Extraprofitti, dal blitz di Fazzolari alla toppa di Giorgetti: le 36 ore ad alta tensione sull’asse Chigi-Mef
di Giuseppe Colombo , Emanuele LauriaROMA – Trentasei ore di passione. Di alta tensione, tra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia. Ore convulse, per il governo alle prese con la tassa sugli extraprofitti delle banche nata per fare cassa. Ore di difese e sconfessioni sulla portata della stangata, di paternità rivendicate e rinnegate. Ore di bozze scritte, poi cancellate e riscritte. E, infine, ore in cui il blitz ha preso atto della lezione arrivata dai mercati: nove miliardi bruciati in un giorno a Piazza Affari, più del triplo rispetto a quanto si punta a portare nelle casse dello Stato. Non per questo, però, gran parte della maggioranza si è pentita, tutt’altro. Un’altra parte, però, resta convinta che il prelievo sugli istituti di credito andava evitato.
Inizia tutto lunedì mattina. Sulla scrivania di Giancarlo Giorgetti, al Mef, compare un foglio appena arrivato da Palazzo Chigi. È la traduzione dell’atto politico ch…
ROMA – Trentasei ore di passione. Di alta tensione, tra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia. Ore convulse, per il governo alle prese con la tassa sugli extraprofitti delle banche nata per fare cassa. Ore di difese e sconfessioni sulla portata della stangata, di paternità rivendicate e rinnegate. Ore di bozze scritte, poi cancellate e riscritte. E, infine, ore in cui il blitz ha preso atto della lezione arrivata dai mercati: nove miliardi bruciati in un giorno a Piazza Affari, più del triplo rispetto a quanto si punta a portare nelle casse dello Stato. Non per questo, però, gran parte della maggioranza si è pentita, tutt’altro. Un’altra parte, però, resta convinta che il prelievo sugli istituti di credito andava evitato.
Inizia tutto lunedì mattina. Sulla scrivania di Giancarlo Giorgetti, al Mef, compare un foglio appena arrivato da Palazzo Chigi. È la traduzione dell’atto politico che Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno messo a punto la sera prima, durante una cena in Toscana in cui la premier e il suo vice hanno deciso che è arrivato il momento di rompere gli indugi, forzando la cautela del titolare del Tesoro. Che, alla lettura del foglio, resta incredulo.
La forzatura è evidente. Nel merito e nel metodo. Perché in una paginetta c’è la sconfessione di tutto quel lavoro di mediazione con le banche portato avanti nell’ultimo mese. E confluito in un “Patto contro il caro-mutui” che l’Abi aveva poi tradotto in una circolare per spingere gli istituti a promuovere misure a sostegno delle famiglie che hanno un mutuo a tasso variabile. Tra le misure, l’allungamento del piano di ammortamento dei finanziamenti per l’acquisto della prima casa.
La linea di Giorgetti, improntata sulla moral suasion, viene scavalcata dallo schema riportato nel foglio. Dove c’è scritto che bisogna procedere con un prelievo sul margine di interesse delle banche, cioè la differenza tra interessi attivi e passivi. Sono riportati anche i dettagli dell’imposta straordinaria: l’aliquota al 40%, che scatta se il margine di interesse registrato nel 2022 "eccede per almeno il 3%" il valore dell'esercizio 2021. Sale al 6%, confrontando il 2023 con l’anno precedente.
La firma in fondo al foglio è quelle delle strutture tecniche di Palazzo Chigi, altra sgrammaticatura perché solitamente sono gli uffici di via XX settembre che traducono la volontà politica in norme, soprattutto in tema di banche. C’è anche una seconda firma, virtuale, ma ben conosciuta alla presidenza del Consiglio. È quella del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, fedelissimo della premier. È lui, riferiscono più fonti dell’esecutivo, “il braccio operativo” della virata.
Giorgetti consegna l’appunto alla Ragioneria. Il mandato è chiaro: bisogna smussare gli angoli il più possibile, renderli meno taglienti. Il tempo però stringe perché intanto è arrivata la convocazione della riunione del Consiglio dei ministri. Meloni vuole chiudere i giochi alle cinque del pomeriggio; la norma sulle banche – è l’indicazione – va inserita dentro il decreto “Asset e investimenti”, un provvedimento omnibus che proprio per questo può ospitare anche la stretta sugli istituti.
La bozza del testo che entra in Cdm è composta da 25 articoli. Non c’è neppure una riga sulla tassa. Giorgetti illustra la norma a voce, gli altri ministri vengono a conoscenza così del blitz meloniano. Rispetto allo schema messo a punto a Palazzo Chigi, la Ragioneria ha apportato alcune modifiche: le soglie per il prelievo vengono alzate, al 5 e al 10%, rendendo più morbido l’intervento.
