✕

In Germania oltre 100 distretti a rischio deindustrializzazione

Un altoforno dell'acciaieria Thyssenkrupp di Duisburg

 (afp)
I costi dell’energia e la mancanza di lavoratori specializzati mettono in crisi la manifattura tedesca. E così il governo Scholz riduce i tempi necessari per avere la cittadinanza
3 minuti di lettura

A Sonneberg una tristissima statua ricorda i tempi d’oro in cui il circondario della Turingia era la capitale dei giocattoli, quando competeva con il gigante dei trenini elettrici Maerklin e produceva montagne di peluche. Sulla piazza centrale il municipio ha piazzato un paio di orsacchiotti di bronzo a ricordare quei bei tempi andati. Dopo la caduta del muro di Berlino e la scomparsa delle fabbriche dei trenini e peluche, la zona ha puntato moltissimo sull’industria del vetro e sulle fabbriche che lavorano i metalli. Ma i picchi dei prezzi energetici e la cronica mancanza di lavoratori specializzati, legata anche all’emorragia demografica che colpisce un po’ tutte le regioni della vecchia Germania Est, rischiano di nuovo di spazzare via tutto. Non è difficile cogliere una correlazione tra questo scenario cupo e la notizia scioccante che ha scosso la Germania a fine giugno. Sonneberg ha eletto un sindaco dell’ultradestra Afd, Robert Sesselmann. È la prima volta nella storia.

Che que…

A Sonneberg una tristissima statua ricorda i tempi d’oro in cui il circondario della Turingia era la capitale dei giocattoli, quando competeva con il gigante dei trenini elettrici Maerklin e produceva montagne di peluche. Sulla piazza centrale il municipio ha piazzato un paio di orsacchiotti di bronzo a ricordare quei bei tempi andati. Dopo la caduta del muro di Berlino e la scomparsa delle fabbriche dei trenini e peluche, la zona ha puntato moltissimo sull’industria del vetro e sulle fabbriche che lavorano i metalli. Ma i picchi dei prezzi energetici e la cronica mancanza di lavoratori specializzati, legata anche all’emorragia demografica che colpisce un po’ tutte le regioni della vecchia Germania Est, rischiano di nuovo di spazzare via tutto. Non è difficile cogliere una correlazione tra questo scenario cupo e la notizia scioccante che ha scosso la Germania a fine giugno. Sonneberg ha eletto un sindaco dell’ultradestra Afd, Robert Sesselmann. È la prima volta nella storia.

Che quel lembo di terra al confine con la vecchia cortina di ferro sia una zona ad alto rischio di deindustrializzazione lo hanno messo nero su bianco anche alcuni studiosi delle Università di Kassel e Tubinga e dell’istituto di ricerca IW. Il loro rapporto testimonia che in Germania 117 aree su 400 sono “gravemente colpite dai mutamenti epocali” che stanno impensierendo il Paese. Tra le zone più a rischio, appunto, c’è anche il circondario di Sonneberg. Ma anche una zona del Palatinato che sembra un simbolo delle sfide che la prima economia del continente sta attraversando in questa fase difficile.

Gli indici della produzione industriale in Germania

 

Il caso Donnersbergkreis è una metonimia della Germania, concentra le enormi trasformazioni che la sua maggiore industria manifatturiera sta attraversando e le sfide cui è esposta in pochi chilometri quadrati. In quella zona rurale del Palatinato sono a rischio tre settori: l’indotto automobilistico, le fonderie d’acciaio e l’industria del cemento. Borgwarner produce turbine per i motori a scoppio: la conversione del cuore dell’industria tedesca ai motori elettrici e “puliti” ha costretto l’azienda a una rapida trasformazione che cancellerà entro il 2028 più della metà dei posti di lavoro: da 1.600 a 700. Sempre in quella zona a Sudest di Magonza il cementificio di Dyckerhoff e la fonderia Gienanth fanno i conti con un altro dilemma attuale: la mancanza di lavoratori qualificati. Mentre scompaiono i posti di lavoro legati a mansioni che stanno diventando via via obsolete, manca ancora chi sia in grado di affrontare quelle nuove che emergono dalla inevitabile metamorfosi dell’industria.

Il nodo del “Fachkraeftemangel”, della mancanza di lavoratori qualificati fa discutere la Germania da mesi. E, come dimostrano dati recenti, è diventata una vera e propria zavorra sia per l’industria, sia per il settore dei servizi. Una recente indagine di Stepstone rivela che il 90 per cento delle imprese non trova candidati adeguati per i posti di lavoro vacanti. L’azienda che si occupa di collocamento ha interpellato 10 mila persone – 2.800 erano manager e dirigenti degli uffici del personale – e ha scoperto che quei posti vuoti stanno causando un calo della produttività al 76% delle imprese. Si tratta di un aumento del 16% rispetto al periodo pre-pandemia.

Ma come avrebbe detto il comico Catalano: meglio troppi posti di lavori che troppo pochi. È anche la cruciale differenza con gli anni in cui la Germania era stata bollata come “malato d’Europa” e scontava tassi di disoccupazione alle stelle, vent’anni fa. Peraltro il governo Scholz sta correndo ai ripari. Mercoledì scorso ha approvato una legge importante che accorcia enormemente i tempi per ottenere la cittadinanza tedesca. Dagli otto attuali si scende a cinque anni per conquistare il passaporto tedesco, che possono diventare tre se si ottengono risultati scolastici o lavorativi eccezionali. La “Einbuergerungsgesetz”, “legge per la cittadinanza”, che porta la firma della ministra dell’Interno Nancy Faeser, ha lo scopo dichiarato di attirare un maggior numero di lavoratori stranieri in Germania. «Riusciremo ad attirare le migliori teste del mondo soltanto se riusciranno a diventare in tempi ragionevoli membri a pieno titolo della nostra società, con tutti i diritti democratici», ha detto la ministra socialdemocratica.

Michael Huether, direttore del’istituto economico IW, ha scritto di recente, a proposito della deindustrializzazione, che le enormi trasformazioni in atto – dalla riconversione energetica accelerata dalla guerra in Ucraina, alla decarbonazzazione e la metamorfosi verde dell’industria – non stanno mettendo in atto una sana, schumpeteriana “distruzione creatrice”. Il problema, in soldoni, è che in Germania non si intravede una Silicon Valley. La “locomotiva d’Europa” dipende ancora dai settori classici della manifattura: l’automotive, la chimica, l’elettrico, la produzione di macchinari, insomma dai tradizionali punti di forza della Germania. Ed è anche lì che vengono prodotti la stragrande maggioranza dei brevetti e dell’innovazione tedesca. Se non si affronteranno seriamente l’incombente tragedia demografica – nei prossimi anni andrà in pensione la generazione dei baby boomer – e il nodo cruciale della mancanza della manodopera qualificata, Huether prevede un dimezzamento dei ritmi di crescita della Germania. Il potenziale, per il prossimo decennio, è un tasso medio di 1,5%. Ma se non si trovano i lavoratori del futuro e non si riempie la voragine occupazionale e il deficit nella spesa sociale che creeranno i baby boomer, la Germania potrà crescere soltanto di tre quarti di punto all’anno. E sarà un dramma anche per il resto del continente, Italia in testa.

Leggi i commenti