Economia

Inflazione giù al 5,9%: la discesa dei prezzi allontana la stretta Bce

Inflazione giù al 5,9%: la discesa dei prezzi allontana la stretta Bce
Calo anche in Germania e negli Usa cresce meno del previsto: la Federal Reserve potrebbe mettere in pausa nuovi rialzi
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MILANO – “Tutto dipende dai dati”, aveva detto la presidente Bce Christine Lagarde a fine luglio dopo avere varato l’ennesimo rialzo dei tassi e rispondendo a chi chiedeva quale fosse l’orientamento della Banca centrale per settembre. Eccoli, i dati. Lunedì quello tedesco, con l’inflazione a luglio in decelerazione al 6,2% dal 6,4%, ieri la stima stima finale sui prezzi italiani diffusa dall’Istat: +5,9% su base annua dal 6,4% del mese precedente. Oggi sarà il turno di Francia e Spagna e la prossima settimana arriverà il sigillo di Eurostat sul dato complessivo per l’Eurozona. A quel punto si potrà sapere se il rallentamento in corso potrà bastare a Francoforte per mettere in pausa la propria stretta monetaria. Di sicuro, sempre ieri, dagli Stati Uniti è arrivata un’indicazione più netta: con l’inflazione a luglio a +3,2%, in crescita ma sotto le aspettative degli analisi, le prospettive di una nuova pausa Fed a settembre sono sempre più concrete.

Tornando all’Italia il dato diffuso ieri, anche migliore rispetto alla stima preliminare (+5,9% su base tendenziale dal 6% diffuso a fine luglio), mette comunque in evidenza alcuni segnali incoraggianti. L’inflazione di fondo, al netto dei beni energetici e alimentari freschi rallenta da +5,8% a +5,5%. Il “carrello della spesa” - il paniere di beni alimentari, della cura della casa e della persona, decelera al 10,2% dal 10,4% di un mese prima. La frenata riguarda soprattutto i trasporti (da +4,7% a +2,4%), i beni energetici non regolamentati (da +8,4% a +7,0%) e gli alimentari lavorati (da +11,5% a +10,5%). Ribassi solo in parte compensati dal rialzo dei prezzi degli alimentari non lavorati (da +9,4% a +10,4%) e di quelli dei servizi relativi all’abitazione (da +3,5% a +3,6%). Bilancio positivo, insomma, ma senza entusiasmi, come traspare anche dalle parole del ministro delle imprese Adolfo Urso, impegnato nelle ultime settimane sul fronte del caro prezzi, con la sigla del protocollo di intesa con la grande distribuzione a sostegno del cosiddetto trimestre anti-inflazione a partire da ottobre. "Si accentua il calo dell'inflazione, ma possiamo fare di più”, ha detto commentando i dati, lasciando intendere che la speranza è che il rallentamento si trasformi in una vera e propria frenata.

Dall’altra parte dell’oceano i segnali come detto sembrano invece ancora più robusti. L’accoglienza sui mercati, con le Borse europee e Usa in buon rialzo, confermano quello che gli analisti finanziari cominciano ad annotare già nel pomeriggio. “Il dato è compatibile con l’ipotesi pausa Fed a settembre, – commenta Antonio Cesarano di Intermonte, precisando che anche a fronte di un nuovo stop il presidente Powell potrebbe “sottolineare che la pausa è da intendersi non necessariamente come definitiva”. Va detto che la Banca Centrale americana si è mossa prima dell’Europa nella propria stretta, si è spinta molto oltre (il costo del denaro ora sta tra 5,25% e 5%, contro il 4,25% europeo) e prima di Francoforte ha scelto di fermarsi. A giugno, quando dopo 15 rialzi consecutivi ha mantenuto i livelli invariati, salvo comunque farli salire nuovamente a luglio.

Di certo per Powell l’occasione dorata per dare indicazioni al mercato sulle proprie intenzioni è a portata di mano. A fine mese, al Jackson Lake Lodge nel Grand Teton National Park, in Wyoming, dove si terrà il meeting dei banchieri centrali di Jackson Hole. Uno degli appuntamenti più attesi dell’agenda finanziaria internazionale. Una platea ideale per sancire la chiusura – a tempo o definitiva - della stagione della stretta monetaria.

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