Caro benzina, dal tabellone della discordia all’App che non c’è. Ecco come si muovono i prezzi
di Raffaele RicciardiROMA – Sempre alta la tensione sui fronti dei prezzi della benzina. L’aggiornamento delle quotazioni in autostrada del Mimit dice di una verde in modalità self che si porta a 2,019 euro per litro, quando alla vigilia di Ferragosto era a quota 2,015 euro. Il gasolio self, sempre in autostrada è a 1,928 (1,921 il 14 agosto), il Gpl servito è stabile a 0,842 euro come il metano a 1,528 euro.
I conti in tasca agli automobilisti
Numeri che rilanciano la polemica di questi giorni sull’aggravio per il portafoglio degli italiani. Il più semplice dei conti è quello che la Figisc, la Federazione dei benzinai della Confcommercio, fa in tasca agli automobilisti. Andando a prendere la media dei prezzi medi regionali che i gestori degli impianti hanno l’obbligo di pubblicare da ini…
ROMA – Sempre alta la tensione sui fronti dei prezzi della benzina. L’aggiornamento delle quotazioni in autostrada del Mimit dice di una verde in modalità self che si porta a 2,019 euro per litro, quando alla vigilia di Ferragosto era a quota 2,015 euro. Il gasolio self, sempre in autostrada è a 1,928 (1,921 il 14 agosto), il Gpl servito è stabile a 0,842 euro come il metano a 1,528 euro.
I conti in tasca agli automobilisti
Numeri che rilanciano la polemica di questi giorni sull’aggravio per il portafoglio degli italiani. Il più semplice dei conti è quello che la Figisc, la Federazione dei benzinai della Confcommercio, fa in tasca agli automobilisti. Andando a prendere la media dei prezzi medi regionali che i gestori degli impianti hanno l’obbligo di pubblicare da inizio mese, ha calcolato per la benzina in modalità self un +0,029 euro al litro dal 1° al 16 agosto, da 1,92 a 1,949 euro, e un +0,072 euro per il gasolio (da 1,776 a 1,848 euro).
Sedici giorni di aumenti quotidiani che hanno portato la Fegica, la Federazione italiana gestori carburanti e affini, ad attaccare lo stesso "cartello dei prezzi medi, imposto ai distributori dal governo” che “nulla ha potuto, né ha mai avuto alcuna possibilità di farlo, contro gli aumenti dei prezzi dovuti ai valori in ascesa dei mercati internazionali dei prodotti".
La linea difensiva del Mimit del ministro Adolfo Urso ha battuto proprio la via dell’accoppiamento dei prezzi della benzina a quelli delle quotazioni internazionali. “Le quotazioni internazionali medie della scorsa scorsa settimana mostrano, rispetto al mese precedente, aumenti analoghi a quelli del prezzo alla pompa”, ha scritto Urso in una nota mercoledì. Per poi ribadire in tv che "in Italia il prezzo industriale di benzina e gasolio, depurato dalle accise, è stabilmente più basso di Francia Germania e Spagna”. Merito, sostiene Urso, anche della “esposizione del tabellone che indica in ogni distributore il prezzo medio praticato in quel giorno", "il consumatore può scegliere in piena consapevolezza dove rifornirsi al prezzo più basso".
Il tabellone della discordia
Benzinai e consumatori paiono per una volta uniti nella replica al ministro. “Peccato che a differenza degli altri Paesi europei, noi abbiamo una tassazione più elevata: partiamo da una base superiore agli altri e ogni effetto negativo è da noi ancor più visibile”, ragiona Paolo Uniti, segretario della Figisc. Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale dei consumatori, “l’intervento è stato tardivo e i suoi effetti si potranno vedere solo nel tempo, certo non si può dire che siano immediati”.
Critiche anche al concetto di “prezzo medio”. Se l’avversità dei benzinai al cartello è nota (Uniti racconta per altro già di “furti di tabelloni e singole cifre, o inversioni nottetempo da parte di qualche buontempone”), per Dona mostrare la media regionale “si presta a nuove speculazioni. Un po’ come accade per il limite di rincari al 200% dei prezzi dei voli per le isole. Vuol dire che finché non ci arrivi, è tutto lecito. Sarei curioso di sapere dove si colloca oggi chi avrebbe la possibilità, per la propria struttura dei costi, di stare ampiamente sotto la media”.
