Decreto Pa 2, il blitz di FdI e Italia Viva sulla previdenza complementare
di Valentina ConteROMA - Cambiano il nome con un blitz, da “Previdenza Italia” ad “Assoprevidenza”. E con un emendamento infilato nottetempo nel decreto Pa 2 - su cui oggi si vota la fiducia alla Camera - Italia Viva con l’appoggio di Fratelli d’Italia e del governo riesce a far confluire il “Comitato per la promozione e lo sviluppo della previdenza complementare”, ente terzo e superpartes voluto dal Parlamento nel 2011, in Assoprevidenza, l’Associazione che raggruppa una parte dei fondi pensione italiani. Oltre al cambio di nome e natura transitano ad Assoprevidenza anche 29,5 milioni di soldi pubblici, di cui 1,5 milioni entro il 30 settembre.
L’emendamento, arrivato giovedì notte durante la seduta congiunta delle commissioni I e XI della Camera, è firmato dai renziani D’Alessio, Rosato e Boschi. E punta a correggere l’articolo 58 bis del decreto legge 124 del 2019 laddove si definisce ruolo e funzione del Comitato suddetto, sostituendo il nome “Previdenza Italia” con “Assoprevidenza”.
La storia…
ROMA - Cambiano il nome con un blitz, da “Previdenza Italia” ad “Assoprevidenza”. E con un emendamento infilato nottetempo nel decreto Pa 2 - su cui oggi si vota la fiducia alla Camera - Italia Viva con l’appoggio di Fratelli d’Italia e del governo riesce a far confluire il “Comitato per la promozione e lo sviluppo della previdenza complementare”, ente terzo e superpartes voluto dal Parlamento nel 2011, in Assoprevidenza, l’Associazione che raggruppa una parte dei fondi pensione italiani. Oltre al cambio di nome e natura transitano ad Assoprevidenza anche 29,5 milioni di soldi pubblici, di cui 1,5 milioni entro il 30 settembre.
L’emendamento, arrivato giovedì notte durante la seduta congiunta delle commissioni I e XI della Camera, è firmato dai renziani D’Alessio, Rosato e Boschi. E punta a correggere l’articolo 58 bis del decreto legge 124 del 2019 laddove si definisce ruolo e funzione del Comitato suddetto, sostituendo il nome “Previdenza Italia” con “Assoprevidenza”.
La storia del Comitato
Il Comitato era stato istituito il 21 febbraio 2011 con una risoluzione votata dalla commissione Lavoro della Camera. Impegnando l’esecutivo ad “investire fortemente sulle potenzialità del sistema dei fondi pensione in particolare valutando l'opportunità di sostenere eventuali iniziative organizzative, promozionali e di informazione, anche su impulso degli enti e delle strutture interessati, dirette a mettere a sistema i fondi medesimi”.
Al Comitato sono stati anche attribuiti ulteriori compiti in materia di informazione e formazione finanziaria, di iniziative finalizzate al massimo sviluppo della previdenza complementare e all’incremento delle adesioni dei lavoratori, nonché a supporto degli enti previdenziali, anche con la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni dei fondi pensione.
Solo nel 2019 il governo Conte II con il decreto legge 124 aveva disposto un contributo destinato al funzionamento del Comitato: 1,5 milioni per il 2020 e 2 milioni dal 2021 al 2034. In totale 29,5 milioni che però il ministero del Lavoro inspiegabilmente fino ad oggi non ha mai erogato, nonostante le spese e gli impegni economici sostenuti dal Comitato.
Fermandone di fatto l’operatività e soprattutto il compito che lo stesso decreto, convertito nella legge 157 del 2019, gli assegnava: sostenere con analisi e valutazioni i fondi pensione che avessero voluto investire “risorse per la capitalizzazione o ripatrimonializzazione di micro, piccole e medie imprese”.
Il blitz dei renziani con l’appoggio di FdI
L’emendamento di Italia Viva era stato già presentato nel decreto Bollette e bocciato dal presidente della Repubblica Mattarella per estraneità di materia. Il partito di Renzi ci ha riprovato con il decreto Pa 2, ma all’inizio è stato accantonato con il parere contrario del relatore leghista del provvedimento in attesa del parere del governo.
Poi a sorpresa è arrivato il via libera dall’ufficio legislativo del ministero del Lavoro. Un accordo gestito dunque all’insaputa della Lega, con la regia del deputato FdI Andrea De Bertoldi e l’ok implicito della ministra del Lavoro Marina Calderone che nel 2014 proprio dall’allora premier Renzi fu nominata nel cda di Leonardo. Un ritorno dunque di cortesie e poltrone. Ma anche prove generali di scambio tra l’esecutivo Meloni e Italia Viva, utile nei momenti di frizioni parlamentari.