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Christine Lagarde: “Abbiamo fatto molti passi avanti nella battaglia contro l’inflazione”

ANSA 
Per la presidente della Banca centrale europea, anche se la corsa dei prezzi frenasse i tassi di interesse dovranno rimanere su livelli alti ancora per parecchio.
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Dopo aver portato il tasso ufficiale al 3,75 per cento, giovedì (il nono rialzo consecutivo), la Bce potrebbe prendersi una «pausa» a settembre. La presidente, Christine Lagarde, illustra nel dettaglio la sua strategia in questa intervista esclusiva a Le Figaro.


Nel giro di un anno ha portato i tassi di interesse a un livello record. Siamo arrivati alla fine del ciclo?
“Abbiamo fatto molta strada e molti progressi in questa battaglia contro l’inflazione. Ci stiamo avvicinando alla meta. Sapremo se avremo raggiunto l’obiettivo (un’inflazione a medio termine del 2 per cento) solo grazie ai dati economici e finanziari. E agiremo in funzione della nostra analisi di quei dati. Sento dire da più parti…

Dopo aver portato il tasso ufficiale al 3,75 per cento, giovedì (il nono rialzo consecutivo), la Bce potrebbe prendersi una «pausa» a settembre. La presidente, Christine Lagarde, illustra nel dettaglio la sua strategia in questa intervista esclusiva a Le Figaro.


