Combustibili fossili, i sussidi pubblici nel mondo alla cifra record di 7mila miliardi
di Luca PagniNon lo dice un centro studi ambientalista. E nemmeno gli esperti di associazioni che da anni si battono per la riduzione di carbone e petrolio. A sostenerlo sono gli analisti del Fondo monetario internazionale. Il peso dei sussidi ai combustibili fossili a livello globale, nel corso del 2022, ha raggiunto un nuovo record. Siamo arrivati a 7mila miliardi di dollari: una bella cifra tonda che per dare una idea più precisa equivale al 7,1 per cento del Pil globale. Come ulteriore raffronto – si legge nel lavoro dell’Fmi – è più di quanto i governi spendono ogni anno sull'istruzione (4,3% del totale) e due terzi di quanto spendono per la sanità (10,9%).
Come è intuibile, alla base dell’aumento dei sussidi pubblici ci sono gli interventi dei singoli governi a sostegno dei cittadini, delle imprese e del settore energia in generale a fronte della tempesta dei prezzi causata dalla guerra in Ucraina.
A livello di grandi Paesi, è la Cina il maggior sovvenzionatore dei fossili, seguita…
Non lo dice un centro studi ambientalista. E nemmeno gli esperti di associazioni che da anni si battono per la riduzione di carbone e petrolio. A sostenerlo sono gli analisti del Fondo monetario internazionale. Il peso dei sussidi ai combustibili fossili a livello globale, nel corso del 2022, ha raggiunto un nuovo record. Siamo arrivati a 7mila miliardi di dollari: una bella cifra tonda che per dare una idea più precisa equivale al 7,1 per cento del Pil globale. Come ulteriore raffronto – si legge nel lavoro dell’Fmi – è più di quanto i governi spendono ogni anno sull'istruzione (4,3% del totale) e due terzi di quanto spendono per la sanità (10,9%).
Come è intuibile, alla base dell’aumento dei sussidi pubblici ci sono gli interventi dei singoli governi a sostegno dei cittadini, delle imprese e del settore energia in generale a fronte della tempesta dei prezzi causata dalla guerra in Ucraina.
A livello di grandi Paesi, è la Cina il maggior sovvenzionatore dei fossili, seguita da Stati Uniti, Russia, Unione europea nel suo insieme e India.
Ovviamente si tratta di un record che dovrebbe essere aggiornato al ribasso nel corso dell’anno: perché con la riduzione dei prezzi di gas e petrolio dovrebbero anche calare la quota di sussidi. E’ il caso del taglio delle accise a benzina e gasolio deciso dal governo Draghi e poi – dopo una prima proroga – tagliati dall’esecutivo di Giorgia Meloni.
Il Fondo monetario invita i governo a studiare una riforma completa dei sussidi e l’imposizione di correttivi come la carbon tax: in questo modo – si legge nel documento – si avrebbero alcuni risultati molto importanti. In particolare, una carbon tax potrebbe portare alla riduzione delle emissioni di CO2 fino al 43% entro al 2030 rispetto al modello “business as usual” (ovvero nel caso in cui non si facesse nulla per invertire la tendenza). «Questo – sostiene il Fondo monetario – sarebbe in linea con il mantenimento del riscaldamento globale ben al di sotto di due gradi e verso 1,5 gradi”.
Inoltre, a livello globale una revisione dei prezzi porterebbe il benessere netto pari a circa il 3% del Pil ma anche a scongiurare 2 milioni di morti all’anno dovuti all’inquinamento atmosferico.