De Stefano: “Non è vero che il salario minimo abbassa le altre retribuzioni. La Costituzione non lo permette”
di Valentina ConteROMA - «Sostenere che un salario minimo legale abbassa le retribuzioni di chi sta sopra la soglia è un’assurdità. Non c’è alcuna evidenza che lo dimostri». Il giuslavorista Valerio De Stefano ne è convinto: «Ci sono paletti all’inviolabilità delle retribuzioni: un giudice non farebbe mai passare una decurtazione, ad esempio del 30%, dall’oggi al domani».
Eppure la compressione forzata dei salari è uno dei temi del governo per opporsi al salario minimo.
«Un argomento debole. Si applica sempre la fonte del diritto più favorevole al lavoratore: se la legge dice 9 euro lordi all’ora e il contratto collettivo o individuale dice 10 o 12 euro, il lavoratore sarà pagato 10 o 12 euro. Quello che non vale è andare sotto il limite di legge. Succede già per le ferie: la legge dice 4 settimane all’anno, i contratti non possono scendere a 3, ma certo salire a 5. Non capisco perché per il salario dovrebbe essere diverso».
Cosa succederebbe ai contratti vigenti e a quelli da rinnovare, se pas…
ROMA - «Sostenere che un salario minimo legale abbassa le retribuzioni di chi sta sopra la soglia è un’assurdità. Non c’è alcuna evidenza che lo dimostri». Il giuslavorista Valerio De Stefano ne è convinto: «Ci sono paletti all’inviolabilità delle retribuzioni: un giudice non farebbe mai passare una decurtazione, ad esempio del 30%, dall’oggi al domani».
Eppure la compressione forzata dei salari è uno dei temi del governo per opporsi al salario minimo.
«Un argomento debole. Si applica sempre la fonte del diritto più favorevole al lavoratore: se la legge dice 9 euro lordi all’ora e il contratto collettivo o individuale dice 10 o 12 euro, il lavoratore sarà pagato 10 o 12 euro. Quello che non vale è andare sotto il limite di legge. Succede già per le ferie: la legge dice 4 settimane all’anno, i contratti non possono scendere a 3, ma certo salire a 5. Non capisco perché per il salario dovrebbe essere diverso».
Cosa succederebbe ai contratti vigenti e a quelli da rinnovare, se passasse la legge?
«I livelli retributivi sono protetti dall’articolo 36 della Costituzione. Devono essere proporzionati alla quantità e qualità del lavoro svolto e sufficienti a garantire un’esistenza libera e dignitosa. Difficilmente un datore di lavoro potrebbe rimangiarsi tutto e applicare 9 euro se sta sopra, sia ai contratti vigenti che a quelli da rinnovare. Non sarebbe conforme alla Costituzione».
Ha senso intervenire col salario minimo solo per una piccola porzione di lavoratori?
«Ha senso farlo per tutti. Come lo spieghi al lavoratore che non rientra nel settore scelto dal governo? Introdurre un salario minimo settoriale significherebbe aprire la caccia all’elusione, ad applicare contratti senza minimo. Un livello legale serve anche per aiutare i sindacati deboli nella contrattazione, come dimostra il caso della vigilanza. E anche per il lavoratore precario: deve sapere che la sua ora di lavoro vale 9 euro».
La questione del lavoro povero è più ampia, dice la premier.
«Certo. In Italia c’è un’emergenza salariale. Oltre la soglia minima per tutti, sotto cui non scendere, bisogna regolare i contratti con orari iperflessibili, avere un piano contro il part-time involontario e il sommerso, sostegni per chi ha carichi di famiglia. Ci sono lavoratori pagati a 9 euro all’ora o anche più che non arrivano alla fine del mese perché impiegati solo 10 o 20 ore alla settimana. In Italia si fanno commissioni di inchiesta su tutto. Perché non anche sulle condizioni di vita e lavoro?».