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Btp Italia alla prova dell’inflazione in lenta discesa

Roma, Banca d'Italia, nella foto lo stabilimento di Bonconote 2016-11-04 © Massimo Sestini 
Le prossime cedole saranno certo più basse, ma i tassi reali e le quotazioni li rendono interessanti
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Fino a pochissimo tempo fa sono stati la gallina delle uova d’oro per i risparmiatori, con rendimenti annuali intorno al 9% e più. Nonostante gli esordi lenti, da titolo del cassettista ultra-prudente, nell’ultimo anno e mezzo i Btp Italia hanno vissuto la loro stagione di gloria, fungendo da paracadute all’inflazione che mordeva il potere d’acquisto; funzionando da pannicello caldo su cui contare (sempre che si avessero risparmi disponibili, investiti a suo tempo su questi strumenti). E del resto il Btp Italia, il bond pubblico indicizzato al costo della vita, a quello doveva servire innanzitutto: a preservare i risparmi e, grazie alla componente aggiuntiva della parte di cedola fissa, a far guadagnare anche qualcosina in più.

E adesso che l’inflazione sta scendendo? Per molti risparmiatori le prossime scadenze saranno una delusione: da quei rendimenti stellari si passerà a cedole ben più contenute.

Il primo Btp Italia che si presenterà all’appuntamento, subito dopo l’estate, s…

Fino a pochissimo tempo fa sono stati la gallina delle uova d’oro per i risparmiatori, con rendimenti annuali intorno al 9% e più. Nonostante gli esordi lenti, da titolo del cassettista ultra-prudente, nell’ultimo anno e mezzo i Btp Italia hanno vissuto la loro stagione di gloria, fungendo da paracadute all’inflazione che mordeva il potere d’acquisto; funzionando da pannicello caldo su cui contare (sempre che si avessero risparmi disponibili, investiti a suo tempo su questi strumenti). E del resto il Btp Italia, il bond pubblico indicizzato al costo della vita, a quello doveva servire innanzitutto: a preservare i risparmi e, grazie alla componente aggiuntiva della parte di cedola fissa, a far guadagnare anche qualcosina in più.

E adesso che l’inflazione sta scendendo? Per molti risparmiatori le prossime scadenze saranno una delusione: da quei rendimenti stellari si passerà a cedole ben più contenute.

Il primo Btp Italia che si presenterà all’appuntamento, subito dopo l’estate, sarà anche l’ultimo emesso, il bond che scade nel marzo del ‘28. E che, a settembre, staccherà la sua prima cedola. Poi seguiranno i titoli di ottobre, novembre e dicembre.

Ancora una manciata di giorni e la cedola del marzo ’28 sarà fissata (si considera l’indice Foi ex tabacchi di luglio) ma la tendenza è chiara: sarà molto più simile alla cedola distribuita sul Btp Italia del giugno scorso che non a quella di maggio; anzi, è probabile che sia anche più bassa se si fa riferimento solo all’inflazione (mentre la cedola reale di questo Btp è più alta, il 2% annuo).

La cosiddetta “cedola reale” continuerà ad essere il vero paracadute di questo genere di obbligazioni, grazie alla componente di rendimento “supplementare” (oltre a recuperare il costo della vita) che resta per tutta la durata del titolo; non solo, a differenza dei Btp legati all’inflazione europea, anche in caso di deflazione il rendimento reale resta fisso e non ci sono penalità sulla parte variabile. Ciò non toglie che, per il risparmiatore che si era abituato ai ricchi bottini dei mesi scorsi, il risveglio possa essere brusco.

Torniamo un attimo all’ultima cedola “staccata”, quella del Btp Italia ’30. Ebbene, i risparmiatori hanno incassato il 2,21% lordo, che sommato al rendimento della cedola precedente ha portato il tasso annuo (lordo) al 9,44%; in parte grazie al tasso reale (l’1,6%) e soprattutto grazie all’inflazione che c’è stata dal giugno ’22 al giugno ’23. La cura da cavallo della Bce (non dissimile da quella della Fed negli States) però ha già dato in parte i suoi frutti: basti pensare che quel famoso indice Foi preso a riferimento per le cedole dei Btp Italia è passato dal 9,8% annuo di gennaio al 6% di giugno; le aspettative dell’Ufficio studi di Unicredit sono per il 5,8% in luglio e per il 2,5% in dicembre. Il che significa, su base annua, un’inflazione Foi del 5,9% nel ’23, che scende al 2,4% nel 2024. L’anno scorso era stata pari all’8%.

Ma per capire come saranno le cedole future sui Btp Italia c’è una piccola complicazione: la base per i calcoli (piuttosto complessi) viene fatta sul cosiddetto “numero indice” Foi, non sulla percentuale di incremento rispetto all’anno prima. In gennaio questo numero era pari a 118,30. Ogni mese registra l’inflazione nei 30 giorni precedenti e così via, se c’è stata (a marzo, per esempio, la differenza mensile è stata stata negativa dello 0,4%). La variazione complessiva dei sei mesi viene poi riconosciuta nella cedola del Btp; il calcolo è ben più complesso ma la sostanza è chiara: i tassi al 4% semestrali sono (fortunatamente) un ricordo lontano. È ben più probabile che i rendimenti dei Btp Italia si assestino intorno al 4%, ma annuale. Considerando sia il contributo dell’inflazione sia quello del tasso reale corrisposto, che nel caso dei titoli giugno ’30, novembre ’28 e marzo ’28 è particolarmente “generoso”: l’1,6% per i primi due, il 2% nell’ultimo.

«Probabilmente non saranno le obbligazioni del semestre, ma dei prossimi due-tre anni sì», sottolinea un operatore, «sotto questo aspetto, da qui a fine anno potrebbe piuttosto essere il momento di comprare questo tipo di bond pubblici, in ottica di medio termine e pensando a un’inflazione che si assesti intorno al 2%».

E per i – tanti – Btp Italia che hanno cedole simboliche o poco più, emessi in anni di tassi negativi ma ancora in circolazione? Per questi il rendimento complessivo sarà comunque in linea o quasi con gli altri, perché il “lavoro” che non fa la cedola reale lo fa il prezzo. Detto in altre parole, i Btp Italia sul mercato secondario hanno prezzi che corrispondono a un tasso reale “implicito” intorno al 2% (il rendimento è dato dal rapporto tra prezzo e cedola). Insomma, alla fine il risparmiatore che compra oggi ha buone possibilità di portare a casa – se non cambiano gli scenari – un rendimento complessivo annuo lordo intorno al 4%, in un orizzonte triennale.

Grosso modo in linea, anzi un pochino meglio, di quanto offrano attualmente i Btp nominali: come sottolineano gli esperti, infatti, le quotazioni considerano già la discesa dell’inflazione. Salvo sorprese.

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