Urso: “Gli aumenti della benzina sono colpa dell’Opec ma i soldi delle accise servono per le famiglie”
di Luca PagniROMA – Ministro Urso, il governo ha promosso una campagna contro i rincari delle vacanze. A cominciare dalla benzina. Ma da 17 giorni i prezzi salgono senza sosta. Le opposizioni vi accusano di non aver mantenute le promesse e i consumatori pagano.
«Intanto vorrei dire che da due giorni i prezzi sono sostanzialmente stabili, ma vedo che tutti i mezzi di informazione preferiscono titolare sul caso di un solo distributore sulla Milano-Varese perché propone la super a 2,7 euro. Ma lo stesso gestore, che ha avuto due ispezioni della Finanza, ha specificato che si tratta di un contenzioso aperto con il suo fornitore che gli impone un prezzo elevato. La realtà di quanto accade nel resto dei 22mila distributori italiani, il più alto numero in Europa per abitante, è ben diversa. Grazie al provvedimento del governo che ha imposto di esporre i prezzi medi, il consumatore può fare un confronto, scegliere e risparmiare. Perché se c’è un distributore che fa pagare più di 2 euro ce ne saranno altri…
ROMA – Ministro Urso, il governo ha promosso una campagna contro i rincari delle vacanze. A cominciare dalla benzina. Ma da 17 giorni i prezzi salgono senza sosta. Le opposizioni vi accusano di non aver mantenute le promesse e i consumatori pagano.
«Intanto vorrei dire che da due giorni i prezzi sono sostanzialmente stabili, ma vedo che tutti i mezzi di informazione preferiscono titolare sul caso di un solo distributore sulla Milano-Varese perché propone la super a 2,7 euro. Ma lo stesso gestore, che ha avuto due ispezioni della Finanza, ha specificato che si tratta di un contenzioso aperto con il suo fornitore che gli impone un prezzo elevato. La realtà di quanto accade nel resto dei 22mila distributori italiani, il più alto numero in Europa per abitante, è ben diversa. Grazie al provvedimento del governo che ha imposto di esporre i prezzi medi, il consumatore può fare un confronto, scegliere e risparmiare. Perché se c’è un distributore che fa pagare più di 2 euro ce ne saranno altri con un prezzo più basso».
In ogni caso, la corsa dei prezzi non si è fermata, nemmeno con l’obbligo di esporre i prezzi medi. E’ un fatto: lei pensa che sia speculazione e da parte di chi?
«Intanto, va detto che i prezzi dei carburanti hanno cominciato a salire da quando l’Opec+, il cartello dei paesi arabi alleati con la Russia ha cominciato a tagliare la produzione per far salire i prezzi del barile. Un aumento che si scarica sul consumatore. Ma nonostante questo, al netto delle tasse e delle accise, in Italia abbiamo il costo industriale di benzina e diesel il più basso d’Europa, molto più di Germania, Francia e Spagna. Un risultato ottenuto grazie alla moral suasion del governo negli incontri con gli operatori e al provvedimento sull’obbligo di esporre i prezzi medi. Inoltre, penso che l’Europa dovrebbe giocare anche nel caso dei carburanti un ruolo da protagonista. Come è avvenuto per il gas, quando il presidente Draghi ha proposto un price cap oltre il quale i paesi Ue non avrebbero più acquistato la materia prima, provvedimento poi attuato con il governo Meloni. Non dobbiamo rassegnarci: l’Europa è il più importante cliente al mondo e da sempre si batte per il rispetto delle regole di mercato, contro le distorsioni e le speculazioni».
Non siete pentiti di aver cancellato il provvedimento del governo Draghi che aveva limitato le accise? Ricordiamo che Matteo Salvini promise che con la benzina sopra i due euro sarebbero state tagliate di nuovo…
«Il presidente Draghi prese quella decisione in un momento eccezionale. Il costo della riduzione delle accise da marzo a dicembre del 2022 è stato di oltre 9 miliardi esattamente il costo del reddito di cittadinanza. Il governo Meloni ha preferito utilizzare quelle risorse per il taglio del cuneo fiscale, per i salari più bassi e le famiglie più numerose. E vogliamo rendere queste misure strutturali. In questo modo possiamo aiutare le famiglie in difficoltà alle prese con l’inflazione e per dare uno stimolo al sistema produttivo attraverso i consumi».
Il governo ha anche promosso una campagna contro il caro voli. Viste le reazioni delle compagnie e il possibile scontro istituzionale con la Ue, avete intenzione di procedere con il provvedimento che limiti l’algoritmo che stabilisce i prezzi dei biglietti? Ma in un libero mercato non è la la domanda che fa il prezzo?
«Il governo si è mosso dopo le segnalazioni dell’Antitrust e dell’Enac. Sono autorità indipendenti che hanno denunciato come nel periodo delle festività natalizie i biglietti verso le isole abbiano raggiunto livelli record. E lo stesso è accaduto nel caso di incidenti ferroviari o disastri naturali come l’alluvione in Emilia-Romagna: quando i cittadini non avevano altra possibilità di spostarsi se non aereo è accaduto che i prezzi dei biglietti siano andati alle stelle. Ma questo non è mercato, è speculazione, una sua distorsione. Infatti, c’è stata una segnalazione da parte di autorità terzi. Del resto, il primo che si è mosso dopo il nostro intervento è una compagnia, che in Italia prende sussidi da parte di aeroporti che si contendono i suoi voli, e che l’Authority ha sanzionato non una ma undici volte. Noi siamo intervenuti dando all’Antitrust quei poteri di intervento sull’algoritmo che prima non aveva».
Nel centrodestra, è considerato uno dei rappresentanti del fronte liberale. Ma i liberisti l’accusano di un politica più “statalista”, come il voler introdurre un paniere di prodotti a prezzo calmierato. Che non per nulla non è stato accettato dalla grande distribuzione. Il ministro Urso si sta scoprendo meno liberale?
«Nella UE paesi come Croazia e Ungheria hanno introdotti prezzi amministrati. Noi non l’abbiamo fatto. Abbiano scelto la strada del dialogo, della trasparenza e della solidarietà: nel rispetto delle regole europee in cui credo fermamente. Attraverso incontri con la distribuzione, esercenti e commercianti ma anche con produttori, piccole e medie imprese, artigiani e cooperative abbiamo individuato un paniere di prodotti di largo consumo che avranno un prezzo calmierato dal 1 ottobre per tre mesi. Al momento non hanno aderito aziende della grande distribuzione, alcune delle quali invece hanno accolto l’invito che è stato fatto loro in Francia dal liberista Macron o in Spagna dal governo socialista. E non mi pare che quando analoga operazione è stata fatta in questi paesi i liberisti italiani abbiamo protestato»