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Dalla Cina uno spettro Lehman fa tremare l’economia globale

Hangzhou - China, Hangzhou - August 18, 2023 A view of a construction site of the heavily-indebted property giant Evergrande in Hangzhou city in east China's Zhejiang province Friday, Aug. 18, 2023. The developer has filed for bankruptcy protection in the US as the real estate crisis in China deepens. (Shanghai - 2023-08-18, Long Wei/Utuku/ROPI) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate (fotogramma)
Il colosso Evergrande chiede negli Usa la protezione dai creditori esteri, ultimo caso della bolla immobiliare. E il Wall Street Journal evoca la crisi del 2008. Soffrono le Borse in tutto il mondo: si teme l’effetto contagio in Occidente se Pechino non corre ai ripari
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MILANO — I maggiori pericoli per l’economia mondiale, in questa fase storica, arrivano dalla Cina. Ieri mattina i mercati occidentali si sono svegliati con la richiesta del colosso immobiliare cinese Evergrande di ristrutturare il proprio debito contratto sul territorio americano. La società cinese non riesce a ripagare 31,7 miliardi di dollari (su oltre 300 totali) tra obbligazioni, garanzie e obblighi di vario tipo e in base al “capitolo 15” della legge fallimentare americana può chiedere una protezione dalle richieste dei creditori per avere il tempo di aggiustare le cose. La richiesta è arrivata a sorpresa, poiché Evergrande aveva già calendarizzato al 28 agosto la riunione per discutere il piano di rientro con i creditori, nella speranza di vendere la sua società di veicoli elettrici che dovrebbe portare nelle fino a 500 milioni di dollari. Ma la situazione debitoria, evidentemente, è peggiore del previsto.

MILANO — I maggiori pericoli per l’economia mondiale, in questa fase storica, arrivano dalla Cina. Ieri mattina i mercati occidentali si sono svegliati con la richiesta del colosso immobiliare cinese Evergrande di ristrutturare il proprio debito contratto sul territorio americano. La società cinese non riesce a ripagare 31,7 miliardi di dollari (su oltre 300 totali) tra obbligazioni, garanzie e obblighi di vario tipo e in base al “capitolo 15” della legge fallimentare americana può chiedere una protezione dalle richieste dei creditori per avere il tempo di aggiustare le cose. La richiesta è arrivata a sorpresa, poiché Evergrande aveva già calendarizzato al 28 agosto la riunione per discutere il piano di rientro con i creditori, nella speranza di vendere la sua società di veicoli elettrici che dovrebbe portare nelle fino a 500 milioni di dollari. Ma la situazione debitoria, evidentemente, è peggiore del previsto.

La bolla del mercato immobiliare cinese non è una novità per i mercati finanziari internazionali, la si conosce da almeno cinque anni. È stata alimentata da oltre 20 trilioni di dollari di debiti contratti in gran parte dalle amministrazioni locali per finanziare sviluppi immobiliari enormi nelle periferie delle città in assenza di reali compratori. La mancata vendita dei nuovi alloggi sta ora riportando alla dura realtà gli sviluppatori immobiliari, le società di costruzioni e le banche che hanno dato fiato a questo incredibile fenomeno speculativo.

Il problema è che il collasso si sta ora diffondendo alle società finanziarie, i cosiddetti trust, che hanno raccolto denaro presso piccole imprese e investitori privati promettendo rendimenti anche fino al 15% ma ora impossibili da raggiungere.

Oltre alla crisi di Evergrande, nei giorni scorsi sono affiorati i primi segnali di instabilità del primo sviluppatore del paese, Country Garden, e della società di trust Zhongrong, che fa parte di un più ampio conglomerato di società di gestione del risparmio chiamato Zhongzhi Enterprise. Country Garden e Zhongrong, per il momento, non hanno pagato cedole su obbligazioni emesse per circa 30 milioni di dollari, ma è chiaro che questo è un ulteriore segnale di un possibile avvitamento del mercato immobiliare e del sistema ombra che lo ha finanziato. L’industria dei trust cinesi, infatti, con ha circa 2,9 trilioni di dollari di attività in gestione, è stata sempre una fonte di finanziamento per gli sviluppi immobiliari e quindi un crollo di questi veicoli poco trasparenti potrebbe portare grosse perdite a imprese e facoltosi investitori.

Per il momento non ci sono state grosse ripercussioni sui mercati finanziari occidentali dall’evolvere della situazione cinese, anche perché circa l’80% di tutto il debito pubblico del paese è posseduto da istituzioni domestiche. A risentirne di più è stata la Borsa di Hong Kong, che ha perso un 20% da inizio anno, dal momento che il suo listino comprende molte società cinesi. Mentre le Borse europee, come quella tedesca e italiana hanno perso circa il 4% nell’ultimo mese per gli stretti rapporti economici con un paese che è in fase di rallentamento. Il problema per l’Occidente è infatti più economico che finanziario, a causa del venir meno di una locomotiva che negli ultimi due decenni ha viaggiato a ritmi esorbitanti. Ora, dopo tre anni in lockdown da Covid senza sovvenzioni alla popolazione che ha dovuto dar fondo ai propri risparmi, non trova le risorse per ripartire. I consumi languono, l’industria manifatturiera è in contrazione per le minori esportazioni e la disoccupazione giovanile è ai massimi di sempre.

La crisi immobiliare sta dunque toccando il suo apice in un contesto molto deteriorato rispetto a qualche anno fa, quando l’economia cresceva al ritmo del 7-8%. Oggi i broker finanziari continuano a rivedere le stime al ribasso per il 2023-2024, ben sotto il 5% promesso dal governo cinese. E alcuni analisti, come Xiaoxi Zhang, citato dal Wsj, si domandano se sia in arrivo un “Lehman moment” per il sistema finanziario cinese, aggiungendo però che «le autorità di vigilanza lo ritengono improbabile». Già, ma cosa stanno facendo le autorità per cercare di porre un freno a questa slavina? Al momento stanno usando i metodi tradizionali, come la riduzione dei tassi di interesse per facilitare l’acquisto di nuove case o difendendo il cambio dello yuan. Ma oggi non sembra sufficiente. Cai Fang, economista della Banca centrale cinese, ha lanciato l’allarme sollecitando misure draconiane come una maxi iniezione da 550 miliardi di dollari nell’economia per fermare una psicologia deflazionistica e mettere soldi nelle tasche delle persone. La soluzione, dunque, come nelle precedenti crisi, è stampare moneta e affrontare una dura ristrutturazione dei valori del mercato immobiliare, che porterà pesanti perdite per chi vi è rimasto coinvolto. Ma bisogna farlo presto, se si aspetta troppo il momento Lehman può arrivare all’improvviso.

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