzo Chigi. Il motivo è anche in quelle pagine: «Disposizioni indeterminate, non quantificabili», scrive Mazzotta. «Ma essendo misure agevolative determinano una perdita di gettito».
I rilievi della Ragioneria sulle delega fiscale
Doverosa segnalazione, per uno che di mestiere fa il guardiano dei conti. L’ennesimo altolà di un zelante funzionario dello Stato, per chi ha fretta di realizzare le promesse elettorali. La relazione tecnica osserva che tra le norme aggiunte dalla Camera al testo base del governo alcune determinano una «perdita di gettito». Come la detassazione di straordinari, …
ROMA – Trenta pagine di osservazioni, con il bollino blu in basso a sinistra. Un documento che la Ragioneria ha depositato venerdì in Senato dove da qualche giorno è arrivata in commissione Finanze la delega fiscale del governo Meloni, dopo l’approvazione alla Camera. Un documento tecnico, ma importante. E Firmato da Biagio Mazzotta, il Ragioniere generale dello Stato messo nel mirino di Palazzo Chigi. Il motivo è anche in quelle pagine: «Disposizioni indeterminate, non quantificabili», scrive Mazzotta. «Ma essendo misure agevolative determinano una perdita di gettito».
I rilievi della Ragioneria sulle delega fiscale
Doverosa segnalazione, per uno che di mestiere fa il guardiano dei conti. L’ennesimo altolà di un zelante funzionario dello Stato, per chi ha fretta di realizzare le promesse elettorali. La relazione tecnica osserva che tra le norme aggiunte dalla Camera al testo base del governo alcune determinano una «perdita di gettito». Come la detassazione di straordinari, premi di produttività, tredicesime: una sorta di flat tax per i lavoratori dipendenti. E quindi andranno coperte quando la delega sarà attuata con i decreti legislativi. Come pure invita all’attenzione quando si parla di rateizzare gli acconti Irpef degli autonomi e di ridurre la ritenuta d’acconto: anche qui ci possono essere delle perdite, seppur temporanee, di gettito per lo Stato da gestire.
Il testo della Ragioneria di per sé non farebbe notizia. Se non fosse per come viene percepito, dato che il rapporto tra questo governo e il Ragioniere generale dello Stato è ai minimi termini. Mazzotta — che ora si dice «amareggiato» — non è stato coinvolto nelle riunioni sulla prima manovra di bilancio nell’autunno scorso. E c’è da scommettere che non lo sarà neanche quest’anno. Anzi il piano di Palazzo Chigi sarebbe quello di sostituire il Ragioniere — magari con il suo passaggio a una partecipata di Stato o a capo di uno dei due nuovi dipartimenti del Mef — prima dell’inizio della sessione di bilancio, inaugurata il 27 settembre dalla Nadef, la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza.
Il piano del governo
Mossa ardita, una prima assoluta nella storia d’Italia. Sia perché Mazzotta è stato riconfermato dallo stesso governo Meloni, fino al termine della legislatura, lo scorso 19 gennaio. Sia perché la possibile sostituta, Daria Perrotta — stimatissima collaboratrice del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti già quando lui era a Palazzo Chigi e ora a capo del legislativo nel suo ministero — sarebbe percepita come un corpo estraneo dalla struttura stessa della Ragioneria.
C’è un solo precedente di un Ragioniere non di area Bankitalia o Tesoro: Vittorio Grilli. Ma parliamo del pupillo dell’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi. Come anticipato ieri da Repubblica, l’idea della premier Meloni sarebbe quella di fluidificare al massimo i rapporti con la Ragioneria perché non ci siano intoppi, già a partire dalla prossima legge di bilancio cruciale in vista delle elezioni europee del giugno 2024.
Un Ragioniere più duttile su “bollini” e valutazioni sarebbe funzionale a preparare una manovra elettorale con un colpo a sorpresa, come gli 80 euro di Renzi. «Quello del Ragioniere è un ruolo di garanzia di fondamentale importanza», dice Antonio Misiani, responsabile economico del Pd. «Evocarne la sostituzione a ridosso della predisposizione della legge di bilancio è una inaccettabile forma di pressione nei confronti della struttura che deve vigilare sui conti pubblici. Vorremmo sapere cosa pensa di tutto questo il ministro Giorgetti». Il ministro per ora tace.
I motivi dell’attrito: fisco e pensioni
Difficile negare che in questi mesi il Ragioniere sia finito sotto il fuoco incrociato dei due azionisti di maggioranza del governo. Fratelli d’Italia lo vede come ostacolo per la sua riforma fiscale, ai blocchi di partenza con una serie di sanatorie da gestire. Per la Lega è da tempo fumo negli occhi per le severissime analisi sulle pensioni, inserite ogni anno nel Def con la famosa gobba pensionistica: un modo per dire sempre no a qualsiasi pensiero di abolizione della legge Fornero.
Nel rapporto uscito a giugno, la Ragioneria ricorda che la spesa previdenziale veleggia verso il 17% del Pil. Altro che Quota 41. Per il vicepremier Salvini è inaccettabile. D’altro canto nelle relazioni tecniche della Ragioneria di questi anni le coperture di tante misure previdenziali si sono dimostrate poi esagerate a posteriori. Secondo i leghisti, ma non solo, un modo dei «burocrati» per gonfiare i fabbisogni e impedire di fare «le politiche per cui siamo stati eletti». Motivo più che sufficiente per un cambio.