ROMA – Un sms per dire che da agosto non riceveranno più il Reddito di cittadinanza. È arrivato ieri, inviato da Inps, a 169 mila famiglie. Per loro agosto passerà senza sostegno. Prime proteste a Napoli, destinataria di 21.500 sms, il numero massimo di sospensioni. E in Campania, con quasi 37 mila messaggini. Un cortorcircuito Inps manda in tilt i servizi sociali dei Comuni: nell’sms si fa capire che la sospensione può essere revocata se la famiglia è «presa in carico dai servizi sociali». Ma non è un automatismo e se accadrà sarà un’eccezione, non la regola.
E così un iter standard per Inps - avvertire via messaggio telefonico, oltre che sul profilo web, i destinatari della fine di una misura - diventa un fatto politico. «L’sms dell’Inps per dire “arrangiatevi” è ipocrita, Meloni non ci mette la faccia e provoca un disastro sociale», dice il leader Cinque Stelle Giuseppe Conte. Anche il Pd parla di «esercizio cinico». Verdi e Sinistra temono «nuova povertà dal primo agosto».
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ROMA – Un sms per dire che da agosto non riceveranno più il Reddito di cittadinanza. È arrivato ieri, inviato da Inps, a 169 mila famiglie. Per loro agosto passerà senza sostegno. Prime proteste a Napoli, destinataria di 21.500 sms, il numero massimo di sospensioni. E in Campania, con quasi 37 mila messaggini. Un cortorcircuito Inps manda in tilt i servizi sociali dei Comuni: nell’sms si fa capire che la sospensione può essere revocata se la famiglia è «presa in carico dai servizi sociali». Ma non è un automatismo e se accadrà sarà un’eccezione, non la regola.
E così un iter standard per Inps - avvertire via messaggio telefonico, oltre che sul profilo web, i destinatari della fine di una misura - diventa un fatto politico. «L’sms dell’Inps per dire “arrangiatevi” è ipocrita, Meloni non ci mette la faccia e provoca un disastro sociale», dice il leader Cinque Stelle Giuseppe Conte. Anche il Pd parla di «esercizio cinico». Verdi e Sinistra temono «nuova povertà dal primo agosto».
Il taglio del Reddito è stato deciso dalla prima legge di bilancio del governo Meloni: dal primo gennaio del 2024 non esisterà più e per quest’anno si ferma dopo 7 mesi per gli adulti tra 18 e 59 anni senza figli minori. Il decreto Primo Maggio ha creato i due sostituti: l’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione. Per ottenere il primo, identico al Reddito, bisogna avere figli minori, disabili o over 60 nel nucleo famigliare. Tutti gli altri possono chiedere un assegno da 350 euro al mese per massimo 12 mesi come “rimborso spese” mentre seguono un corso di formazione. È la strada che si apre da settembre alle 169 mila famiglie che ieri hanno ricevuto l’sms.
Agosto intanto rimane scoperto. E l’illusione di essere “ripescati” fa ancora più male. L’sms dice: «Domanda di Rdc sospesa come previsto dall’articolo 13 del DL 48/2023 conv. Legge 85/2023. In attesa eventuale presa in carico da parte dei servizi sociali». L’ultima frase rischia di confondere le persone. La legge 85 (il decreto Primo Maggio) in realtà dice che entro i 7 mesi massimi di fruizione del Reddito nel 2023 i servizi sociali dei Comuni comunicano a Inps, tramite la piattaforma Gepi, l’eventuale presa in carico che consente di tenere il sussidio perché dimostra le difficoltà della persona. Entro i 7 mesi, non dopo. E comunque non oltre il 31 ottobre.
L’Inps ha dato un’interpretazione più larga, lasciando nel dubbio molte famiglie. «C’è da chiedersi se è stato un errore grossolano dell’Inps o una scelta del governo per non assumersi le responsabilità di lasciare senza alcun sostegno centinaia di migliaia di persone. Purtroppo un dramma prevedibile e voluto», dice Daniela Barbaresi, segretaria confederale Cgil. Il sindacato di Landini chiede a questo punto una «proroga per dare tempo alle persone di essere prese in carico dai Comuni».
Ma Luca Trapanese, assessore al welfare del Comune di Napoli, mette le mani avanti: «In queste ore negli uffici dei nostri servizi sociali centinaia di persone stanno chiedendo di essere prese in carico: ma è inutile». In base alle stime del governo già 189 mila famiglie (265 mila persone), senza i nuovi requisiti Meloni, sono state “ripescate”: mantengono il Reddito fino alla fine dell’anno, lo perderanno da gennaio. Altre 250 mila famiglie (350 mila persone) invece restano senza assegno da agosto. Già avvertite le prime 169 mila.