ROMA – Taglio dei costi per ridurre l’indebitamento ormai schizzato a quota 550 milioni di euro, alla lunga insostenibile senza interventi drastici, in particolare su servizi e produzioni esterne. Progressiva diminuzione del canone Rai, che in prospettiva dovrà essere scorporato dalla bolletta elettrica e riscosso in maniera diversa rispetto all’attuale. Fra “la pluralità di ipotesi allo studio”, quella di agganciare l’imposta a un'utenza telefonica, visto che ormai programmi e serie tv si possono guardare anche su smatphone, tablet e pc.
Canone legato al possesso dei telefonini
Sono alcune delle novità annunciate dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante l’audizione in commissione di Vigilanza. Illustrando il malfermo stato di salute dell’emittente di Stato e i progetti per rilanciarlo, il titolare del Tesoro ha fatto il punto sul contratto di servizio che sarà sottoscritto entro l’anno e sulla riforma del canone. Il cui pagamento, ora legato al presunto possesso di un apparecchio televisivo, deve cambiare per ricondurre il Paese in un "sentiero di legittimità", in linea con quanto emerso dall'interlocuzione con la Ue che lo “un onere improprio” da rimuovere dalla bolletta energetica. “Va aperta una riflessione nel medio periodo”, avverte infatti Giorgetti, tenendo conto che “le nuove modalità di sviluppo e di fruizione, come dimostra RaiPlay, consentono di fruire dei contenuti usando vari device. Qualora il presupposto diventasse il possesso di un'utenza telefonica mobile – prosegue il ministro - si avrebbe un aumento della platea e quindi una riduzione del costo pro-capite del canone. Oggi sono 21 milioni i cittadini che lo pagano, mentre le utenze telefoniche attive sono 107 milioni". Si tratterebbe però di un meccanismo, segnala l’inquilino di Via XX Settembre, che comporterebbe "problemi di applicazione, relativi al calcolo di utenze per nucleo familiare: andrebbe individuato un tetto massimo per evitare il pagamento di una somma più elevata".
Le alternative per ridurre l’imposta
Tuttavia esistono anche delle alternative all’esame del tavolo tecnico istituito presso il dicastero delle Imprese. “Mettere il canone in bolletta”, spiega Giorgetti, "è stato il modo più semplice per incassare. Ma ci sono tanti modi per finanziare il servizio pubblico. Decidiamo di metterlo a carico della fiscalità generale? In questo caso non pagheranno tutti 90 euro, ci saranno aliquote diverse e ci sarà chi versa di più e chi meno". Fermo restando che non stiamo parlando di bruscolini: “Le risorse del canone”, fonte principale di approvvigionamento del servizio pubblico, “ammontano a circa 1,85 miliardi, destinate pressoché integralmente alla Rai, ad eccezione di una quota di 110 milioni annui assegnata al Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione".
Ebbene, prosegue il ministro, "in un'ottica di breve periodo, l'ipotesi potrebbe essere scorporare dal pagamento del canone una quota relativa agli investimenti sostenuti dalla Rai per la capacità trasmissiva". Si tratta di "circa 300 milioni che verrebbero posti a carico della fiscalità generale, riducendo così il canone annuo". Che comunque resta l’obiettivo principale del Mef, in linea con la campagna lanciata da Matteo Salvini: il segretario della Lega ne aveva chiesto l’abolizione, ma si accontenterebbe di un sostanziale abbattimento.
Allarme indebitamento e costi esterni
Dopodiché "merita attenzione" l'indebitamento della Rai, che dal 2021 al 2022, è aumentato "da 500 a 550 milioni", l’allarme lanciato dal responsabile del Tesoro. Preoccupato per il peso eccessivo delle esternalizzazioni, che varrebbero all’incirca un miliardo di euro: "Se uno guarda la voce costi esterni, non dico che c'è da rimanere perplessi, ma certo è un'area dove si possono conseguire più facilmente razionalizzazioni", scandisce Giorgetti nelle repliche ai commissari, evocando le cesoie. Oltre che col canone, infatti, “al finanziamento del costo del servizio concorrono anche i ricavi pubblicitari”, di poco superiori ai 2,5 miliardi l’anno, che tuttavia potrebbero non bastare per sostenere gli investimenti necessari a trasformare la Rai da broadcaster tradizionale a media company digitale. E siccome fin qui “sono stati fatti anche con ricorso all'indebitamento, che è un poco aumentato", non si esclude “l'ipotesi di un ricorso al mercato dei capitali” per remunerare lo sviluppo tecnologico che sarà l’architrave del nuovo piano industriale. “Investimenti e riduzione dell’indebitamento sono aspetti centrali”, insiste Giorgetti.
Il richiamo ai nuovi vertici Rai
E’ dunque particolarmente severo il richiamo a una gestione oculata dei soldi dei contribuenti da parte dei vertici Rai. "Il finanziamento delle attività di servizio pubblico con risorse della collettività richiede un rigido controllo del loro utilizzo – avverte il titolare del Tesoro - che deve essere improntato ai canoni di parsimonia e diligenza del buon padre di famiglia. Proprio per questo occorrerà tenere in stretta correlazione gli interventi di efficientamento della società e la perimetrazione delle attività di servizio pubblico con le relative modalità di finanziamento, con particolare riguardo a quelle derivanti dal canone". Il che implica “un'attenta revisione delle dinamiche di spesa dell'azienda".
E per essere ancora più chiaro, Giorgetti utilizza una metafora automobilistica per far capire all’ad Sergio e al dg Rossi che gli introiti derivanti dall’imposta non vanno impiegati in progetti rischiosi, né in gare al rialzo con la concorrenza. "Penso che l’azienda debba essere gestita con principi manageriali, facendo passi lunghi come la gamba rispetto agli obiettivi definiti, e questo è quello che continuerà a chiedere il Mef come azionista”, precisa il ministro. “Quindi lo dico senza offese per nessuno: una Ferrari senza benzina non va da nessuna parte. Quindi se non hai i soldi per permetterti una Ferrari, è chiaro che non devi comprare la Ferrari. Non dico che devi comprare la Panda, ma qualcos'altro", sorride. “Vogliamo fare della Rai una macchina elettrica, oppure a idrogeno che io preferisco? Prevede comunque un costo per rifornirla”. Amministratore delegato e direttore generale sono avvisati.
Le reazioni
Preoccupate le reazioni della politica. Sulle ipotesi di riforma del canone, “tengo a ribadire che qualsiasi sia l'orizzonte verso il quale si deciderà di procedere, devono essere garantite sempre e comunque risorse adeguate", avverte la presidente della Vigilanza Barbara Floridia, “per rendere il servizio pubblico competitivo rispetto alla concorrenza" e soprattutto "capace di affrontare le sfide del prossimo futuro contando su una stabilità finanziaria pluriennale". E se da un lato Fratelli d’Italia esulta perché “il canone resta”, al contrario di quanto voleva Salvini, dall’altro propone di destinare tutti gli introiti alle casse Rai, inclusi i 110 milioni attualmente versati al Fondo per il pluralismo. Perplesso anche il capogruppo del Pd Stefano Graziano: "Giorgetti ha affermato che il canone rimarrà in bolletta per il 2023 e 2024, smentendo il suo segretario di partito che ne aveva annunciato l’abolizione. Ma poi nel 2025 cosa succederà?".