Softbank sfrutta il boom dei chip per la quotazione record di Arm
di Giovanni PonsIL presidente e ceo di Softbank Masayoshi (Photo by Tomohiro Ohsumi/Getty Images)
Milano — Dopo quasi due anni di siccità riparte il mercato delle grandi quotazioni a Wall Street. L’inglese Arm, la società che produce chip, controllata dalla conglomerata giapponese Softbank, ha presentato richiesta per sbarcare sul listino del Nasdaq a settembre.
È destinata a essere la matricola più ricca dell’anno. Ma non sarà un’operazione facile sia per la quantità di denaro richiesto al mercato, in base a una valutazione tra i 60 e i 70 miliardi di dollari, sia perché l’attività di Arm è soggetta ad alcuni rischi: il principale è il suo rapporto con la Cina, mercato che vale circa un quarto dei 2,7 miliardi di fatturato di Arm. Nel prospetto informativo è menzionato esplicitamente cpme il business con la Cina sia esposto a rischi economici e politici, tra cui le…
Milano — Dopo quasi due anni di siccità riparte il mercato delle grandi quotazioni a Wall Street. L’inglese Arm, la società che produce chip, controllata dalla conglomerata giapponese Softbank, ha presentato richiesta per sbarcare sul listino del Nasdaq a settembre.
È destinata a essere la matricola più ricca dell’anno. Ma non sarà un’operazione facile sia per la quantità di denaro richiesto al mercato, in base a una valutazione tra i 60 e i 70 miliardi di dollari, sia perché l’attività di Arm è soggetta ad alcuni rischi: il principale è il suo rapporto con la Cina, mercato che vale circa un quarto dei 2,7 miliardi di fatturato di Arm. Nel prospetto informativo è menzionato esplicitamente cpme il business con la Cina sia esposto a rischi economici e politici, tra cui le tensioni tra Pechino e Washington. E nel prospetto c’è anche scritto che la filiale Arm China, da cui dipende gran parte del fatturato, opera in maniera indipendente e né la casa madre né l’azionista Softbank hanno un’influenza diretta, e non sono rappresentati nel consiglio di amministrazione.
I grandi investitori che devono decidere se impiegare i loro soldi nella Ipo stanno valutando tutto ciò e soprattutto il prezzo che sembra particolarmente alto. L’ad di Softbank, Masayoshi Son, ha comprato Arm nel 2016 per 32 miliardi di dollari e ora sta cercando di piazzarla sul mercato al doppio di quel valore approfittando dell’onda potente dell’intelligenza artificiale. I produttori di semiconduttori, come Nvidia, hanno registrato una fortissima crescita in Borsa proprio per le potenzialità di sviluppo in quel settore dove Arm dice di avere grandi prospettive. Ecco perché Arm vorrebbe essere valutata agli stessi multipli di Nvidia, nonostante il business dei telefoni cellulari sia in una fase declinante e sia solo all’inizio della diversificazione nell’automotive e nel cloud computing. Inoltre, i suoi profitti nell’anno che è terminato a marzo 2023 sono stati pari a 524 milioni, in calo del 5%. Per rendere più realistica la valutazione di 60-70 miliardi Softbank nei mesi scorsi ha fatto un’operazione infragruppo comprando la quota di Arm che era in pancia a un’altra sua controllata, il fondo Vision, valutando la società di chip nel complesso 64 miliardi. Ma gli investitori non si fanno impressionare e Son, per creare le giuste condizioni di mercato, ha formato un consorzio di banche blasonate come Goldman Sachs, Barclays, JP Morgan Chase, Mizhuo più altri 24 istituti nella fascia più bassa del collocamento. Son con questa operazione vuole ristabilire la sua credibilità come investitore finanziario dopo le disavventure del Vision Fund, sua creatura, che l’anno scorso ha perso 30 miliardi di dollari.