Patuano saluta un’A2a da record: “In Cellnex per farla crescere”
di Sara Bennewitz
MILANO – Marco Patuano lascia la presidenza di A2a nel giorno di una semestrale record, chiusa con un margine operativo lordo di 880 milioni (+26%), che la porta ad alzare i target del 2023 da cui si aspetta un mol compreso tra 1,74 e 1,78 miliardi, e utili in progresso tra 450 e 470 milioni. Il manager si dedicherà a tempo pieno alla guida di Cellnex, il leader europeo delle torri che cresce e rifinanzia il debito a tassi più convenienti.
Nel semestre Cellnex i ricavi sono saliti del 17%, ora che i tassi sono cresciuti, c’è spazio per nuove acquisizioni?
“Siamo già il primo operatore paneuropeo di infrastrutture passive digitali, e lo siamo diventati grazie a una straordinaria e coraggiosa campagna di acquisizioni finanziata sia a debito sia sul mercato dei capitali. Abbiamo ampi margini per crescere a livello organico, e vogliamo farlo con investimenti in conto capitale mirati, coinvolgendo nuovi soci di minoranza con le tasche profonde, per rafforzare la nostra leadership n…
MILANO – Marco Patuano lascia la presidenza di A2a nel giorno di una semestrale record, chiusa con un margine operativo lordo di 880 milioni (+26%), che la porta ad alzare i target del 2023 da cui si aspetta un mol compreso tra 1,74 e 1,78 miliardi, e utili in progresso tra 450 e 470 milioni. Il manager si dedicherà a tempo pieno alla guida di Cellnex, il leader europeo delle torri che cresce e rifinanzia il debito a tassi più convenienti.
Nel semestre Cellnex i ricavi sono saliti del 17%, ora che i tassi sono cresciuti, c’è spazio per nuove acquisizioni?
“Siamo già il primo operatore paneuropeo di infrastrutture passive digitali, e lo siamo diventati grazie a una straordinaria e coraggiosa campagna di acquisizioni finanziata sia a debito sia sul mercato dei capitali. Abbiamo ampi margini per crescere a livello organico, e vogliamo farlo con investimenti in conto capitale mirati, coinvolgendo nuovi soci di minoranza con le tasche profonde, per rafforzare la nostra leadership nei Paesi dove
siamo già presenti. Prima di tornare a studiare nuove acquisizioni vogliamo recuperare l’investment grade, e quindi ridurre la leva sotto sette volte il mol, un obiettivo che raggiungeremo entro il 2024. Il secondo obiettivo, che raggiungeremo a fine anno, è di avere un cash flow neutrale, finora gli investimenti sono stati superiori alla nostra capacità di genere cassa”.
In proposito avete annunciato il riacquisto di un bond convertibile con scadenza 2026 e l’emissione di un altro al 2031…
“Con questa operazione diamo un segnale al mercato di fiducia nelle potenzialità del gruppo, non solo risparmiamo in termini di oneri finanziari ma si riduce l’effetto diluitivo dei prestiti convertibili, perché, a scadenza, emetteremo l’1,6% di capitale in meno. L’operazione è stata accolta con entusiasmo degli investitori, un successo che ci conferma che la strategia impostata è quella giusta”.
Dato il forte indebitamento delle tlc europee, gli investimenti nel 5g vanno a rilento. Lei come la vede?
“Lavorare in 12 Paesi europei, mi permette di avere un osservatorio privilegiato sull’avanzamento delle reti, ed è un fatto che laddove l’Arpu (ricavi medi per utente ndr) è più alto come in Svizzera, gli investimenti sono più avanti che altrove. Gli standard 5g rispondono a un cambiamento strutturale e culturale, non c’è una società moderna senza rete di ultra banda a elevata performance, che nel mobile si chiamano 5g. E’ una via
obbligata, un cambio sociale, che arriva in un momento difficile per gli operatori del Vecchio Continente”.
Cosa può fare la Ue per risolvere il problema?
“L’Europa che è stata capace più di altri a mantenere viva la concorrenza a vantaggio del clienti, non ha avuto una regolamentazione orientata a favorire degli investimenti, che dovrà ripensare, come succede già in Asia, penso a Cina, Corea e Giappone, e in Nord America. Altrimenti la Ue che è sempre stata pioniera nel mobile, rischia per la prima volta nella sua storia di restare indietro rispetto al resto del mondo”.
E le società delle torri come possono aiutare gli operatori in questo senso?
“Le TowersCo possono svolgere un ruolo importante per la densificazione delle reti degli operatori, che avranno bisogno di più punti di presenza. Società come Cellnex si faranno carico degli investimenti dell’infrastruttura passiva, modulando canoni su 50 anni per rendere meno oneroso per gli operatori questo processo. Un principio che vale anche dove ci sono reti locali- penso a uno stadio o alla piazza del centro urbano, dove possiamo sostenere una copertura neutra a vantaggio del servizio di tutti”.
L’Italia ha i limiti elettromagnetici più stringenti d’Europa. Ora il governo sta studiando di alleggerirli, per voi è un rischio o un’opportunità?
“Stiamo seguendo da vicino gli sviluppi sui limiti elettromagnetici in Italia e svizzera, che sono i più severi in Europa. In teoria per noi avere più torri significa avere più ricavi, ma in pratica nei centri urbani dove la densificazione della rete è necessaria, è un problema ottenere i permessi. Finché l’Italia non lancia un massiccio e rapido sviluppo del 5g, il problema non è cogente, ma a tendere diventerà lo sarà. Alzare ragionevolmente i limiti, permetterebbe uno sviluppo più capillare, come accade in Francia, Spagna e Inghilterra dove i limiti sono superiori. Le
nostre città sono belle, e le torri statisticamente non lo sono. Credo che le autorità penseranno a difendere anche
l’inquinamento paesaggistico”.
Insieme a un’ottima semestrale, ha annunciato le sue dimissioni dalla presidenza di A2a per dedicarsi a tempo pieno a Cellnex, che mi dice della sua esperienza nell’utility milanese?
“A2a è un’azienda straordinaria, che in un momento di crisi, tra Covid e aumento dell’energia per la guerra, ha ripensato e ridisegnato profondamente il suo modello di business. La missione è diventata quella di essere una life company, e non solo un utility, offrendo servizi essenziali alla comunità sull’economia circolare, l’impatto ambientale e il sociale,
oltre che l’energia. Tutto quello che ha fatto questo fantastico gruppo manageriale, è stato fatto con ingenti investimenti sulla transizione, che sono stati supportati dagli azionisti e da un consiglio, scrupoloso e attento, ma che con un piano decennale è andato oltre il profitto di breve termine. I risultati del semestre sono eccezionali, migliori degli ambiziosi target annunciati, un successo che non è un caso, ma frutto di una strategia
pianificata e impostata da manager, azionisti e stakeholders pensando al lungo periodo. Fare il presidente di A2a è stata un’esperienza straordinaria, sono un manager fortunato”.