Stretta Usa sugli investimenti tech in Cina. Pechino: “Bullismo tecnologico”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - “Bullismo tecnologico”. Così Pechino sta reagendo all’ordine esecutivo del presidente statunitense Joe Biden sulle restrizioni agli investimenti americani in Cina (comprese Hong Kong e Macao) in tecnologie sensibili.
L’ordine firmato dal leader americano (non entrerà in vigore prima di almeno un anno), riguarderà solo alcuni nuovi investimenti statunitensi in startup e in aziende cinesi che realizzano più del 50% dei loro ricavi in settori sensibili ben definiti come l’intelligenza artificiale, tecnologie informatiche quantistiche, semiconduttori e microelettronica.
La misura - che non riguarda già quelli esistenti - autorizza il segretario al Tesoro degli Stati Uniti a vietare o limitare gli investimenti statunitensi in questi settori da parte di fondi di investimento e società di venture capital. L'ordine (che è ora aperto a contributi pubblici e dunque a eventuali correzioni di rotta) mira a impedire che i capitali e le competenze americane aiutino la Cina a s…
PECHINO - “Bullismo tecnologico”. Così Pechino sta reagendo all’ordine esecutivo del presidente statunitense Joe Biden sulle restrizioni agli investimenti americani in Cina (comprese Hong Kong e Macao) in tecnologie sensibili.
L’ordine firmato dal leader americano (non entrerà in vigore prima di almeno un anno), riguarderà solo alcuni nuovi investimenti statunitensi in startup e in aziende cinesi che realizzano più del 50% dei loro ricavi in settori sensibili ben definiti come l’intelligenza artificiale, tecnologie informatiche quantistiche, semiconduttori e microelettronica.
La misura - che non riguarda già quelli esistenti - autorizza il segretario al Tesoro degli Stati Uniti a vietare o limitare gli investimenti statunitensi in questi settori da parte di fondi di investimento e società di venture capital. L'ordine (che è ora aperto a contributi pubblici e dunque a eventuali correzioni di rotta) mira a impedire che i capitali e le competenze americane aiutino la Cina a sviluppare tecnologie che potrebbero sostenere la sua modernizzazione militare e minare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
“Per troppo tempo il denaro americano ha contribuito ad alimentare l'ascesa dell'esercito cinese", ha dichiarato il leader democratico del Senato Usa Chuck Schumer. "Gli Stati Uniti compiono un primo passo strategico per garantire che gli investimenti americani non vadano a finanziare il progresso militare cinese”. Protestano invece i repubblicani, per i quali l’ordine di Biden non è abbastanza aggressivo.
I precedenti
L'ordine è l'ultimo di una serie di azioni volte a limitare l'accesso cinese alla tecnologia avanzata, anche se le misure sono più ristrette e limitate di quanto l'amministrazione Usa aveva inizialmente indicato. Una mossa che, secondo alcuni analisti, segnala la volontà di Washington di un approccio più cauto per non rovinare ulteriormente un rapporto con Pechino che faticosamente le due superpotenze stanno tentando di rimettere in carreggiata. Le società di venture-capital e l'industria tecnologica avevano fatto pressioni sull'amministrazione Biden per restringere la portata dell’ordine. Viene prevista l’esenzione per "alcune transazioni, tra cui quelle in strumenti quotati in borsa e i trasferimenti intrasocietari dalle società madri statunitensi alle società controllate".
Pechino: “Iniziativa mina ordine economico e commerciale internazionale”
A vedere la reazione cinese, le mosse americane non sono state prese benissimo però. Questa mattina Pechino ha dichiarato di essere "seriamente preoccupata" e di riservarsi il diritto di prendere provvedimenti. “L'ordine influisce sul normale funzionamento e sul processo decisionale delle imprese e mina l'ordine economico e commerciale internazionale”, si legge in una dichiarazione del Ministero del Commercio cinese. Rincara la dose anche il Ministero degli Esteri: “La Cina ha presentato solenni rimostranze. Con il pretesto della sicurezza nazionale, gli Stati Uniti stanno limitando gli investimenti delle imprese americane in Cina, con il vero scopo di privare la Cina del suo diritto allo sviluppo e di salvaguardare i propri (degli Usa, ndr) interessi egemonici, oltre che con la nuda coercizione economica e il bullismo scientifico e tecnologico. La mossa degli Stati Uniti viola gravemente i principi dell'economia di mercato e della concorrenza leale, mina gravemente l'ordine economico e commerciale internazionale, sconvolge la stabilità della catena industriale e di approvvigionamento globale, danneggia gli interessi della Cina, degli Stati Uniti e persino dei settori industriali e commerciali del mondo, e rappresenta in sostanza un tentativo di anti-globalizzazione e de-cinesizzazione”.
