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Ponte Morandi, da Aspi ad Atlantia: cosa è successo alle (ex) società dei Benetton

(ansa)
La società concessionaria è tornata sotto il controllo pubblico via Cdp in un’alleanza con Blackstone e Macquarie. Lo Stato ha pagato oltre 4 miliardi. La controllante di proprietà della famiglia veneta ha cambiato nome, restando focalizzata sulle infrastrutture per la mobilità
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MILANO – “Revocheremo la concessione”, tuonavano quasi in simultanea Luigi Di Maio e Matteo Salvini, vicepremier del governo Conte I, all’indomani del crollo del Ponte Morandi di Genova, costato la vita a 43 persone.  A cinque anni di distanza c’è un nuovo ponte, l’iter processuale è ancora in corso, ma dal lato delle imprese gli attori in campo sono cambiati. E nessuna concessione è stata revocata.

La fotografia del 2018

Per descrivere come è cambiato l’assetto serve tornare per un’istante alla fotografia del 2018. Al momento del crollo del Ponte, Autostrade per l’Italia gestiva quasi la metà dei 5800 chilometri di rete autostradale italiana. All’88% era controllata da Atlantia, gigante europeo delle infrastrutture (autostrade e aer…

MILANO – “Revocheremo la concessione”, tuonavano quasi in simultanea Luigi Di Maio e Matteo Salvini, vicepremier del governo Conte I, all’indomani del crollo del Ponte Morandi di Genova, costato la vita a 43 persone.  A cinque anni di distanza c’è un nuovo ponte, l’iter processuale è ancora in corso, ma dal lato delle imprese gli attori in campo sono cambiati. E nessuna concessione è stata revocata.

La fotografia del 2018

Per descrivere come è cambiato l’assetto serve tornare per un’istante alla fotografia del 2018. Al momento del crollo del Ponte, Autostrade per l’Italia gestiva quasi la metà dei 5800 chilometri di rete autostradale italiana. All’88% era controllata da Atlantia, gigante europeo delle infrastrutture (autostrade e aeroporti), a sua volta controllata da Edizione, la holding della famiglia Benetton.

Lo Stato di nuovo al comando

In cinque anni sono cambiate molte cose. I governi, innanzitutto. E l’impegno a revocare la concessione, facendo i conti con la realtà di un probabile difficile contenzioso con l’azienda, è via via sfumato in uno più generico a “togliere” la concessione ai Benetton salvo infine planare su un compromesso assai più soft: l’acquisto da Atlantia, e quindi dai Benetton, della quota detenuta in Aspi (88%) da parte di un consorzio capeggiato da Cdp Equity insieme a Blackstone e Macquarie, dopo avere valutato 9,3 miliardi l’azienda intera.

Conto finale: circa 8 miliardi di euro, la metà a carico pubblico, con i soci uscenti che si erano impegnati l’anno precedente a versare misure compensative per 3,4 miliardi. Misure che restano a carico della società e quindi dei nuovi acquirenti, visto che come chiarito dal nuovo consorzio proprietario la valutazione “sconta e include tutti gli oneri a carico di ASPI previsti nell’Accordo Transattivo, pari a complessivi Euro 3,4 miliardi”. Le spese necessarie all’abbattimento del vecchio ponte e alla ricostruzione del nuovo sono state invece già pagate dai proprietari uscenti.

Nuova vita per la capogruppo

Anche Atlantia, oggi controllata al 57% dell’Edizione dei Benetton, dopo un’Opa lanciata lo scorso anno, si è messa alle spalle la stagione del Ponte Morandi. Forte di 8,2 miliardi di incassi frutto della cessione della propria quota in Aspi, l’azienda a marzo ha anche cambiato nome, trasformandosi in Mundys, ma restando saldamente nel business di autostrade e aeroporti.

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