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La Bce prosegue la stretta. I tassi salgono di un quarto di punto. Mai stati così in alto negli anni dell’euro

(reuters)
Lagarde: “Spezzeremo la schiena all’inflazione, il target rimane il 2%. A settembre forse una pausa nei rialzi”
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BERLINO – Per l’immediato futuro la Bce sembra abbandonare il suo furore rialzista. Ma ieri - con una mossa ampiamente annunciata - ha di nuovo alzato i tassi dello 0,25% al 4,25%, il massimo dall’introduzione dell'euro. Alle due e un quarto, il consueto comunicato con le conclusioni del consiglio direttivo ha reso noto che “l'inflazione continua a scendere ma ci aspettiamo ancora che rimanga troppo alta per troppo tempo”. E in conferenza stampa la presidente, Christine Lagarde, ha sottolineato più volte che la Bce non potrà rilassarsi finché l’andamento dei prezzi si sarà raffreddato al 2%, il target statutario. “Spezzeremo la schiena all’inflazione”, ha detto con tono bellicoso. Tra i fattori di rischio che potrebbero far rialzare la testa all’inflazione, Lagarde ha citato anche le conseguenze dei cambiamenti climatici e l’uscita della Russia dall’accordo sul grano. Ma gli economisti della Bce non vedono, per ora, una spirale salari-prezzi in un anno di importanti rinnovi contrattua…

BERLINO – Per l’immediato futuro la Bce sembra abbandonare il suo furore rialzista. Ma ieri - con una mossa ampiamente annunciata - ha di nuovo alzato i tassi dello 0,25% al 4,25%, il massimo dall’introduzione dell'euro. Alle due e un quarto, il consueto comunicato con le conclusioni del consiglio direttivo ha reso noto che “l'inflazione continua a scendere ma ci aspettiamo ancora che rimanga troppo alta per troppo tempo”. E in conferenza stampa la presidente, Christine Lagarde, ha sottolineato più volte che la Bce non potrà rilassarsi finché l’andamento dei prezzi si sarà raffreddato al 2%, il target statutario. “Spezzeremo la schiena all’inflazione”, ha detto con tono bellicoso. Tra i fattori di rischio che potrebbero far rialzare la testa all’inflazione, Lagarde ha citato anche le conseguenze dei cambiamenti climatici e l’uscita della Russia dall’accordo sul grano. Ma gli economisti della Bce non vedono, per ora, una spirale salari-prezzi in un anno di importanti rinnovi contrattuali.

La Bce è “determinata ad assicurare che l'inflazione torni tempestivamente all’obiettivo di medio termine del 2%”, ha sottolineato la capa dei guardiani dell’euro. Le politiche monetarie resteranno “sufficientemente restrittive finché sarà necessario”. Gli analisti si aspettavano indicazioni soprattutto su settembre: appena qualche settimana fa un rialzo anche in autunno sembrava irrinunciabile, a sentire i ‘falchi’. Adesso sembra quasi scongiurato. In conferenza stampa, Christine Lagarde ha detto che tra il sì o il no a un’altra stretta a settembre c’è un “robusto forse”. Tutto dipenderà dai dati economici che si materializzeranno da qui a due mesi. Ma intanto le borse europee hanno festeggiato l’allentamento della stretta e l’euro è scivolato brevemente sotto quota 1,1 contro il dollaro.

Ventiquattr’ore prima era stata già l’americana Federal Reserve a regalare un sollievo ai mercati aumentando i tassi di un quarto di punto ma segnalando la possibilità di una fine della corsa rialzista. La maggior parte degli analisti scommette sul fatto che anche la Bce, dopo nove rialzi, possa aver raggiunto il picco. “Abbiamo ancora terreno da coprire? In questo momento non direi", ha puntualizzato la numero uno dei guardiani dell’euro.

Un’altra decisione importante che è stata presa ieri dal collegio dei banchieri centrali riguarda le riserve minime, ossia i depositi che le banche devono detenere obbligatoriamente nella loro banca centrale nazionale. Finora venivano remunerate in base al tasso sui depositi, salito ieri al 3,75%. Ma la Bce ha deciso che dal 20 settembre annullerà quel ‘premio’.

La mossa potrebbe avere effetti nefasti sui clienti. Le banche potrebbero essere scoraggiate dal trasmettere i guadagni ai conti correnti e ai depositi, ha avvertito ieri Carsten Brzeski, analista dell’olandese Ing. E in Germania, il Paese dal quale sono partite spesso bordate dai giornali, dai politici e persino dai vertici delle banche contro l’ex presidente della Bce Mario Draghi perché aveva azzerato i tassi, gli istituti si stanno comportando in maniera scandalosa. Dopo anni di accuse di ‘depredare i risparmiatori’, dopo caricature sui maggiori quotidiani di Draghi che lo assimilavano a Dracula, le banche tedesche fanno finta di non registrare i vertiginosi aumenti dei tassi registrati nell’ultimo anno.

Non li trasmettono ai conti dei clienti, dove i guadagni restano a zero o poco più, come se si stesse ancora in un regime di costo del denaro nullo. Secondo il portale Verivox sono addirittura 141 gli istituti di credito tedeschi (sul 738) che non hanno ancora riconosciuto neanche un centesimo ai clienti. Dopo le proteste di alcune organizzazioni a tutela dei consumatori il copresidente della DZ Bank, Cornelius Riese, si è giustificato affermando che le banche hanno bisogno “di una certa fase di adattamento” dopo il cambio di paradigma della Bce. Insomma, intanto bisogna gonfiare i bilanci delle banche, gli interessi dei clienti vengono dopo.

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