MILANO – «L’inflazione resta alta, potremmo alzare ancora i tassi se necessario». In un momento molto delicato per le decisioni di politica monetaria, il presidente della Fed, Jerome Powell, nel suo discorso al simposio di Jackson Hole ha scelto di mantenere un atteggiamento da falco ma senza prendere una posizione precisa. E di lasciarsi tutte le opzioni aperte per i prossimi mesi, al costo di fare meno chiarezza su ciò che sta succedendo all’economia americana e mondiale. Ribadendo però alcuni punti fissi. Primo, l’inflazione Usa è ancora troppo alta per considerarla domata, a luglio è risalita dal 3 al 3,2% e la parte “core”, al netto dell’energia e dell’alimentare, è al 4,9%. Di conseguenza i tassi di interesse non possono cominciare a scendere dal 5,25% a cui sono arrivati in poco più di un anno, anzi resteranno alti e se fosse necessario un ulteriore ritocco all’insù la Fed non si tirerà indietro.
MILANO – «L’inflazione resta alta, potremmo alzare ancora i tassi se necessario». In un momento molto delicato per le decisioni di politica monetaria, il presidente della Fed, Jerome Powell, nel suo discorso al simposio di Jackson Hole ha scelto di mantenere un atteggiamento da falco ma senza prendere una posizione precisa. E di lasciarsi tutte le opzioni aperte per i prossimi mesi, al costo di fare meno chiarezza su ciò che sta succedendo all’economia americana e mondiale. Ribadendo però alcuni punti fissi. Primo, l’inflazione Usa è ancora troppo alta per considerarla domata, a luglio è risalita dal 3 al 3,2% e la parte “core”, al netto dell’energia e dell’alimentare, è al 4,9%. Di conseguenza i tassi di interesse non possono cominciare a scendere dal 5,25% a cui sono arrivati in poco più di un anno, anzi resteranno alti e se fosse necessario un ulteriore ritocco all’insù la Fed non si tirerà indietro.
Secondo, l’obiettivo a cui deve mirare il tasso di inflazione rimane al 2%, nonostante il crescente dibattito che vorrebbe questa soglia innalzarsi al 3%. Magari tra due anni l’obiettivo verrà modificato ma al momento è questo e la Fed continuerà la sua battaglia per far sì che la crescita dei prezzi scenda al 2%. Ma per farlo occorre che si vada anche sotto, quindi c’è ancora strada da fare.
Terzo, l’economia americana mostra segni di resilienza, nel secondo trimestre del 2023 ha registrato un robusto più 2,4% che ha rafforzato le stime per il terzo e allontanato le possibilità di una recessione. Il mercato del lavoro rimane ancora molto forte, con disoccupazione ai minimi. Nessun riferimento alla Cina in deflazione e alla crisi del mercato immobiliare del Dragone.
Concetti ribaditi in serata anche da Christine Lagarde, secondo la quale la Bce deve mantenere i tassi a un «livello sufficientemente restrittivo per il tempo necessario per centrare un tempestivo ritorno dell’inflazione al target del 2%».
Questa è la fase in cui bisogna calibrare molto bene gli interventi, perché andare nella direzione sbagliata potrebbe essere deleterio. «Fare troppo poco potrebbe consentire il radicamento di un’inflazione superiore al target – ha detto Powell nel suo discorso – Fare troppo potrebbe anche causare danni inutili all’economia».
L’estrema flessibilità di Powell è stata recepita dai mercati in modo ondivago, prima su, poi giù e poi ancora su. Le borse sono salite e frazionalmente anche i rendimenti dei bond. «Vista quanta strada abbiamo percorso finora, nelle prossime riunioni saremo in grado di procedere con cautela – ha sottolineato il governatore – Valuteremo i dati e l’evoluzione dell’outlook e dei rischi e decideremo se alzare ulteriormente o se mantenere il livello dei tassi».
Il percorso più probabile vede nella prossima riunione di settembre la Fed lasciare i tassi invariati, come aveva fatto a giugno, ma aprendosi la strada per un eventuale ritocco all’insù a novembre, se i dati economici continueranno a essere buoni e l’inflazione non scende velocemente. Il tasso di interesse neutrale – un argomento che appassiona molto gli economisti e le loro teorie ma meno il grande pubblico – cioé quello che tiene a bada l’inflazione ma non soffoca la crescita, non è ancora stato definito, ha detto Powell. Dovrebbe trovarsi intorno al 2,5% nominale che diventa uno 0,5% reale se si sottrae il 2% di inflazione ideale, ma il dibattito resta aperto.
«Seguiremo le stelle sotto un cielo nuvoloso», ha sintetizzato nel finale di discorso Powell, quasi a voler dire che la visibilità è scarsa e per orientarsi occorre tener fissi i propri punti di riferimento. Tuttavia per l’uomo comune tassi alti prolungati nel tempo significano mutui ancora costosi, e per le imprese costo del denaro alto sui prestiti da chiedere alle banche. Mentre per queste ultime il margine di interesse ingrasserà per un bel po’ i bilanci.