Frenano i pagamenti online Adyen crolla e trascina Nexi
di Sara BennewitzMilano — Profondo rosso per Nexi a Piazza Affari (-3,62%), che aggiorna il nuovo minimo storico a 6,6 euro, dopo i dati deludenti della rivale dei pagamenti Adyen (-38,4% ad Amsterdam). Dopo aver registrato ricavi semestrali in crescita “solo” del 21% a 739 milioni a causa della maggior competizione e di una crescita inferiore alle attese negli Usa, la società olandese che gestisce i pagamenti di colossi come Netflix, Meta, Microsoft e Spotify ha deluso sui margini. Il mol del semestre è calato del 10% a 320 milioni per l’aumento dei costi legati ai dipendenti (+80% a 286 milioni), e dei costi operativi (+66% a 460 milioni).
Al di là del caso Adyen - considerata dagli esperti un’eccellenza - i titoli legati ai pagamenti in questi mesi si sono …
Milano — Profondo rosso per Nexi a Piazza Affari (-3,62%), che aggiorna il nuovo minimo storico a 6,6 euro, dopo i dati deludenti della rivale dei pagamenti Adyen (-38,4% ad Amsterdam). Dopo aver registrato ricavi semestrali in crescita “solo” del 21% a 739 milioni a causa della maggior competizione e di una crescita inferiore alle attese negli Usa, la società olandese che gestisce i pagamenti di colossi come Netflix, Meta, Microsoft e Spotify ha deluso sui margini. Il mol del semestre è calato del 10% a 320 milioni per l’aumento dei costi legati ai dipendenti (+80% a 286 milioni), e dei costi operativi (+66% a 460 milioni).
Al di là del caso Adyen - considerata dagli esperti un’eccellenza - i titoli legati ai pagamenti in questi mesi si sono rivelati molto sensibili al tema dei tassi di interesse e alle possibili conseguenze della frenata dell’economia e dei consumi. Nei verbali dell’ultimo meeting della Fed sono emersi timori per l’andamento dei prezzi Usa, che lasciano presagire nuove strette monetarie, senza contare che anche l’Europa rallenta, con l’Olanda e la Germania che sono già tecnicamente entrate in recessione.
Nexi, dopo la semestrale chiusa con ricavi in crescita dell’8,1% a 1,57 miliardi e margini in aumento dell’11,6% a 771,8 milioni, ha invece confermato i target di una crescita 2023 a doppia cifra della redditività, e per ora pare non risentire troppo di un calo dei consumi.
Tuttavia il gruppo guidato da Paolo Bertoluzzo, paga il fatto si essere più indebitata (5,42 miliardi di euro a fine giugno) rispetto a rivali come la francese Worldline (che a Parigi ieri è crollata del -3,2%), un fattore che in un contesto di tassi in aumento, secondo gli analisti, la rende più esposta ai rischi legati ai fattori macroeconomici. Il debito della società risale in parte alle acquisizioni del 2021, quando Nexi è convolata a nozze con Sia e con la danese Nets. Da allora il gruppo ha aumentato notevolmente i flussi di cassa (stimati in 600 milioni quest’anno), creando sinergie infragruppo, e in queste ore starebbe in trattative avanzate per la vendita di NemId (ora MitId, un sistema digitale di identificazione dei dati) che è stato valutato 110-130 milioni e la cessione della tedesca RatePay, che consente pagamenti dilazionati, che invece secondo gli analisti può valere fino a un miliardo di euro.
Le due attività esulano dal core business dei pagamenti e hanno una redditività inferiore, pertanto Nexi vorrebbe valorizzarle per concentrarsi sui servizi, come quelli del Banco Sabadell (rilevati a marzo per 350 milioni di euro, debiti compresi), espandendo la sua attività geografica come ha già fatto in Grecia e Croazia. Buona parte del capitale di Nexi è in mano a diversi fondi di private equity (padroni in tutto del 39,42% su un flottante del 41%), i quali non hanno venduto al momento della quotazione in Borsa (aprile 2019 a 9 euro), quindi difficilmente lo faranno adesso che il titolo vale il 30% in meno. Tuttavia il probabile e futuro disimpegno di fondi come Advent, Bain e Hellman & Friedman costituisce un ulteriore elemento di incertezza per gli investitori.