MILANO – Lavori a Nestlé, hai dei figli e non sai dove sistemarli quando sei in ufficio? Niente paura, nella sua sede di Tour-de-Peilz, poco meno di 3 km da Vevey, dove si trova il quartier generale della multinazionale agro-alimentare svizzera, i dipendenti possono andare con i propri bambini al lavoro. Lì Nestlè ha creato uno spazio di co-working, con tanto di kid’s corner. “Quando i nonni sono in crociera ai Caraibi e i vicini che spesso fungono da babysitter hanno i loro figli con l’influenza, non rimane che portare i tuoi al lavoro”, ha scritto il quotidiano economico svizzero Handelszeitung, dando notizia di questa iniziativa di Nestlè, che ha pochi eguali nella Confederazione, nonostante molte aziende grondino profitti.
I conti positivi
La stessa Nestlè, nel primo semestre dell’anno, ha visto la sua cifra d’affari salire a 46,9 miliardi di franchi, oltre 45 miliardi di euro, con un aumento che, nel 2023, dovrebbe segnare + 8,1%, unicamente come conseguenza dei prezzi maggiorati. “Nonostante l’inflazione stia diminuendo a livello mondiale, il numero uno dell’alimentazione non si è fatto scrupolo di aumentare i prezzi, con il rischio di scoraggiare i consumatori”, l’analisi del quotidiano Le Temps di Ginevra. Come, peraltro, va detto, hanno fatto concorrenti quali Unilever e Danone, le cui cifre d’affari hanno registrato crescite analoghe a quella di Nestlè.
Tornando al kid’s corner del gruppo elvetico, contribuisce a dare un segnale di discontinuità a una politica famigliare, quella svizzera, ritenuta totalmente insufficiente. Dove anche i congedi maternità e paternità, sono nati da battaglie durate decenni. Anche se è pur detto che, piano piano, le cose stanno cambiando. In effetti non molto tempo fa gli elettori hanno accolto, in votazione popolare, svoltasi secondo il rito referendario, il principio di un congedo paternità di due settimane.
L’inversione di tendenza
Sempre per quanto riguarda la multinazionale con sede a Vevey, la sua apertura ai figli dei dipendenti in ufficio al seguito dei genitori, può avere anche il sapore di una sorta di tardivo ripensamento dopo le accuse per una pluri-decennale politica di sfruttamento dell’infanzia che sarebbe stata portata avanti nelle piantagioni di cacao di mezzo mondo, soprattutto in Africa. Una politica cui Nestlè ha iniziato a porre rimedio, investendo 1,3 miliardi di franchi contro il lavoro minorile. Ben venga, insomma, l’apertura verso le famiglie dei dipendenti, non più considerati solo come uno strumento per produrre utili.