Superbonus, il conto sale a 83 miliardi. Poste riapre l’acquisto dei crediti
di Fiilippo SantelliSta passando anche l’estate, e la grande matassa dei crediti edilizi, ingarbugliata dalla decisione (necessaria) del governo di bloccarne la cessione dallo scorso febbraio, è ancora lontana dall’essere sbrogliata. Un problema per tanti cittadini, i cosiddetti “esodati del Superbonus”, che hanno acquistato casa e iniziato i lavori contando di cedere i crediti fiscali, salvo poi scoprire che non potevano più. E un problema per le aziende del settore, che hanno in pancia crediti stimati in 30 miliardi di euro acquisiti dai clienti – attraverso lo sconto in fattura – ma che ora non possono liquidare. Mentre le ipotesi studiate dal governo e le sue “spinte” sulle banche non hanno per ora prodotto alcun risultato concreto.
Sta passando anche l’estate, e la grande matassa dei crediti edilizi, ingarbugliata dalla decisione (necessaria) del governo di bloccarne la cessione dallo scorso febbraio, è ancora lontana dall’essere sbrogliata. Un problema per tanti cittadini, i cosiddetti “esodati del Superbonus”, che hanno acquistato casa e iniziato i lavori contando di cedere i crediti fiscali, salvo poi scoprire che non potevano più. E un problema per le aziende del settore, che hanno in pancia crediti stimati in 30 miliardi di euro acquisiti dai clienti – attraverso lo sconto in fattura – ma che ora non possono liquidare. Mentre le ipotesi studiate dal governo e le sue “spinte” sulle banche non hanno per ora prodotto alcun risultato concreto.
Superbonus, Poste riapre l’acquisto dei crediti
Ieri, dopo tante voci, Poste Italiane ha annunciato ufficialmente che dal primo ottobre riprenderà ad acquistare i crediti già maturati e che rispondono ai requisiti di legge (aver avviato i lavori prima del 17 febbraio), ma solo per i privati e fino a 50 mila euro. L’iniziativa si aggiunge a quella di diverse banche e piccoli operatori finanziari che nei mesi scorsi hanno riaperto gli acquisti a favore delle aziende. Ma su entrambi i fronti si tratta di riaperture molto caute, e con tassi molto più svantaggiosi per i cedenti. Nulla a che vedere con il mercato miliardario dei bonus che si era sviluppato prima dello stop. E insufficiente a smaltire la montagna incagliata nei cassetti fiscali d’Italia, come denunciano sia i cittadini “esodati” che l’Ance, l’associazione dei costruttori.
Qualche speranza di soluzione strutturale era nata con il decretone “omnibus” approvato lunedì. Ma il coinvolgimento di Sace, in un complesso schema di garanzia che avrebbe permesso alle banche di liquidare le somme alle aziende, era parso fin dall’inizio difficile. E infatti l’unico intervento in tema è stata la proroga dei termini del Superbonus 110% per le villette unifamiliari, che sposta il limite per la conclusione dei lavori dal 30 settembre al 31 dicembre di questo, dando più respiro alle aziende.
Le banche e la piattaforma che non c’è
Nel frattempo si sono perse le tracce anche della piattaforma per la cessione dei crediti annunciata a marzo dal ministro dell’Economia Giorgetti, guidata dalle banche e con la partecipazione di altre grandi aziende pubbliche come Enel X. L’avvio era stato promesso dopo l’estate, ma fonti informate dicono che starebbe incontrando grandi difficoltà – tra cui c’è sempre il tema delle garanzie, considerato il numero di frodi – e che Enel X si sarebbe sfilata. Il problema quindi, dopo innumerevoli tavoli tra governo, costruttori e mondo del credito, tra proteste e vuote rassicurazioni, è rimandato all’autunno, senza una traccia di soluzione. Del resto, dopo aver scongiurato l’allarme rosso per i conti pubblici generato dai bonus, bloccando sconto in fattura e cessione, l’impressione è che Giorgetti proceda con i piedi di piombo.
Un nuovo Ecobonus per i redditi bassi
Nel frattempo il conto dei lavori ammessi a detrazione 110% è salito a luglio a 83 miliardi, di cui l’81,8% conclusi. La progressiva perdita di appeal del Superbonus però, sceso ora al 90 per cento e senza cessione del credito, mostra i suoi effetti, contribuendo al rallentamento del Pil che nei trimestri precedenti aveva spinto. Lo testimonia la decisione del governo di inserire nel Pnrr un nuovo Ecobonus 90% da 4 miliardi, riservato ai redditi più bassi. E che, considerata la scarsa liquidità che queste famiglie hanno a disposizione, dovrebbe anche prevedere la possibilità di scontare i lavori in fattura.