Sempre meno bancomat la marcia indietro dal 2012
di Vittoria PuleddaPiccolo centro abitato, zero banche. Zero bancomat. Stesso copione, una ventina di chilometri più in là; e se la zona è più ricca di alberi che di case, la scena si può ripetere anche a lungo. Problema legato alle aree rurali o magari di montagna? Non è detto: nelle città il fenomeno è certo meno avvertito, ma esiste lo stesso: dove c’erano due banche (e due sportelli bancomat) ora ce n’è una; e a volte nemmeno quella. Tanto che la ricerca del contante a volte si rivela un’impresa. I numeri confermano l’evidenza empirica: dal 2012 al 2022 gli Atm (Automated teller machine, chiamarli bancomat è improprio, vuol dire identificare un marchio che caratterizza molte operazioni – ma non tutte – con l’operazione stessa del ritiro contante) polifunzionali presso le banche sono diminuiti del 18,08%. Se si considera l’intero mondo Atm (i cash dispenser puri, quelli polifuzionali, quelli presso gli istituti bancari e quelli presso centri commerciali e affini) la riduzione è più ridotta…
Piccolo centro abitato, zero banche. Zero bancomat. Stesso copione, una ventina di chilometri più in là; e se la zona è più ricca di alberi che di case, la scena si può ripetere anche a lungo. Problema legato alle aree rurali o magari di montagna? Non è detto: nelle città il fenomeno è certo meno avvertito, ma esiste lo stesso: dove c’erano due banche (e due sportelli bancomat) ora ce n’è una; e a volte nemmeno quella. Tanto che la ricerca del contante a volte si rivela un’impresa. I numeri confermano l’evidenza empirica: dal 2012 al 2022 gli Atm (Automated teller machine, chiamarli bancomat è improprio, vuol dire identificare un marchio che caratterizza molte operazioni – ma non tutte – con l’operazione stessa del ritiro contante) polifunzionali presso le banche sono diminuiti del 18,08%. Se si considera l’intero mondo Atm (i cash dispenser puri, quelli polifuzionali, quelli presso gli istituti bancari e quelli presso centri commerciali e affini) la riduzione è più ridotta, il 12%, che corrisponde comunque a 5.210 bancomat in meno.
Gli sportelli bancari
Certo meno di quanto si siano ridotti gli sportelli bancari (-36,16%) ma pur sempre abbastanza. Unica nota positiva, in 11 anni sono aumentati gli Atm che erogano solo contante (non effettuano altre operazioni). Il rovescio della medaglia, però, è che sono relativamente pochi come numeri assoluti: poco più di 4.500 punti “distributivi”. Una tendenza ineluttabile? Il 2022 sembra aver leggermente invertito la curva (gli Atm complessivi sono saliti del 3,2%) ma in larga misura il calo appare come una strada senza ritorno, conseguenza di due fenomeni che si alimentano a vicenda: il tramonto del posto “fisico” in cui si fanno le operazioni bancarie, lo sportello – quasi sempre supporto materiale dell’Atm – e la tendenza sempre più accentuata ai pagamenti digitali. Come ha recentemente ricordato il vice direttore generale della Banca d’Italia, Alessandra Perrazzelli, ormai i pagamenti con carte rappresentano poco più del 40% del totale in un Pos, un punto di vendita fisico (mentre solo nel 2016 il 69% dei pagamenti avveniva in contanti) e il 92% dei maggiorenni «possiede almeno una carta di pagamento». Che, beninteso, non è l’unico modo di pagare senza contanti.
E infatti l’altra faccia della medaglia dice che i punti vendita (i negozi, ma non solo) collegati elettronicamente alle banche sono passati – negli stessi 11 anni – da poco meno di un milione e mezzo di esercizi a 3,4 milioni. Ancor più forte l’incremento dei Pos legati alle Poste (+424%) ma su numeri ben più contenuti: 277 mila esercizi commerciali, a fronte di 8.117 Atm postali (altri 3 mila verranno installati entro il 2026, nell’ambito del progetto Polis per i piccoli centri). Del resto, è la stessa Abi a ricordare che nel 2008 solo il 27% dei clienti utilizzava l’Internet banking e nessuno il mobile banking, mentre ora il 64% dei clienti fa uso di questi canali. «Il ruolo degli Atm va contestualizzato rispetto ai rilevanti mutamenti nell’utilizzo delle banche da parte dei clienti: ciò che rileva è l’approccio multicanale che hanno i clienti – sostiene Gianfranco Torriero, vice direttore generale vicario dell’Abi – quindi l’offerta dei singoli canali di contatto con le banche, in presenza di minor ricorso al contante e un maggior utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici, si adegua rispetto ai bisogni espressi dalla clientela». Almeno in alcuni casi – e in certe aree – però è vero anche il contrario: la mancanza di alternative (il contante) espone i clienti a disagi; crescenti nelle zone meno servite e tra le fasce di popolazione meno giovane.
La proposta di Bancomat spa
Un paio di anni fa la società Bancomat Spa, il circuito di pagamenti leader in Italia, che gestisce anche i circuiti di prelievo (circa il 60% dei prelievi che vengono effettuali presso gli Atm, i quali però sono di proprietà delle banche) aveva proposto all’Antitrust di cambiare il sistema delle commissioni per le banche, in regime di circolarità. La strada seguita prevedeva (e prevede tuttora, perché la proposta è stata bocciata, nel dicembre scorso) che quando un cliente preleva da un Atm di un’altra banca paghi una commissione alla sua banca (ove previsto) e questa a sua volta versi una commissione alla banca che ha erogato il denaro (gestire un Atm ha costi piuttosto onerosi, anche in termini di sicurezza e di rifornimento contante).
La proposta di Bancomat prevedeva di passare invece al pagamento di una commissione, da parte del cliente, direttamente alla banca erogatrice. Una questione in apparenza tecnica, ma che a giudizio dell’Antitrust sarebbe stata foriera di una restrizione della concorrenza, con il rischio di «un aumento significativo delle commissioni medie di prelievo in circolarità per gli utenti da parte delle banche aderenti». Ma soprattutto, sottolinea l’Antitrust, «il circuito non ha dimostrato la presenza di una relazione diretta tra la diminuzione della rete Atm e l’attuale modello di remunerazione». Insomma, gli Atm diminuiscono ma non per questo. Problema per gli utenti, molto meno per Bancomat: ad onta del nome la società ricava solo circa il 10% del fatturato (4,9 milioni su 48,4) dall’attività di gestione dei prelievi e circa l’85% dai pagamenti digitali con Pagobancomat. Ed è a questo che ha guardato soprattutto Fsi, investendo fino a 100 milioni nella società, con un aumento di capitale che la porterà probabilmente a essere il primo socio, con una quota di maggioranza relativa. La società guidata da Maurizio Tamagnini ha investito 1 miliardo nel fintech.