Telemarketing, scende in campo (anche) l'Agcom: ecco le nuove norme anti-furbetti
di Alessandro LongoScende in campo anche l’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) contro il telemarketing aggressivo e illecito, piaga mai sanata in Italia nonostante vari decreti e strumenti attivati per il consumatore.
Il 26 luglio ha approvato un “Codice di Condotta” con regole per tagliare fuori dal mercato i call center scorretti e sanzioni per tutti quelli (operatori inclusi) che le violano.
Il codice di Agcom è complementare a quello approvato a marzo dal Garante Privacy e ancora non in vigore per lungaggini burocratiche impreviste.
La moltiplicazione dei codici
Intanto i codici si moltiplicano. Quello di Agcom e del Garante hanno un aspetto in comune: entrambi sono regole volontariamente adottate dai grandi committenti di pubblicità (solo gli operatori di telecomunicazione nel caso di Agcom) e i loro partner commerciali, come i call center, per garantire il rispetto delle normative.
Chi aderisce si impegna a non fare affari con soggetti che non le rispettano. I “pirati” d…
Scende in campo anche l’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) contro il telemarketing aggressivo e illecito, piaga mai sanata in Italia nonostante vari decreti e strumenti attivati per il consumatore.
Il 26 luglio ha approvato un “Codice di Condotta” con regole per tagliare fuori dal mercato i call center scorretti e sanzioni per tutti quelli (operatori inclusi) che le violano.
Il codice di Agcom è complementare a quello approvato a marzo dal Garante Privacy e ancora non in vigore per lungaggini burocratiche impreviste.
La moltiplicazione dei codici
Intanto i codici si moltiplicano. Quello di Agcom e del Garante hanno un aspetto in comune: entrambi sono regole volontariamente adottate dai grandi committenti di pubblicità (solo gli operatori di telecomunicazione nel caso di Agcom) e i loro partner commerciali, come i call center, per garantire il rispetto delle normative.
Chi aderisce si impegna a non fare affari con soggetti che non le rispettano. I “pirati” dei call center sono tagliati fuori dal mercato, insomma, così non dovrebbero più avere incentivo a chiamarci. Gli aderenti inoltre si impegnano a vigilare su come agiscono i venditori, lungo tutta la filiera, per assicurarsi il rispetto di quelle normative.
La differenza tra i due codi è nel tipo di regole. Il Garante Privacy si occupa della tutela dei nostri dati personali, quindi il codice impedisce di fare affari con chi chiama numeri senza il consenso degli utenti (vedi quelli iscritti al registro delle opposizioni).
L’Autorità chiede invece di non accettare contratti da call center che violano le norme delle comunicazioni elettroniche. Ad esempio quelli che fanno spoofing del numero, ossia ci chiamano con uno falso o comunque con uno anonimo o non richiamabile. Gli aderenti si impegnano anche a lavorare solo con call center iscritti al Roc e a tagliare fuori quelli che in qualche modo ingannano i clienti per estorcere loro contratti. Ad esempio – truffa molto comune di questi tempi – si inventano rincari o problemi sulla linea per convincere a cambiare operatore o si spacciano per soggetti terzi per carpire la fiducia dell’utente.
Le misure del Codice Agcom devono essere incluse nei contratti tra gli operatori e i call center. Gli aderenti dovranno fare verifiche preliminari sull'affidabilità dei partner commerciali, strumenti di verifica sull'uso corretto delle liste telefoniche, misure organizzative da parte degli operatori, meccanismi contrattuali con penali per i call center che non rispettano la legge; misure per garantire la trasparenza e riconoscibilità del call center, regole sull'uso della sub-contrattualizzazione dai partner commerciali e la gestione dei subappalti all'estero.
L'adesione al Codice è volontaria, ma coloro che aderiscono sono vincolati da queste misure, con sanzioni per chi sgarra.
L’Autorità pubblicherà inoltre una lista degli aderenti; gli utenti così potranno farsi un’idea di chi è meglio fidarsi e di chi no. La buona notizia è che i principali operatori di comunicazioni elettroniche hanno già aderito al Codice – si apprende da Agcom – ma ora si attendono anche i call center. A questo proposito continua a crescere l’insofferenza del Garante privacy per le lungaggini sull’entrata in vigore del suo codice, a quanto riferiscono a Repubblica dalla stessa Autorità.
Che cosa manca
Perché si parta deve nascere prima l’organismo di monitoraggio che si occuperà di vigilare sul rispetto del codice. A quanto riferiscono fonti vicine a quest’attività, gli aderenti – call center e grandi committenti – si stanno mettendo d’accordo sugli aspetti formali e giuridici riguardanti quest’organismo e sulla sua governance. È la prima volta che viene attivato in Italia un organismo di tal fatta. Le stesse fonti riferiscono che a settembre gli aspetti formali dovrebbero essere ultimati, per ricevere un’ulteriore approvazione da parte del Garante privacy. La data più probabile di avvio ora è l’autunno di quest’anno, a quasi un anno di distanza da quanto previsto in un primo momento. Nel frattempo si spera che l’altro codice, quello di Agcom, abbia migliore – e più celere – fortuna.