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Per le imprese italiane la rete veloce è un miraggio: nei distretti industriali quattro su cinque sono senza fibra

Solo il 18,3 per cento delle 793.642 imprese nelle zone industriali italiane ad oggi è coperto da fibra ottica. La stima, fornita a Repubblica, è elaborata su dati Infocamere da FibreConnect, che ha deciso di colmare le lacune dei piani pubblici e privati di copertura. Ma lo scenario resta preoccupante
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I distretti industriali, orgoglio del made in Italy, deperiscono lenti, in silenzio, nell’assenza di fibra ottica. Ossia di internet a velocità adeguata alle loro esigenze business. Un problema noto agli esperti ma mai affrontato direttamente dai piani pubblici del Governo; né tantomeno da quelli degli operatori telefonici. I distretti sono aree difficili e costose da coprire con la fibra ottica, perché lontane dalle città.
 

Tanto che oggi solo il 18,3 per cento delle 793.642 imprese nelle zone industriali ad oggi è coperto da fibra ottica. La stima, fornita a Repubblica, è elaborata su dati Infocamere da FibreConnect. Un caso più unico che raro di operatore che ha un modello di business incentrato sulla copertura delle zone industriali. Da pochi mesi ha cominciato a offrire i servizi alle aziende, con un piano di investimenti da mezzo miliardo in cinque anni.

I distretti industriali, orgoglio del made in Italy, deperiscono lenti, in silenzio, nell’assenza di fibra ottica. Ossia di internet a velocità adeguata alle loro esigenze business. Un problema noto agli esperti ma mai affrontato direttamente dai piani pubblici del Governo; né tantomeno da quelli degli operatori telefonici. I distretti sono aree difficili e costose da coprire con la fibra ottica, perché lontane dalle città.
 

Tanto che oggi solo il 18,3 per cento delle 793.642 imprese nelle zone industriali ad oggi è coperto da fibra ottica. La stima, fornita a Repubblica, è elaborata su dati Infocamere da FibreConnect. Un caso più unico che raro di operatore che ha un modello di business incentrato sulla copertura delle zone industriali. Da pochi mesi ha cominciato a offrire i servizi alle aziende, con un piano di investimenti da mezzo miliardo in cinque anni.

Il divario Nord-Sud

La copertura va dal 30 per cento della Lombardia e del Veneto a dati a una cifra percentuale nel centro Sud (9,30 nel Lazio). Secondo dati Ftth Council, è il 50 per cento circa dell’utenza residenziale, invece, a essere coperta da Ftth (fibra ottica completa), a conferma del ritardo dei distretti industriali. Nocivo per le pmi che vi risiedono e per l’economia dell’Italia, che poggia la crescita proprio su quel tessuto industriale.
 

“Il progetto FiberConnect conferma il divario che permane nella copertura dei servizi a banda ultralarga nelle zone industriali, che sono spesso in aree periferiche tradizionalmente oggetto di digital divide infrastrutturale”, spiega Cristoforo Morandini, storico analista specializzato nelle telco (una carriera in EY e in Tim, ora in PtsClas); “Anche se è vero che negli anni sono stati realizzati numerosi interventi FTTH da parte di grandi operatori o da operatori, tali interventi sono di norma rimasti molto selettivi e incentrati sul collegamento di sedi di imprese multinazionali o multisede”, aggiunge. Il problema è che “la dimensione media delle zone industriali (decine o al massimo qualche centinaio di soggetti) richiede una particolare attenzione all’ottimizzazione dei costi, anche attraverso l’aggregazione di diverse aree per condividere risorse, così come la disponibilità di reti di trasporto molto efficienti.”

“In sintesi, il progetto FiberConnect è importante per garantire alla maggior parte delle zone industriali di colmare definitivamente il digital divide infrastrutture consentendo anche alle PMI di accedere a risorse infrastrutturali finora accessibili solo alle imprese maggiori”.

“C’è da sempre scarsa attenzione ai nostri distretti industriali; eppure queste aree hanno bisogno di internet veloce anche più di un utente medio residenziale”, spiega Renzo Ravaglia, chairman di FibreConnect.

Un esempio di azienda appena servita dall’operatore è nel famoso distretto scarpe marchigiano. Internet veloce le serviva per servizi cloud, video conferenze e collaborazione; ma anche per collegare con una connessione veloce e affidabile stabilimenti diversi, ossia i computer l’area consegna e vendite con le macchine a controllo numerico che fanno i prodotti in fabbrica.
 

Un’infrastruttura cruciale

Tutti gli indicatori internazionali dicono che internet veloce è condizione necessaria per la competizione; per una buona produttività in aziende di tutte le dimensioni. A parte l’intervento tappa-buchi di FibreConnect o di altri soggetti – con tecnologie diverse, wireless – come Eolo, la situazione delle aree industriali resta preoccupante.

I margini per investire in queste zone sono ridotti, posto che stentano anche i piani pubblici generali di copertura in banda ultra larga. Fonti del Governo qualche settimana fa hanno attestato che i vincitori dell’ultimo bando “gigabit” (“aree grigie”), Tim e Open Fiber, hanno mancato di molto il target del 15 per cento di indirizzi civici da coprire entro il 30 giugno. Tim e Open Fiber sono poco sotto il 2 per cento.


La carenza di manodopera

Il settore fatica a trovare manodopera e fronteggia l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, oltre a continuare a perdere ricavi e profitti da dieci anni. Le entrate sono state 26,9 miliardi di euro nel 2022, passando dal meno 2,8% del 2021/2020, al meno 3,3% dell’ultimo anno, secondo l’ultima relazione annuale Agcom (luglio 2023). In questo scenario, le aree industriali ricche di pmi sembrano una preoccupazione remota, ma dimenticarle potrebbe costare caro alla produttività del Paese.

   

   

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