Ma il lavoro dei tecnici della Ragioneria non è ancora terminato, per il ministro dell’Economia l’impostazione è ancora troppo dura nei confronti delle banche. Per questo al termine del Cdm non si presenta alla conferenza stampa dove era stato annunciato un’ora prima dell’inizio della seduta del governo. Ufficialmente impegnato in una riunione del comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica. Comunque contrariato e intenzionato a correggere ancora la norma. Davanti ai giornalisti si presenta invece Matteo Salvini che intesta al collega leghista la paternità della tassa: “Il ministro Giorgetti ha portato in Cdm una norma di equità sociale”.
Passa la notte e la questione è ancora irrisolta. Alle nove e mezza del mattino si apre la riunione dei responsabili economici della Lega. Al tavolo ci sono Salvini e Giorgetti. L’incontro era stato programmato nei giorni scorsi, per mettere a punto la linea del Carroccio sulla legge di Bilancio. La foto del tavolo, che viene inviata alla stampa insieme a una breve nota, prova a consegnare un messaggio di pace tra il segretario e il titolare del Tesoro.
Passano poche ore e Palazzo Chigi diffonde il comunicato stampa sull’esito del Cdm. C’è la norma che annuncia l’introduzione della tassa sugli extraprofitti delle banche, all’interno del decreto “Asset e investimenti” che, si legge, è stato approvato dal Consiglio dei ministri su proposta della premier e di sei ministri: Adolfo Urso, Matteo Salvini, Marina Calderone, Francesco Lollobrigida, Daniela Santanchè e Gilberto Pichetto Fratin. Il nome di Giorgetti non c’è. Eppure la norma è ben dettagliata. Si spiega, ad esempio, che “l’intervento legislativo ha lo scopo, tra l’altro, di rifinanziare il fondo mutui sulla prima casa e individuare risorse da utilizzare per ridurre la pressione fiscale”.
Vengono riportare anche le nuove soglie, ma al Mef il lavoro va ancora avanti. E il nuovo impulso monta nel pomeriggio, quando le perdite delle banche in Borsa restituiscono il prezzo da pagare per il blitz: nove miliardi in fumo. È in quel momento che esplodono le preoccupazioni, per l’atteggiamento che potrebbero avere gli istituti. Vengono messi in conto un aumento delle commissioni e una stretta ai finanziamenti, opzioni per parare i colpi dell’esborso nei confronti dello Stato. Ma i timori vanno anche oltre: le banche – è il ragionamento che prende forma a via XX settembre – potrebbero fermare l’acquisto dei titoli di Stato.
Ecco perché partono le telefonate ai manager degli istituti, piccoli e grandi. Che intanto hanno accumulato ore di rabbia perché nessuno, nel governo, li aveva avvisati della decisione portata sul tavolo del Consiglio dei ministri. Intanto il presidente dell’Abi Antonio Pautelli chiama il vicepremier Antonio Tajani: il malumore viene recepito dal forzista che attiva il capogruppo alla Camera Paolo Barelli. Che, con un comunicato stampa, solleva il tema di un intervento poco prudente da parte del governo. Aggiungendo che Forza Italia è pronta a farsi intestaria di modifiche alla norma, a settembre, quando il decreto sarà esaminato dal Parlamento per la conversione in legge.
È a valle di queste interlocuzioni che la misura viene ulteriormente ammorbidita, con la previsione di un tetto: l'ammontare massimo dell'imposta addizionale sugli extraprofitti non potrà superare lo 0,1% del totale attivo.
Alle otto di sera è un comunicato del Mef a dettagliare l’aggiustamento. Accompagnato da una precisazione: “Non avranno impatti significativi” le banche che hanno già adeguato i tassi sulla raccolta, “così come raccomandato” già il 15 febbraio dalla Banca d’Italia, “raccomandazione richiamata dal ministro Giorgetti in occasione dell’assemblea dell’Abi del 5 luglio”. È l’immagine plastica dell’argine costruito da Giorgetti. Che prova a contenere i danni. Ma che lascia per strada una parte dell’incasso che Meloni aveva messo in conto e che, secondo gli analisti, poteva arrivare anche fino a 7 miliardi.
Il tetto, infatti, riduce il gettito previsto intorno ai 2 miliardi. Poca roba per la legge di bilancio. Ma il rischio, senza un intervento, sarebbe stato quello di un nuovo salasso in Borsa. Che all’indomani, quando riapre, segna un’inversione di marcia, in positivo, con un parziale recupero delle perdite accumulate il giorno prima.
Ma la volontà di Forza Italia di correggere la norma durante l’iter parlamentare, ancora le fibrillazioni che ha generato l’asse Meloni-Salvini dentro la maggioranza dicono che la questione extraprofitti è tutt’altro che chiusa. Per settembre si preannunciano già nuove ore di passione.