Lagarde “insegue” Powell: ecco perché anche in Europa i tassi saliranno ancora
di Eugenio OccorsioChristine Lagarde come Jerome Powell: praticamente le stesse parole, «la lotta all’inflazione non è ancora vinta e i tassi resteranno restrittivi per tutto il tempo necessario», per mandare lo stesso messaggio ai mercati: l’era dei rialzi dei tassi non è finita. Fine dei rialzi addio, malgrado le speranze alimentate dal fatto che l’inflazione è precipitata in poco più di un anno da quasi il 10% al 3% negli Usa e al 5,4% nell’Eurozona (5,9 in Italia). La presidente della Bce è apparsa se non proprio “falco” come Powell, sicuramente “non-colomba” e ha invitato i mercati a tenere duro e non contare su imminenti allentamenti. «Negli ultimi tre anni – ha spiegato - abbiamo vissuto una serie di shock senza precedenti: la pandemia, una guerra in Europa, un nuovo panorama geopolitico, il cambiamento climatico. Un impatto visibile di questi cambiamenti è il ritorno di un’inflazione elevata a livello globale che ha causato angoscia a tutti».
Christine Lagarde come Jerome Powell: praticamente le stesse parole, «la lotta all’inflazione non è ancora vinta e i tassi resteranno restrittivi per tutto il tempo necessario», per mandare lo stesso messaggio ai mercati: l’era dei rialzi dei tassi non è finita. Fine dei rialzi addio, malgrado le speranze alimentate dal fatto che l’inflazione è precipitata in poco più di un anno da quasi il 10% al 3% negli Usa e al 5,4% nell’Eurozona (5,9 in Italia). La presidente della Bce è apparsa se non proprio “falco” come Powell, sicuramente “non-colomba” e ha invitato i mercati a tenere duro e non contare su imminenti allentamenti. «Negli ultimi tre anni – ha spiegato - abbiamo vissuto una serie di shock senza precedenti: la pandemia, una guerra in Europa, un nuovo panorama geopolitico, il cambiamento climatico. Un impatto visibile di questi cambiamenti è il ritorno di un’inflazione elevata a livello globale che ha causato angoscia a tutti».
Se Powell era ricorso all’immagine del “volo verso le stelle fra le nubi”, Lagarde ha detto che «non esiste un manuale di istruzioni per la situazione che stiamo affrontando e quindi il nostro compito è elaborarne uno nuovo». Servono, ha aggiunto, «chiarezza sugli obiettivi, flessibilità nelle analisi e umiltà nell’operare nel nuovo contesto.
L’obiettivo comune, che i due banchieri centrali ritengono evidentemente ancora lontano, è riportare l’inflazione al 2%. «In quest’era di incertezza – ha aggiunto la presidente della Bce – è estremamente importante per le banche centrali assicurare la stabilità dei prezzi in linea con il loro mandato».
Ha sbagliato i pronostici persino Kristalina Georgieva, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, che poche ore prima sempre dal simposio fra i monti del Wyoming aveva detto di vedere «differenze nelle politiche monetarie andando avanti dopo un periodo di forte convergenza». Invece la politica dei tassi resta la stessa, anche se per la verità la convergenza si è persa per i tassi di crescita: addirittura surriscaldata l’economia americana proiettata verso un anno anche migliore di quanto prevede il Fondo Monetario (+1,8%) visto che nel secondo trimestre ha già raggiunto una velocità del 2,4%, in palese sofferenza invece l’Europa che faticherà probabilmente a conseguire lo 0,9% previsto dato che a metà anno il risultato non andava oltre lo 0,6%, zavorrata oltretutto da un’economia-guida, quella tedesca, che è in persistente stagnazione a crescita zero.
Né serve a deviare dal percorso comune il ragionamento delle “due inflazioni” che si sono abbattute contemporaneamente sulle due sponde dell’Atlantico con uguale violenza perché su entrambe si partiva da zero o quasi, ma hanno motivazioni diverse. In America ha funzionato da detonatore la scomposta ripresa post Covid sotto forma di consumi e investimenti che si è sommata alle strozzature della catena dell’offerta perché i fornitori orientali non erano pronti. L’Europa invece si è scoperta fortemente dipendente dalle forniture energetiche russe, e quando la Russia ha scatenato la guerra è scoppiato il corto-circuito. Il problema è che in entrambi i continenti l’inflazione per contagio si è insinuata in tutti i settori economici e lì rimane con analoga persistenza (per esempio essendo l’energia una componente primaria dell’industria i costi del gas o dei trasporti si sono scaricati rapidamente sui prezzi). Poteva sembrare più semplice controllare l’inflazione in America perché è più diretto il controllo dei consumi e degli investimenti, ma invece evidentemente così non è stato.