Brics, l’asse Xi-Putin sfida l’Occidente: il gruppo si allarga. Entrano i due avversari Iran e Arabia Saudita
di Eugenio OccorsioAltro che sconcertati per la morte violenta di Prigozhin. I Brics raddoppiano, anzi di più, con l’ingresso nel “club” di sei nuovi membri, molti dei quali di gran peso: Iran, Argentina, Egitto, Etiopia, Arabia Saudita, Emirati arabi uniti. Si aggiungono a Cina, Russia, Brasile, India e Sudafrica. Tutti i leader, Putin compreso (via Skype), hanno festeggiato l’allargamento – che porterà dal 2024 il gruppo a rappresentare il 36% del Pil mondiale dall’attuale 26% - con autocompiacimento e ostentato entusiasmo, tutto in chiave anti-occidentale. Nessun riferimento, in chiusura del vertice di Johannesburg, né alla moneta comune (l’altro obiettivo del vertice che è stato poi accantonato) né all’imbarazzo per il disastro aereo in Russia, né soprattutto alla sensazione assai diffusa che i Brics stiano diventando una carta in mano a Xi Jinping per creare il suo polo mondiale alternativo a quello atlantico.
Xi chiama Iran e Arabia Saudita allo stesso tavolo
Un obiettivo di fronte al quale Xi non…
Altro che sconcertati per la morte violenta di Prigozhin. I Brics raddoppiano, anzi di più, con l’ingresso nel “club” di sei nuovi membri, molti dei quali di gran peso: Iran, Argentina, Egitto, Etiopia, Arabia Saudita, Emirati arabi uniti. Si aggiungono a Cina, Russia, Brasile, India e Sudafrica. Tutti i leader, Putin compreso (via Skype), hanno festeggiato l’allargamento – che porterà dal 2024 il gruppo a rappresentare il 36% del Pil mondiale dall’attuale 26% - con autocompiacimento e ostentato entusiasmo, tutto in chiave anti-occidentale. Nessun riferimento, in chiusura del vertice di Johannesburg, né alla moneta comune (l’altro obiettivo del vertice che è stato poi accantonato) né all’imbarazzo per il disastro aereo in Russia, né soprattutto alla sensazione assai diffusa che i Brics stiano diventando una carta in mano a Xi Jinping per creare il suo polo mondiale alternativo a quello atlantico.
Xi chiama Iran e Arabia Saudita allo stesso tavolo
Un obiettivo di fronte al quale Xi non guarda in faccia nessuno. A costo di ammettere nell’organizzazione un Paese-canaglia isolato internazionalmente come l’Iran, o l’Egitto con i suoi altalenanti rapporti con i vicini arabi (e con l’occidente), oppure l’Arabia Saudita sul cui leader Mohammed bin Salman grava indelebilmente l’ombra dell’assassinio di Jamal Khashoggi, editorialista del Washington Post (vicenda che peraltro sembra dimenticata anche in occidente) nonché le recenti uccisioni di centinaia di migranti documentate da Human Rights Watch.
Una partita finanziaria, ma non solo
La Cina ha messo come unica condizione per l’allargamento l’adesione dei nuovi membri alla New Development Bank, un’istituzione finanziaria targata Brics con sede a Shanghai che ha cominciato a finanziare iniziative di sviluppo nei Paesi di interesse soprattutto cinese (una trentina di miliardi gli impegni): la potenza economica specialmente dei sauditi (ma anche dell’Iran) mette a portata di mano l’obiettivo di Xi di raggiungere i 100 miliardi di capitalizzazione. La Banca in questione, suo malgrado, opera in dollari: bisognerà vedere se, vista la nuova potenza acquisita dai Brics “più sei”, si riuscirà ad impostare un sistema che preveda magari non una moneta unica ma maggiori scambi fra i Paesi membri con le rispettive monete. «Rispetto al G7, il nuovo blocco appare decisamente meno market-oriented», ha commentato Ziad Daoud, capo economista per i mercati emergenti di Bloomberg Economics. «Il Brics a 11 è un gruppo ancora più eterogeneo, il che potrebbe segnalare un’espansione dell’agenda oltre i temi economici».
Per ora, nessuno vuole rimanere fuori dalla festa. «La piena adesione al gruppo delle economie emergenti del mondo è uno sviluppo di portata storica e una conquista strategica per la politica estera della Repubblica islamica», ha commentato il vice capo dello staff per gli affari politici della presidenza iraniana Mohammad Jamshidi.
Dal petrolio al grano
Molti e tutti importanti sono i possibili sviluppi ulteriori. Tanto per fare un esempio, i quattro maggiori produttori di petrolio al mondo (Russia, Arabia Saudita, Iran ed Emirati) si trovano ora riuniti sotto l’egida dei Brics oltre che quella dell’Opec+ (il segno dell’addizione è stato aggiunto da diversi anni per indicare che la Russia partecipa alle decisioni sulle quote). Accantonati sembrano persino i complicati intrecci dei rapporti all’interno del Medio Oriente, a partire dalle controversie fra Teheran e Riad.
«L’allargamento rafforzerà la fiducia di molti Paesi in un ordine mondiale multipolare», ha insistito il leader indiano Narendra Modi. E il brasiliano Lula, che si è speso con successo per l’ingresso dell’Argentina, non certo una potenza economica, ha detto che il gruppo adesso «deve attivamente impegnarsi per aiutare l’intero sud del mondo».
Insomma nulla ferma le mire espansionistiche, ancorché non propriamente amichevoli verso l’occidente, dei Brics. È pur vero che le dichiarazioni in chiusura del vertice di ieri di tutti i leader hanno inserito – in qualche misura – affermazioni in favore di una governance mondiale ispirata alla pace.
Putin ovviamente non ha fatto riferimento all’“incidente” di poche ore prima, e si è spinto a promettere ai Paesi in via di sviluppo abbondanti forniture di grano, dimenticando il blocco a Odessa e il fatto che quello in possesso dei russi è in buona parte rubato agli ucraini. Ogni Paese peraltro continua ad avere rapporti indipendenti con il resto del mondo, anche se occorrerà tener presente quest’importante sviluppo: nelle stesse ore il quotidiano di Tel Aviv Yediot Ahronot ha scritto che Israele e Arabia Saudita potrebbero stabilire relazioni diplomatiche già all'inizio del prossimo anno.