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Salario minimo, le bugie di Meloni: “Non è vero che danneggia i lavoratori sopra la soglia”

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Garnero (Ocse): “In Francia e Germania il livello base ha spinto tutte le retribuzioni”. Lo dimostrano studi consolidati. Il lavoro povero che il governo dice di voler tutelare in realtà viene favorito, tra voucher e contratti senza causali
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ROMA - Non è vero che una soglia di salario minimo fissata per legge abbassa gli stipendi di chi sta sopra quel limite. Come pure non è vero che il governo Meloni ha a cuore il lavoro povero. Lo dimostrano il confronto europeo, il diritto e la Costituzione italiana. E i provvedimenti adottati sin qui dall’esecutivo, per quanto riguarda il lavoro precario e mal retribuito. Eppure queste due affermazioni non vere, ripetute dalla premier dopo l’incontro con le opposizioni dell’11 agosto e nelle interviste successive, rischiano di inquinare il confronto.

Confronto sospeso non solo per le ferie, ma perché Palazzo Chigi ha «mandato la palla in tribuna» - come dicono Pd, M5S, Azione e Avs che nel frattempo raccolgono firme sul salario minimo legale da 9 euro lordi all’ora - affidando al Cnel il compito di elaborare una proposta in 60 giorni, giusto in tempo per inserirla in manovra. Eventualità che ad oggi sembra poco probabile. Più che altro, un modo per prendere tempo.

L’effetto “s…

ROMA - Non è vero che una soglia di salario minimo fissata per legge abbassa gli stipendi di chi sta sopra quel limite. Come pure non è vero che il governo Meloni ha a cuore il lavoro povero. Lo dimostrano il confronto europeo, il diritto e la Costituzione italiana. E i provvedimenti adottati sin qui dall’esecutivo, per quanto riguarda il lavoro precario e mal retribuito. Eppure queste due affermazioni non vere, ripetute dalla premier dopo l’incontro con le opposizioni dell’11 agosto e nelle interviste successive, rischiano di inquinare il confronto.

Confronto sospeso non solo per le ferie, ma perché Palazzo Chigi ha «mandato la palla in tribuna» - come dicono Pd, M5S, Azione e Avs che nel frattempo raccolgono firme sul salario minimo legale da 9 euro lordi all’ora - affidando al Cnel il compito di elaborare una proposta in 60 giorni, giusto in tempo per inserirla in manovra. Eventualità che ad oggi sembra poco probabile. Più che altro, un modo per prendere tempo.

L’effetto “spillover”

Ecco però le bugie. Un salario minimo fissato per legge «rischia di migliorare la retribuzione a meno persone rispetto a quelle a cui viene abbassata», dice la premier. «Non è successo in nessuno dei grandi Paesi europei dove è stato adottato, a partire da Francia e Germania: se ne parla solo in Italia», osserva l’economista Ocse Andrea Garnero. In un suo studio si dimostra anzi il contrario. Un effetto “spillover”, di spinta dal basso verso l’alto, di tutto il monte salari. L’impatto di un incremento dell’1% nel livello del salario minimo porta all’insù dello 0,1-0,2% anche le buste paga di chi sta sopra, con effetti diversi nei vari Paesi considerati: Usa, Francia, Germania, Regno Unito.

«In Francia l’effetto aggregato è più ampio perché il salario minimo è alto e indicizzato all’inflazione e la contrattazione gioca un ruolo molto importante», prosegue Garnero. «L’effetto è minore invece negli Stati Uniti, dove il salario minimo è decisamente più basso e non c’è praticamente contrattazione collettiva. In Germania il salario minimo coesiste senza problemi con una contrattazione forte». Anche altri autorevoli studi europei portano alle stesse conclusioni: un salario minimo non solo non comprime le paghe di chi è sopra la soglia, ma le alza un po’ nei sistemi a forte contrattazione, come l’Italia che conta il 92% dei lavoratori coperti dai contratti firmati da Cgil, Cisl e Uil.

Il lavoro povero non contrastato

Insomma uno stimolo a retribuire di più. Eppure è su questo tema, ripetuto dalla premier e a ritornello anche da ministri, sottosegretari e parlamentari di maggioranza, che il governo Meloni farà leva. Provando a innescare la paura che una volta varata la legge sul salario minimo gli italiani all’improvviso si scoprano più poveri. La povertà lavorativa purtroppo c’è già ora, anche senza minimo salariale. Lo confermano tutti gli studi, a partire dai più autorevoli sfornati in questi anni dall’Istat. In Italia ci sono 3 milioni di lavoratori che sono pagati meno di 9 euro lordi all’ora. Si arriva a 5,2 milioni se spostiamo l’asticella ai 10 euro, più di un terzo. La questione salariale in Italia è molto più seria di come la racconta il governo. Certo un livello minimo fissato per legge da solo non può bastare.

È però una soglia di decenza e partenza. Da accompagnare con norme per contrastare il lavoro nero, il part-time imposto soprattutto alle donne, i lavoretti che tali non sono pagati in “grigio”, le finte partite Iva. Il governo in meno di un anno è andato in direzione contraria: più voucher, niente causale per i contratti a tempo, tolto il Reddito di cittadinanza a chi è povero pur lavorando, taglio del cuneo contributivo per chi non è incapiente, più fringe benefit ad una nicchia. «La sinistra non pensa al lavoro povero», attacca Meloni per confondere le acque. Tema che però non sembra in cima neppure alla sua agenda politica.

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