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Salta l’innalzamento dei campi elettromagnetici. Asstel: “L’Italia ha i limiti più bassi d’Europa, connessione insufficiente”

Per la seconda volta il governo rimanda la scelta sull’applicazione del 5G. Verdi e Legambiente: “Manteniamo la potenza a 6 volt”
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ROMA - E’ saltato l'innalzamento dei limiti per il 5G, ieri in Consiglio dei ministri. Ed è la seconda volta con l’esecutivo in carica. Il Decreto legge Asset e Investimenti non prevede la norma sulla crescita dei campi elettromagnetici che, nelle bozze del provvedimento, era inquadrata nell’articolo 7. 

Nella prima versione del testo era previsto che entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, i limiti per i ripetitori dei cellulari fossero adeguati "alla luce delle più recenti e accreditate evidenze scientifiche, nel rispetto delle regole, delle raccomandazioni e delle linee guida dell'Unione europea". Non era indicato alcun valore rispetto all'attuale limite di 6 volt al metro, ma l'ipotesi più accreditata era di un possibile aumento a 24 volt per metro, la media dei limiti nei Paesi europei.

Il valore massimo delle emissioni elettromagnetiche raccomandato dall'Unione europea è di 61 volt per metro. La normativa …

ROMA - E’ saltato l'innalzamento dei limiti per il 5G, ieri in Consiglio dei ministri. Ed è la seconda volta con l’esecutivo in carica. Il Decreto legge Asset e Investimenti non prevede la norma sulla crescita dei campi elettromagnetici che, nelle bozze del provvedimento, era inquadrata nell’articolo 7. 

Nella prima versione del testo era previsto che entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, i limiti per i ripetitori dei cellulari fossero adeguati "alla luce delle più recenti e accreditate evidenze scientifiche, nel rispetto delle regole, delle raccomandazioni e delle linee guida dell'Unione europea". Non era indicato alcun valore rispetto all'attuale limite di 6 volt al metro, ma l'ipotesi più accreditata era di un possibile aumento a 24 volt per metro, la media dei limiti nei Paesi europei.

Il valore massimo delle emissioni elettromagnetiche raccomandato dall'Unione europea è di 61 volt per metro. La normativa italiana è più restrittiva, con la legge quadro 36 del 2001 e il decreto dell'8 luglio del 2003 che fissano un limite massimo di 6 volt per metro.

In Europa una media di 61 volt per metro

Per le imprese italiane delle telecomunicazioni, rappresentate da Asstel, si tratta di un livello troppo basso. Dicono: "Le linee guida internazionali per la protezione della popolazione dall'esposizione ai campi elettromagnetici applicano un fattore di riduzione di ben 50 volte rispetto alla potenza elettromagnetica che potrebbe produrre effetti potenzialmente nocivi". Invece, "la normativa italiana applica un ulteriore margine cautelativo di 100 volte". Il risultato è che gli operatori nostrani sono costretti a installare ripetitori meno potenti e quindi in numero maggiore, con "costi più elevati, tempi di realizzazione più lunghi e maggiore impatto ambientale". Nell'Unione europea dodici stati hanno il limite di 61 volt per metro  raccomandato dall’Unione europea, cinque hanno tetti più alti e otto (fra i quali l'Italia) limiti inferiori.

Comuni montani: “3.000 aree non coperte”

L’Unione di comuni, comunità ed enti montani Uncem manifesta delusione per la ritirata di governo. Nel 2022 aveva realizzato un dossier sull’argomento in cui si sosteneva che tremila aree del Paese oggi erano poco o per nulla coperte dalla connessione internet e anche telefonica. Dice il presidente Marco Bussone: “Nonostante il 5G, restiamo isolati dal resto del mondo. Aumentare la potenza degli impianti permette di raggiungere territori complessi riducendo il numero dei pali da installare”. 

Gli ambientalisti si sono opposti alla scelta fatta in un primo tempo dal governo e portata avanti dal ministero del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso. Legambiente ha parlato di scelta pericolosa che si vuole portare avanti. Dice il presidente Stefano Ciafani: “Il governo violeva accontentare le richieste di parte dell'industria del settore e di Asstel”. Il deputato verde Angelo Bonelli ha ricordato che su questo tema non si può legiferare tenendo fuori l’Istituto superiore della sanità e l’Istituto di protezione e ricerca dell’Ambiente.

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