Economia

Istat, crescono gli occupati: + 82 mila a giugno. La disoccupazione cala al 7,4%

Istat, crescono gli occupati: + 82 mila a giugno. La disoccupazione cala al 7,4%
(ansa)
I dati dell’istituto di statistica. Forte calo anche per gli inattivi
2 minuti di lettura

MILANO – Mentre l’economia italiana fa i conti con una battuta di arresto più forte delle attese nel secondo trimestre,  dal mercato del lavoro arrivano segnali positivi. La fotografia, all’indomani di quella fosca sul Pil, è arrivata ancora dall’Istat che ha messo in evidenza un giugno molto positivo, con 82 mila occupati in più rispetto al mese precedente.

I due numeri, quello della crescita a segno meno e quello dell’occupazione a segno più, si parlano fino ad un certo punto perché il mercato del lavoro registra sempre in leggera differita quello che si osserva sul complesso dell’economia, sempre ammesso che il dato sul Pil – ancora preliminare – si confermi anche nelle prossime stime. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti su questo punto si è mostrato ottmista: “Abbiamo avuto una flessione ma abbiamo segnali che stiamo riprendendo", ha detto ieri. "Era evidente che i dati della Germania in qualche modo lasciavano presagire che un riflesso l'avremmo avuto - osserva - speriamo nel contributo del turismo nel terzo trimestre e poi la ripresa industriale. Certo le condizioni di contesto non sono ideali tra i tassi di interesse e l'inflazione, non ci aiutano ma siamo fiduciosi"

“Una possibile interpretazione – ha sottolinea invece l’ufficio studi di Confcommercio a proposito dei due dati apparentemente contrapposti - potrebbe risiedere nel fatto che le imprese, sulla scorta di un primo trimestre particolarmente positivo e di un sentiment a medio termine favorevole, abbiano programmato di espandere i livelli occupazionali, soprattutto nei comparti dei servizi, il cui valore aggiunto ha registrato un lieve aumento nel periodo aprile-giugno”.


Disallineamento a parte, il quadro d’insieme del mercato del lavoro è non solo incoraggiante ma nel solco di una crescita che procede senza sosta da sette trimestri di fila. E non è solo il numero degli occupati a fare ben sperare. Un altro paio di macro trend sono ben chiari: il primo riguarda la qualità del lavoro, sempre più stabile, con la crescita dei posti a tempo indeterminato (+70 mila nell’ultimo mese e +395 mila rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il secondo riguarda il tasso di disoccupazione, cioè il rapporto tra chi cerca un lavoro e non lo trova sul totale della popolazione attiva (occupati più disoccupati). Qui il dato a giugno scende a quota 7,4%. Per tornare a livelli così bassi bisogna portare il calendario indietro fino a gennaio 2009, poco prima dell’esplosione della crisi dei debiti sovrani che ha assetato un colpo durissimo a tutte le economie dell’Eurozona. A questi elementi se ne aggiunge promettente, almeno fino ad ora, la netta discesa degli inattivi, coloro che non cercano né trovano un impiego, calati di ben 280 mila unità nel corso dell’ultimo anno e 43 mila soltanto a giugno.

Tornando agli occupati il segno più si vede su tutte le fasce anagrafiche, tanto su un orizzonte congiunturiale quanto tendenziale, e interessa sia i maschi (+52 mila) sia le donne (+30 mila). L’unico segno meno riguarda l’occupazione dei cosiddetti indipendenti, cioè lavoratori autonomi, partite Iva, imprenditori che scendono su base mensile di 14 mila unità, ma si mantengono in rialzo di 31 mila su base annuale.

Si muove invece in una direzione stabilmente opposta il tasso di occupazione, che sale senza sosta da quasi un anno e tocca il nuovo “record” a quota 61,5%. Virgolette d’obbligo perché il confronto con i vicini europei, nessuno escluso, è ancora impietoso. Su 27 Paesi l’Italia, a proposito di occupazione, staziona stabilmente al 27esimo posto. Complice soprattutto le poche donne al lavoro, nessuno in Europa fa peggio di noi.

I commenti dei lettori