Nel giro di un anno ha portato i tassi di interesse a un livello record. Siamo arrivati alla fine del ciclo?
“Abbiamo fatto molta strada e molti progressi in questa battaglia contro l’inflazione. Ci stiamo avvicinando alla meta. Sapremo se avremo raggiunto l’obiettivo (un’inflazione a medio termine del 2 per cento) solo grazie ai dati economici e finanziari. E agiremo in funzione della nostra analisi di quei dati. Sento dire da più parti che l’ultimo aumento dei tassi ci sarà a settembre. È possibile che ci sia un nuovo aumento dei tassi ufficiali, o magari una pausa. Questa pausa, in qualunque momento arriverà, a settembre o più avanti, non sarà necessariamente definitiva. L’inflazione deve tornare in linea con l’obiettivo di medio termine. Ci troviamo in un clima di incertezza e in tutte le riunioni che verranno riesamineremo la situazione e le misure da intraprendere”.
I tassi potranno ridiscendere nei mesi a venire ?
“I tassi ufficiali della Bce saranno fissati a livelli sufficientemente restrittivi per tutto il tempo che sarà necessario, per assicurare un ritorno dell’inflazione all’obiettivo del 2 per cento nei tempi più rapidi possibili. Per fare questo, abbiamo bisogno di una politica monetaria sufficientemente restrittiva, come livello e come durata”.
Continuare a aumentare i tassi quando l’economia rallenta non equivale ad aggravare la situazione?
“Il nostro obiettivo è far scendere l’inflazione e il nostro mandato imperativo è la stabilità dei prezzi nel medio periodo. Questo passa necessariamente attraverso una frenata dell’attività economica. La situazione ideale, il cosiddetto atterraggio morbido, è un calo moderato dell’attività abbinato a un arretramento significativo dell’inflazione. I dati del Pil nel secondo trimestre per la Francia, la Germania o la Spagna sono piuttosto incoraggianti. Confortano il nostro scenario di una crescita dello 0,9 per cento del Pil della zona euro per quest’anno.
Come reagisce alle critiche di importanti esponenti politici come Giorgia Meloni o Emmanuel Macron sugli effetti della politica monetaria della Bce?
Se vuoi fare il banchiere centrale, devi essere coriaceo. E devi sempre avere come stella polare, imperativamente, l’obiettivo di ridurre l’inflazione, con la massima trasparenza possibile sui mezzi utilizzati e i risultati attesi. A ogni trimestre renderò conto del nostro operato di fronte al Parlamento europeo”.
L’inflazione sta tornando sotto controllo?
“L’inflazione sta scendendo, su questo non c’è dubbio: a ottobre del 2022 eravamo al 10,6 per cento nell’area dell’euro, e a giugno siamo tornati al 5,5 per cento. Diminuisce soprattutto grazie al calo dei prezzi dell’energia. E la politica monetaria, lo si vede chiaramente, ha cominciato a produrre i suoi effetti nell’ottica di una discesa dell’inflazione. Lo si vede nei dati del credito, sia per quanto riguarda i tassi di interesse – i nostri concittadini lo sanno – sia per quanto riguarda i volumi di credito che stanno scendendo, oltre che sulla domanda di credito delle imprese. Lo si comincia a vedere anche nell’economia reale, nel settore immobiliare o nell’ambito degli investimenti. Siamo molto attenti all’inflazione percepita dai nostri concittadini e seguiamo anche con grande attenzione i meccanismi di fondo dell’inflazione, per analizzare i fattori che giocano un ruolo centrale nell’aumento dei prezzi. Oggi il settore dei servizi (ristorazione, informatica, telecomunicazioni, trasporti…) resiste meglio degli altri alla nostra politica monetaria”.
Lei ha detto che i due terzi dell’inflazione nel 2022 erano imputabili all’aumento dei profitti delle imprese: hanno approfittato della situazione?
“Quello che si può constatare, a differenza delle crisi precedenti, è che lo shock è stato talmente forte, brutale e generalizzato che ha creato delle circostanze in cui era relativamente facile scaricare i costi sui consumatori. In altri periodi, grazie alla concorrenza, al minore scarto fra domanda e offerta, le imprese assorbivano una parte dei costi riducendo i loro margini di profitto. Questa volta gli aumenti dei salari, con i lavoratori che cercano di recuperare potere d’acquisto, e gli aumenti dei profitti unitari alimentano l’inflazione”.
Teme che possa innescarsi una spirale fra aumenti dei prezzi e dei salari?
“Seguiamo la situazione molto da vicino, perché avrebbe un impatto importante sul settore dei servizi. Se si guarda alle previsioni di inflazione, gli aumenti salariali frutto di contrattazione, a livello collettivo e a livello individuale, non mostrano segnali che lascino pensare a un rischio serio di spirale prezzi-salari. Ma le nostre previsioni partono dal presupposto che le imprese assorbiranno una parte degli aumenti dei costi salariali riducendo i loro margini di profitto”.
Se i salari non recupereranno la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione, le famiglie saranno le grandi perdenti di questo shock inflazionistico?
“In altre crisi analoghe, il recupero del potere d’acquisto dei salari si effettua, in generale, in un arco di tre anni. La nostra speranza è che vada così anche in questo caso. Bisogna aggiungere che le autorità, nella maggior parte dei Paesi della zona euro, sono venute in soccorso non soltanto delle imprese, ma anche delle famiglie, per esempio con la misura degli scudi energetici. Lo Stato, in qualche modo, si è fatto carico di una parte delle perdite subite da famiglie e imprese”.
Queste misure di sostegno da parte degli Stati ostacolano l’azione della politica monetaria?
“È un anno che i prezzi dell’energia stanno calando e noi diciamo che bisogna ritirare le misure di sostegno varate, in alcuni casi abbastanza generalizzate, e tornare a politiche di bilancio meno espansive. In generale, i Governi dell’Eurozona, Francia inclusa, hanno cominciato a farlo. Bisogna anche tornare a una situazione del debito pubblico più sostenibile in prospettiva futura”.
La Francia si sta impegnando abbastanza per ridurre il suo indebitamento e il suo disavanzo?
“Come molti Paesi della zona euro, la Francia ha preso coscienza della necessità di ripristinare una politica di spesa pubblica conforme a un debito pubblico sostenibile”.
Qual è la sua posizione sulla riforma delle regole di bilancio in corso nella zona euro?
“Abbiamo fatto alla Commissione europea delle raccomandazioni in favore di regole semplificate, più efficaci, che trovino consenso ampio tra gli Stati e che siano effettivamente applicate. Siamo consapevoli dell’importanza di regole adattate alla situazione di ciascun Paese, invece di un parametro unico da applicare in tutte le circostanze. I quattro anni di cui sentiamo parlare per le traiettorie di riduzione del debito, eventualmente estendibili a sette, ci sembrano troppi. Per altro verso, raccomandiamo la creazione di una capacità di bilancio comune su scala europea per far fronte alle spese che si rendono necessarie quando bisogna rispondere a sfide comuni, di natura militare o climatica, ad esempio. È una proposta controversa, ma ci sembra coerente con la logica di un’unione monetaria che dovrebbe presentare anche elementi di un’unione di bilancio”.
C’è un problema di debito nell’Eurozona? Potremmo trovarci di fronte a situazioni come quelle che abbiamo vissuto dieci anni fa?
“Se gli Stati stabiliranno delle regole del gioco e le rispetteranno, non c’è alcuna ragione per cui il problema debba ripresentarsi”.
Il rischio di crisi finanziaria si allontana?
“La situazione delle banche dell’Eurozona si è notevolmente rafforzata dopo la crisi finanziaria del 2008. I rapporti di indebitamento sono nettamente migliorati. Il meccanismo unico di vigilanza della zona euro annunciato la settimana scorsa, che chiede alle banche di fornire aggiornamenti settimanali sul loro coefficiente di liquidità, non fa altro che trarre insegnamento da quello che è successo in primavera con il Crédit Suisse e alcune banche americane. Quell’episodio ha indotto tutti gli organismi di vigilanza e tutta la comunità finanziaria a riesaminare le misure per far fronte ai rischi”.
Quali sono i rischi maggiori per l’economia?
“Il rischio maggiore è la situazione geopolitica. Anche in una situazione stabile, con politiche economiche virtuose, un sussulto politico o geopolitico crea volatilità e può avere un impatto sui mercati. Qualsiasi nuovo shock – petrolifero, sui prezzi dei prodotti alimentari o causato da un’accelerazione della crisi climatica – porta con sé dei rischi. Sono stata spesso criticata per aver evocato i rischi climatici, perché dicevano che si trattava di rischi rilevanti solo per il lungo periodo. Mi dispiace vedere che la realtà ci presenta il conto, ma è così, ormai è sotto gli occhi di tutti: la diminuzione dei raccolti, che si porta dietro un aumento dei prezzi, per esempio dell’olio d’oliva o del riso, spinge certi Paesi normalmente esportatori, come l’India, a varare misure protezionistiche. Il fenomeno del Niño, o in prospettiva della corrente del Golfo, rischia di avere conseguenze sui prezzi dei prodotti alimentari”.
Si dice che Nicolas Sarkozy avrebbe consigliato a Emmanuel Macron di nominarla primo ministro in Francia: preferisce Francoforte a palazzo Matignon?
“Ho così tanto da fare! Ho una missione e un obiettivo che ho tutta l’intenzione di raggiungere”.
(Traduzione di Fabio Galimberti)

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