“L'impatto sulle imprese tecnologiche di una restrizione mirata potrebbe essere limitato; gli investitori statunitensi hanno già rivisto le loro attività in risposta ad altre restrizioni e saranno ancora in grado di investire in grandi conglomerati che hanno altre attività commerciali”, sostengono gli analisti di Eurasia. “Sebbene l’ordine esecutivo abbia un obiettivo ristretto, potrebbe essere ampliato dalle future amministrazioni”, continuano gli analisti (magari con Trump, molto più aggressivo sulla Cina, come prossimo inquilino della Casa Bianca).
Una qualche forma di ritorsione cinese è quasi certa. “Nell'immediato, l'annuncio degli Stati Uniti solleva dubbi sui piani del Segretario al Commercio Gina Raimondo di visitare Pechino alla fine del mese o del Ministro degli Esteri Wang Yi di recarsi a Washington. Entrambe le visite sono state annunciate, ma non sono state confermate le date”, continuano gli analisti di Eurasia. Come potrebbe ulteriormente reagire Pechino? “Potrebbe anche espandere i controlli sulle esportazioni di minerali critici. Il 1° agosto, Pechino ha imposto controlli sulle esportazioni di gallio e germanio e potrebbe limitare in futuro le esportazioni ad esempio di litio, cobalto, grafite e nichel. Inizialmente tali restrizioni potrebbero essere modeste, con la possibilità di aumentare se gli investimenti in uscita dagli Stati Uniti o i controlli sulle esportazioni venissero ampliati”, sostengono gli specialisti del think tank. Pechino risponderà anche con stimoli economici. Alla fine di luglio, la banca centrale cinese ha esortato le istituzioni finanziarie a sostenere la ricerca tecnologica e le operazioni di fusione e acquisizione.
“Data la portata limitata di queste regole iniziali, l'impatto a breve termine sul settore tecnologico cinese sarà limitato”, sostengono ancora i ricercatori di Eurasia. Il Dipartimento del Tesoro Usa vieta già a enti o individui statunitensi di negoziare titoli quotati in borsa emessi da circa 70 società. La blacklist del Dipartimento del Commercio Usa impone già inoltre restrizioni alle esportazioni di oltre 600 aziende tecnologiche e istituti di ricerca cinesi, alcuni dei quali legati all'Esercito Popolare di Liberazione o a programmi di sorveglianza della polizia nazionale”.
Il valore degli investimenti
Nel primo trimestre di quest'anno gli investimenti in Cina da parte di società di venture capital e private equity statunitensi sono crollati a circa 400 milioni di dollari, rispetto al picco di circa 35 miliardi di dollari raggiunto nel 2021. Molte startup nel settore delle tecnologie emergenti hanno evitato preventivamente di concludere affari in Cina e anche alcune società di venture capital hanno iniziato a “disaccoppiarsi”. “Una restrizione come quella annunciata degli investimenti potrebbe avere un impatto limitato sui progetti in corso e su quelli futuri”, concludono gli analisti.
Ft: “Da colossi cinesi maxi ordini per chip Usa”
Intanto, sostiene il Financial Times, i giganti cinesi di Internet come Baidu, ByteDance, Tencent e Alibaba stanno ordinando 5 miliardi di dollari di chip statunitensi Nvidia, fondamentali per la costruzione di sistemi di intelligenza artificiale generativa, nel timore che gli Stati Uniti impongano nuovi controlli sulle esportazioni. A causa delle restrizioni all'esportazione imposte da Washington lo scorso anno, le aziende tecnologiche cinesi possono acquistare solo gli A800, che hanno una velocità di trasferimento dati inferiore ai più avanzati A100.