I controlli della Gdf e l’App che non c’è
Ai benzinai, poi, non va giù la prova muscolare che in questi casi mostra lo Stato. “Appena ci sono andamenti al rialzo sui prezzi, il governo sguinzaglia la Gdf”, dice Uniti. Ieri le Fiamme gialle hanno fatto sapere che nella prima metà del mese sono scattati 1.230 controlli in autostrada e poco meno nella rete secondaria, riscontrando irregolarità in un caso su quattro legate a mancata esposizione o imprecisione nei prezzi e mancate comunicazioni all’Osservaprezzi del ministero. “Se questa è la soluzione del governo, certo è vessatoria per l’anello più debole della catena: i gestori”, dice il segretario.
Un’arma più utile, aggiunge Dona, sarebbe “l’App per geolocalizzare gli impianti con i relativi prezzi. Certo i consumatori non possono peregrinare alla caccia della soluzione migliore per loro, e l’usabilità del sito dell’Osservaprezzi non è puntuale e ottimale. Più volte annunciata, l’applicazione non è mai arrivata: un peccato”.
L'incidenza delle tasse su benzina e gasolio (fonte Eurostat)
Le stime e il macigno delle accise
Insomma, pochi credono che il cartellone possa magicamente cambiare le carte in tavola. "I meccanismi di funzionamento del mercato petrolifero e dei prezzi alla pompa sono uguali in tutto il mondo”, ragiona Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. “A determinare le oscillazione di prezzo è il derivato attaccato al petrolio, cui si aggiunge un margine estremamente risicato di 20 cent, circa il 10% del prezzo finale, che va a coprire tutti i costi di gestione, stoccaggio, sicurezza e via dicendo e include il profitto. E poi c’è una tassazione da circa 1 euro”. Se si prendono i dati aggiornati dalla Commissione europea, il peso delle tasse in Italia supera nettamente il 50%.
Vista da questa dinamica, la situazione attuale per l’esperto non mostra nulla di strano: “Nei mesi scorsi il petrolio era sceso a 70 dollari, poi è risalito da quando l’Arabia Saudita ha iniziato a tagliare la produzione per sostenere i costi. Ora le quotazioni internazionali sono un po’ scese (il Wti oscilla oggi sugli 80 dollari, ndr), ci aspettiamo che anche i prezzi della benzina nei prossimi giorni lo facciano”. Condivide Uniti: “Sembra che il picco sia stato raggiunto, anche se è sempre molto difficile prevedere i mercati energetici”.
In molti tornano alla carica in questi giorni sulla riduzione delle accise. Allo scoppiare della guerra e via via fino alla fine dell’anno scorso, era in vigore lo sconto da 30 cent. Provvedimento che il governo Meloni, anche in continuità con la richiesta internazionale di andare a mirare gli aiuti pubblici anti-rincari, non ha più rinnovato. Se si prendono le quotazioni della scorsa estate, la quotazione in autostrada era circa 40 cent inferiore. Sul punto, per Tabarelli, c’è poco margine: “Abbiamo il prezzo ponderato gasolio-benzina tra i più alti d’Europa perché ci servono i soldi della tassazione. La tassazione sugli oli minerali vale 40 miliardi, dove li prendiamo?”. Rintuzza Dona: "Ogni opposizione contesta la dinamica delle accise, poi quando si va al governo nessuno le riesce a ridurre. E’ un bancomat per il paese, ma lo alimentano i cittadini e le imprese. Non è un tema di vacanze, ma di produttività e di costi che paghiamo anche allo scaffale del supermercato”.
La Coldiretti, in proposito, ricorda che l’88% delle merci viaggia su strada e che a “subire le conseguenze dei rincari è l'intero sistema agroalimentare dove i costi della logistica arrivano ad incidere attorno ad un terzo sul totale dei costi per frutta e verdura”.