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Una manovra spezzatino che punta su mini pacchetti per pensioni, welfare, famiglie

(ansa)

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Oltre al taglio del cuneo contributivo, le altre risorse servono solo per piantare bandierine politiche. Micro interventi di dubbio impatto: dai pannolini ai fringe benefit
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ROMA - La manovra debutta sul tavolo del Consiglio dei ministri di domani. Per un primo confronto dopo la pausa estiva, ancora per forza di cose generico, in vista del vertice di maggioranza del 4 settembre. Ma già si sa che sarà una «manovra complicata, non si potrà fare tutto», come messo in chiaro dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il perno della legge di bilancio di quest’anno è la conferma del taglio al cuneo contributivo per i lavoratori dipendenti, come l’anno scorso gli aiuti contro il caro energia. Ma intorno spuntano come cespugli tanti mini pacchetti, non tutti di grande efficacia, da un miliardo, al massimo un miliardo e mezzo - dalle pensioni al welfare alla famiglia - tra bonus, ritocchini, incentivi.

Le bandierine politiche e le coperture mancanti

Una polverizzazione che serve a salvare le bandierine politiche, visto che l’agenda delle promesse elettorali viene rimandata per il secondo anno consecutivo con la formula: «Sarà un obiettivo di legislatura». Fin…

ROMA - La manovra debutta sul tavolo del Consiglio dei ministri di domani. Per un primo confronto dopo la pausa estiva, ancora per forza di cose generico, in vista del vertice di maggioranza del 4 settembre. Ma già si sa che sarà una «manovra complicata, non si potrà fare tutto», come messo in chiaro dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il perno della legge di bilancio di quest’anno è la conferma del taglio al cuneo contributivo per i lavoratori dipendenti, come l’anno scorso gli aiuti contro il caro energia. Ma intorno spuntano come cespugli tanti mini pacchetti, non tutti di grande efficacia, da un miliardo, al massimo un miliardo e mezzo - dalle pensioni al welfare alla famiglia - tra bonus, ritocchini, incentivi.

Le bandierine politiche e le coperture mancanti

Una polverizzazione che serve a salvare le bandierine politiche, visto che l’agenda delle promesse elettorali viene rimandata per il secondo anno consecutivo con la formula: «Sarà un obiettivo di legislatura». Finiscono nel cassetto la flat tax per tutti, l’abolizione della legge Fornero e la Quota 41 secca per le pensioni, il quoziente familiare, il taglio permanente delle accise sulla benzina. Anche il ponte sullo Stretto - feticcio leghista da 13,5 miliardi - andrebbe finanziato già da questa legge di bilancio e il costo spalmato su più anni, a valere anche su fondi europei di coesione. Ma la coperta è molto corta.

E su una manovra da 30 miliardi di entità, quasi quanto quella del 2022, ci sono appena un terzo delle coperture: un po’ di deficit, qualche limatura alla spesa dei ministeri, la tassa sugli extraprofitti delle banche che nell’iter parlamentare diventerà solo un piccolo contributo, un taglio ad alcuni sconti fiscali sempre che il governo abbia il coraggio di toccare quel vaso di Pandora. Le esigenze sono invece molto forti e non sembrano nel menù della destra. A partire da sanità, scuola, povertà e disagio sociale dilagante anche per la forte inflazione che impoverisce chi lavora. Il salario minimo è fuori dai radar dell’esecutivo. Il Reddito di cittadinanza, già abolito, causerà “esodati”: persone senza nessun tipo di sostegno.

Il Pnrr e i mini pacchetti

Per il resto, la spinta all’economia viene affidata mani e piedi al Pnrr i cui progetti al momento stentano. Gran parte della crescita di quest’anno - che economisti e centri di ricerca vedono ormai allo zero virgola, quindi sotto l’1% previsto dal governo - è legata al Pnrr. Come la metà del Pil del prossimo anno, anche quello dimezzato e sotto l’1%. Non resta al governo che la piccola manutenzione. Si promettono micro interventi qui e lì che non spostano molti fondi, ma li disperdono e non è detto che servano a coagulare consensi.

Ecco quindi un mini capitolo pensioni con un’Ape sociale un po’ più rosa che assorbe Opzione Donna: non è la riforma per anticipare in modo flessibile e sostenibile l’uscita dal lavoro, solo un modo per aiutare qualche altro lavoratore e lavoratrice più fragile. Già tanto se sarà poi confermata Quota 103, cara alla Lega, e le pensioni minime a 600 euro per gli over 75, care a Forza Italia.

Anche sulla famiglia, la spinta alla natalità che tutti i ministri al meeting di Rimini si sono impegnati a sostenere, riceverà briciole: premio alle imprese che assumono mamme con tre figli, bonus per il secondo figlio, proroga dei mutui agevolati per coppie under 36, forse rinnovo dello sconto sui pannolini. Così altri interventi spot ai lavoratori, a quella nicchia di dipendenti delle aziende medio grandi: fringe benefit e welfare aziendali agevolati, detassazione di premi di produttività e tredicesime.

Il cuneo e i condoni

L’elefante nella stanza è il taglio del cuneo per 13,8 milioni di lavoratori dipendenti che finisce a dicembre. Costa molto e rischia di creare nel 2024 uno “scalino” per cui la busta paga di gennaio sarà un po’ più bassa di quella di dicembre perché il governo andrà a rinnovare lo sconto “medio” di quest’anno, inferiore ai 100 euro in più al mese così tanto sbandierati. Anche la riforma del fisco è in bilico. Il governo rischia di rimandare il taglio dell’Irpef da quattro a tre aliquote. Difficile però che rinunci ad altre sanatorie e condoni. L’anno scorso ce ne furono 13.

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