ROMA — Tre appuntamenti, una tela. Giorgia Meloni ha bisogno di Parigi e Madrid. Serve un compromesso con Francia e Spagna per un nuovo Patto di stabilità. Non sono gli alleati naturali, né quelli su cui aveva puntato la destra italiana. Ma bisogna evitare il ritorno alle vecchie regole, che alla fine farebbero comodo soltanto alla Germania. Per questo, Palazzo Chigi – in stretto raccordo con il ministro Giancarlo Giorgetti - lavora su un’agenda di incontri informali e riservati. Sono colloqui che servono a sbloccare la partita. E raccontano di un’azione diplomatica che è anche corsa contro il tempo, per cercare un’intesa prima del 31 dicembre 2023.
Il primo appuntamento è quello più in bilico. Nel programma uff…
ROMA — Tre appuntamenti, una tela. Giorgia Meloni ha bisogno di Parigi e Madrid. Serve un compromesso con Francia e Spagna per un nuovo Patto di stabilità. Non sono gli alleati naturali, né quelli su cui aveva puntato la destra italiana. Ma bisogna evitare il ritorno alle vecchie regole, che alla fine farebbero comodo soltanto alla Germania. Per questo, Palazzo Chigi – in stretto raccordo con il ministro Giancarlo Giorgetti - lavora su un’agenda di incontri informali e riservati. Sono colloqui che servono a sbloccare la partita. E raccontano di un’azione diplomatica che è anche corsa contro il tempo, per cercare un’intesa prima del 31 dicembre 2023.
Il primo appuntamento è quello più in bilico. Nel programma ufficioso del Forum Ambrosetti, che si tiene il prossimo fine settimana, è segnata una presenza non ancora confermata: Giorgia Meloni. Sulla carta, la presidente del Consiglio ha declinato l’invito, ma la sua partecipazione non viene ancora esclusa in modo definitivo. Sarebbe l’occasione per incrociare a margine del panel tre personalità chiave: il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, la ministra francese per gli Affari europei Laurence Boone e il commissario spagnolo alla Politica estera Ue Josep Borrell. Sono attesi tutti sul lago di Como, quel giorno. Ed è da lì che potrebbe partire la trattiva.
Serve infatti uno spiraglio per costruire un nuovo Patto. Per raggiungere questo scopo, esiste un altro personaggio chiave, incaricato da Meloni di seguire il dossier: Giancarlo Giorgetti. Il ministro dell’Economia marcherà stretto nelle prossime settimane l’omologo francese Bruno Le Maire, con cui ha un rapporto antico. I due potrebbero incrociarsi presto, tra il 9 e il 10 settembre. E’ il secondo filo che compone la tela.
In quei giorni, si terrà in India il G20. Ad accompagnare Meloni sarà proprio Giorgetti. Nulla ancora di concordato, ma è scontato che il ministro si confronterà con Le Maire. Non solo: il titolare del Tesoro potrebbe tenere un altro bilaterale con l’omologa spagnola Nadia María Calviño. Di più: in vista del G20 di Nuova Dehli le diplomazie lavorano anche a un colloquio tra Meloni e Macron, sempre in questa chiave.
Terzo appuntamento, pochi giorni dopo. Il 15-16 settembre Santiago de Compostela ospiterà l’Ecofin. In quella sede – e dopo i contatti delle settimane precedenti - si capirà se è possibile costruire davvero un accordo continentale su impulso mediterraneo. Ed è proprio per favorire un’alleanza del Sud da opporre ai rigoristi del Nord che la leader di Fratelli d’Italia volerà martedì 29 agosto ad Atene, per una cena con il premier greco. Come sempre, però, il sigillo politico spetterà ai Ventisette leader continentali. Si ritroveranno il 6 ottobre per un summit a Granada, poi a Bruxelles per il Consiglio europeo del 26-27 ottobre.
E’ una strada in salita, sia chiaro. Dall’esito incerto. Ma l’Italia è consapevole di dover comunque necessariamente trattare con Francia e Spagna. E il ragionamento vale anche al contrario: Macron non ama mostrarsi in sintonia con la premier italiana – e lo stesso si applica anche a Sanchez, che cercò fino all’ultimo di derubricare la visita a Roma - ma entrambi beneficerebbero di un’alleanza con l’Italia su questo specifico dossier. La politica è arte del possibile, d‘altra parte. Come ormai comprende la presidente del Consiglio, costretta a far dimenticare i proclami sovranisti pre-elettorali.
La tela, dunque, è affidata a Giorgetti ed è gestita da Meloni. E si nutre del continuo scambio d’opinioni con Bruxelles. In questa chiave, la premier ha già avuto modo di discutere con Ursula von der Leyen e Paolo Gentiloni sui punti critici che allontanano un accordo. E ha ricevuto da entrambi un’analisi e un consiglio. L’analisi: la Germania non consentirà un congelamento delle vecchie regole nel 2024, quindi impegnatevi per un compromesso. Il consiglio: non investite tutte le vostre energie sulla battaglia per scorporare dal Patto gli investimenti su green e digitale, perché la partita del Recovery si chiude tra meno di tre anni. Come a dire: ne avreste un beneficio immediato nel calcolo del rapporto deficit/Pil, ma non risolvereste così l’annoso problema dell’indebitamento.
Se mai si raggiungerà un’intesa, insomma, sarà su un testo assai simile a quello proposto da Gentiloni e bocciato dalla Germania. Magari con qualche concessione a Berlino, che non sia però troppo penalizzante per Roma e Parigi.