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Pubblicità e disinformazione, crescono le aziende che guadagnano con i contenuti generati da ChatGpt

In aumento il numero di imprese che si servono dell’intelligenza artificiale per creare contenuti di bassa qualità con finalità pubblicitarie. Il rapporto della società di monitoraggio della disinformazione NewsGuard
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MILANO – L’intelligenza artificiale sostituirà il lavoro dell’uomo? Sembra che nel settore pubblicitario stia iniziando a succedere. Esistono infatti società che generano con l’Ai un’enorme quantità di contenuti con finalità pubblicitarie e da cui riescono a monetizzare grazie alla loro pubblicazione su siti contenitore di notizie di bassa qualità, generati a loro volta dall'intelligenza artificiale, che operano prevalentemente senza una supervisione umana.
 

Una recente ricerca di NewsGuard, società che si occupa di monitoraggio della disinformazione, ha identificato 141 grandi aziende, tra cui banche e colossi della tecnologia, che stanno già popolando siti di questo tipo. 

Nei me…

MILANO – L’intelligenza artificiale sostituirà il lavoro dell’uomo? Sembra che nel settore pubblicitario stia iniziando a succedere. Esistono infatti società che generano con l’Ai un’enorme quantità di contenuti con finalità pubblicitarie e da cui riescono a monetizzare grazie alla loro pubblicazione su siti contenitore di notizie di bassa qualità, generati a loro volta dall'intelligenza artificiale, che operano prevalentemente senza una supervisione umana.
 

Una recente ricerca di NewsGuard, società che si occupa di monitoraggio della disinformazione, ha identificato 141 grandi aziende, tra cui banche e colossi della tecnologia, che stanno già popolando siti di questo tipo. 

Nei mesi di maggio e giugno 2023, gli analisti di NewsGuard hanno identificato 393 annunci pubblicitari programmatici di 141 marchi importanti che sono apparsi su 55 dei 217 siti Uain (Unreliable Artificial Intelligence-Generated News, siti web che pubblicano migliaia di “notizie” al giorno sugli argomenti più disparati, cercando di raggiungere il maggior numero di utenti per poi passare all’incasso attraverso la monetizzazione pubblicitaria automatizzata) identificati da NewsGuard in Stati Uniti, Germania, Francia e Italia.
 

"Sembra che la pubblicità programmatica sia la principale fonte di ricavi per questi siti generati dall'intelligenza artificiale - ha dichiarato l'analista di NewsGuard, Lorenzo Arvanitis, a Mit Technology Review -. Abbiamo identificato centinaia di aziende Fortune 500 e marchi ben noti che pubblicizzano su questi siti e senza saperlo li sostengono".

Il futuro

Ci sono diversi fattori in gioco che rendono questi risultati preoccupanti: la proliferazione di strumenti di intelligenza artificiale rivolti ai consumatori rende estremamente facile lanciare un sito del genere e riempirlo di un'enorme quantità di contenuti non verificati di fatto incentivando meccanismi di fake news. I programmi di intelligenza artificiale come ChatGPT rendono semplice generare testi su larga scala, soprattutto se non ci si preoccupa della loro qualità.

Le dimensioni di queste operazioni sono impressionanti. Nel rapporto, NewsGuard osserva che questi siti tendono a generare centinaia di articoli al giorno. La società ha anche denunciato l’esistenza di una vera e propria "fabbrica" di contenuti generati dall'intelligenza artificiale, che presentava citazioni false e disinformazione, e che produceva articoli a un ritmo allarmante. E ciò che preoccupa maggiormente è che sembra che il loro modello di business funzioni e che la maggior parte di questi siti di “notizie” auto-generate si sostenga e guadagni esclusivamente con la pubblicità programmatica.

Il ruolo di Google

L’utilizzo di queste piattaforme da parte di aziende conosciute, inoltre, contribuisce di fatto a legittimarle. Tuttavia, forse il più pericoloso è il ruolo centrale che Google - e l'intero panorama della pubblicità digitale - gioca nella fattibilità del modello di business dello spam basato sull'intelligenza artificiale. Secondo NewsGuard, oltre il 90% degli annunci incontrati su questi siti erano serviti da Google Ads. Il braccio pubblicitario di Google è la realtà dominante del mercato della pubblicità digitale di tutto il mondo occidentale e non è un buon segno né per la piattaforma né per i suoi utenti che si stia già servendo annunci su queste "fabbriche" di contenuti generati dall'intelligenza artificiale.

Google, come sempre, si difende. In questo caso Google Ads sostiene di avere politiche rigorose che regolano il tipo di contenuto che può monetizzare sulla sua piattaforma, sottolineando però che la produzione di contenuti generati dall'intelligenza artificiale non costituisce una violazione esplicita.

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