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Reddito di cittadinanza, la rabbia degli esclusi: “È una bomba sociale”

Le 169 mila famiglie tagliate fuori con un sms diventano un caso politico. Schlein: “Metodo brutale”. FdI chiede una inchiesta sull’ex presidente dell’Inps Tridico. Corsa ai servizi sociali nei Comuni. Il ministero del Lavoro prepara tutorial per i social
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ROMA – Bufera politica e istituzionale sulla sospensione del Reddito di cittadinanza via sms a 169 mila famiglie da agosto. Pd e Cinque Stelle accusano il governo di «accanimento con chi sta peggio». Esecutivo «brutale con chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena», attacca la segretaria pd Elly Schlein. I sindacati parlano di «bomba sociale» e chiedono un rinvio. I Comuni, specie al Sud, ribollono di proteste e mail. Mentre il presidente di Fratelli d’Italia Tommaso Foti invoca «una commissione d’inchiesta parlamentare» contro l’ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico, a suo dire reo di «enorme danno erariale per non aver consapevolmente attivato i controlli» sui furbetti. «Bullismo istituzionale», replica il leader M5S Giuseppe Conte.

L’impreparazione del governo

Un modo forse, quello di Foti, per distogliere l’attenzione sull’impreparazione con cui il governo arriva all’appuntamento con la fine del sussidio prevista sin da dicembre. Ovvero dalla legge di Bilancio…

ROMA – Bufera politica e istituzionale sulla sospensione del Reddito di cittadinanza via sms a 169 mila famiglie da agosto. Pd e Cinque Stelle accusano il governo di «accanimento con chi sta peggio». Esecutivo «brutale con chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena», attacca la segretaria pd Elly Schlein. I sindacati parlano di «bomba sociale» e chiedono un rinvio. I Comuni, specie al Sud, ribollono di proteste e mail. Mentre il presidente di Fratelli d’Italia Tommaso Foti invoca «una commissione d’inchiesta parlamentare» contro l’ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico, a suo dire reo di «enorme danno erariale per non aver consapevolmente attivato i controlli» sui furbetti. «Bullismo istituzionale», replica il leader M5S Giuseppe Conte.

L’impreparazione del governo

Un modo forse, quello di Foti, per distogliere l’attenzione sull’impreparazione con cui il governo arriva all’appuntamento con la fine del sussidio prevista sin da dicembre. Ovvero dalla legge di Bilancio che ha stabilito lo stop dopo 7 mesi di fruizione per i cosiddetti “occupabili” nel 2023, anno di passaggio verso un 2024 senza più Reddito di cittadinanza, rimpiazzato da altri due strumenti. Il decreto Lavoro del primo maggio ha poi sostituito la definizione di “occupabili” a cui togliere l’assegno con la categoria di adulti tra 18 e 59 anni senza figli minori, disabili e over 60 nel nucleo, a prescindere dalla loro effettiva situazione sociale. A meno che nel corso dei 7 mesi fossero stati presi in carico dai servizi sociali dei Comuni.

Circostanza avvenuta già per 189 mila famiglie (265 mila persone) che continueranno a incassare il Reddito fino al 31 dicembre, ma paradossalmente lo perderanno da gennaio. Per altre 250 mila famiglie (350 mila persone) lo stop da agosto diventa invece realtà. Si comincia dalle 169 mila che l’hanno scoperto venerdì con un messaggino spedito da Inps. In agosto e settembre arriveranno altri 80 mila sms. E così via fino alla fine dell’anno. Per loro non ci sono grandi speranze di rientrare nella misura. Ma l’incauto sms dell’Istituto di previdenza ha fatto capire il contrario. Di qui la corsa registrata già venerdì agli sportelli dei Comuni per farsi “prendere in carico” e accertare così la situazione di disagio.

La corsa ai servizi sociali dei Comuni

È successo a Napoli, prima città per sospensioni del Reddito, destinataria di 22.500 sms. Ben 37 mila in tutta la Campania, al top con la Sicilia per beneficiari del sussidio. Gli assessori di Napoli, ma anche Roma e Milano, stanno provando a spiegare che è inutile, perché la legge parla chiaro: se la presa in carico non c’è stata o non è in corso, non si può attivare ora a meno di deroghe esplicite. Anche perché servirebbero più assistenti sociali nelle città, «ne mancano 15 mila, siamo sotto di metà organico», avverte l’Fp-Cgil.

Interviene pure il sindaco di Roma Roberto Gualtieri: «Il governo taglia e scarica sui Comuni». Nella capitale sono arrivati 10 mila sms. A scompigliare la vicenda, ecco il direttore dell’Inps di Napoli, Roberto Bafundi: «Non lasciamo indietro nessuno, la metà delle persone che hanno ricevuto l’sms sono in una situazione di disagio sociale e potranno avere ancora il sussidio, se inseriti in un progetto di recupero dei servizi sociali».

Confusione a tutti i livelli: dall’Inps al ministero

Ognuno dice la sua, una confusione enorme. Figlia di una non precisa lettura della legge. E di un’approssimazione generale. Il ministero del Lavoro guidato da Marina Calderone non sapeva dell’sms dell’Inps - che di solito parte in automatico quando le misure finiscono - né tantomeno del suo contenuto che lascia aperta la porta di un “ripescaggio”.

Dal canto suo però in questi mesi il ministero non è stato in grado di garantire la famosa offerta di lavoro da non rifiutare per le 615 mila persone che ora rimangono a bocca asciutta. Né un’attività per rimetterle in gioco. Alcune di loro, solo se in grado di trovarsi un corso di formazione, possono sperare da settembre in un mini assegno da 350 euro al mese (dai 566 in media del Reddito), per un anno al massimo, non ripetibile, chiamato “Supporto per la formazione”. La piattaforma di iscrizione e di gestione però ancora non esiste.

Per ora il ministero punta a placare il caos. Aspetta i numeri definitivi dell’Inps sugli sms. E prepara una campagna via social e tv per spiegare le alternative a quanti passeranno agosto senza rete.

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