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La mesta fine del vaccino italiano. Invitalia fatica a uscire da Reithera

La due diligence avviata un anno fa con un fondo si è chiusa senza successo. La società pubblica tratta con altri candidati e vuole recuperare i 15 milioni investiti
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Archiviata la pandemia, la società pubblica Invitalia cerca di lasciarsi alle spalle l’avventura in Reithera, l’azienda che aveva tentato senza successo di lanciare un vaccino italiano contro il Covid. È dall’anno scorso che l’Agenzia nazionale per lo sviluppo, di proprietà del ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti, tenta di vendere la partecipazione del 27% nella società di biotecnologie. Con l’intenzione, però, di recuperare i 15 milioni spesi nel 2021 per l’operazione.

A gennaio di due anni fa, l’allora commissario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, aveva reputato necessario mettere in campo Invitalia, all’epoca da lui stesso guidata, per comprare una quota di minoranza di Reithera. L’operazione rientrava in un più ampio progetto di sostegno e finanziamenti pubblici nei confronti dell’azienda con base a Roma, controllata dalla svizzera Keires, che avrebbe dovuto produrre il vaccino nello stabilimento di Castel Romano.

Archiviata la pandemia, la società pubblica Invitalia cerca di lasciarsi alle spalle l’avventura in Reithera, l’azienda che aveva tentato senza successo di lanciare un vaccino italiano contro il Covid. È dall’anno scorso che l’Agenzia nazionale per lo sviluppo, di proprietà del ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti, tenta di vendere la partecipazione del 27% nella società di biotecnologie. Con l’intenzione, però, di recuperare i 15 milioni spesi nel 2021 per l’operazione.

A gennaio di due anni fa, l’allora commissario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, aveva reputato necessario mettere in campo Invitalia, all’epoca da lui stesso guidata, per comprare una quota di minoranza di Reithera. L’operazione rientrava in un più ampio progetto di sostegno e finanziamenti pubblici nei confronti dell’azienda con base a Roma, controllata dalla svizzera Keires, che avrebbe dovuto produrre il vaccino nello stabilimento di Castel Romano.

Appena il mese dopo, però, un fatto muta il corso degli eventi: a febbraio del 2021 nasce il governo Draghi, che prende il posto del Conte 2 e che, tra i primi provvedimenti, sostituisce il commissario Arcuri con Francesco Figliuolo. Sull’approccio alla pandemia cambia il vento. Non bastasse, a maggio dello stesso anno, la Corte dei Conti blocca il pacchetto di finanziamenti da 50 milioni, a carico di Invitalia, di cui Reithera avrebbe dovuto beneficiare. La decisione è motivata dalla mancanza di un «valido e sufficiente investimento produttivo». Man mano che la pandemia si fa meno pericolosa, il vaccino italiano anti Covid appare sempre meno realizzabile.

La prima trattativa

Un nuovo scossone arriva all’inizio dell’estate del 2022, quando Bernardo Mattarella prende il posto di Arcuri al vertice di Invitalia come amministratore delegato. All’avvicendamento corrisponde la volontà della società di mettere fine all’avventura dello Stato in Reithera. Nel bilancio di Invitalia diffuso a luglio dell’anno scorso, si scopre così che la partecipazione del 27% nella società delle biotecnologie è in vendita. Il documento svela che è stata ricevuta «una manifestazione di interesse da un importante fondo che opera nel settore farmaceutico. Le attività di due diligence sono ancora in corso» si avvisa. Soltanto che oggi, a oltre un anno di distanza, quelle trattative non hanno ancora portato da nessuna parte.

Lo si evince dal nuovo bilancio di Invitalia, pubblicato nei giorni scorsi, che a livello generale mostra per il 2022 una perdita consolidata di 31 milioni rispetto agli utili di 84,4 milioni realizzati nel 2021. Il margine operativo lordo della società pubblica guidata da Mattarella, tra le altre cose proprietaria del Mediocredito Centrale e grande azionista di Acciaierie d’Italia (ex Ilva), si è invece ridotto di oltre 126 milioni, passando da 149,2 a 22,8 milioni. «Tale decremento - spiega la relazione finanziaria di Invitalia - è giustificato essenzialmente dallo straordinario ricorso al Fondo di garanzia gestito da Mediocredito Centrale, durante la fase emergenziale che aveva consentito alla controllata di sviluppare un volume commissionale di gran lunga superiore rispetto a quello dell’esercizio in esame».

Insomma, l’acquisizione del 27% di Reithera non è l’unico retaggio lasciato sulla società pubblica dalla pandemia. Lo stesso bilancio, a proposito dell’azienda biotecnologica, svela infatti che il vecchio accordo siglato tra l’ex ministero dello Sviluppo Economico (oggi Mimit, guidato da Adolfo Urso), Invitalia e Reithera, «volto a sostenere il programma di sviluppo industriale nel settore farmaceutico presso lo stabilimento produttivo di Castel Romano, è stato risolto senza ulteriore seguito». Inoltre, l’agenzia pubblica fa sapere che «a oggi sono pervenute diverse manifestazioni di interesse per l’acquisto del pacchetto azionario detenuto da Invitalia che sono in corso di valutazione».

Obbiettivo 15 milioni

In altri termini, il 27% di Reithera rimane in vendita ma non è ancora stato individuato un compratore. E se a dirsi interessato l’anno scorso era stato un fondo del settore farmaceutico, oggi ci sono diversi potenziali acquirenti. Proprio per questo motivo, Invitalia ha deciso di non svalutare la quota, mantenendola così a bilancio al valore di carico di 15 milioni, nonostante i risultati. I dati di preconsuntivo del 2022, infatti, evidenziano, per Reithera un valore della produzione pari a 25 milioni e una perdita di esercizio di 4,9 milioni. «Le attività di advisoring per la valutazione del valore di equity della società collegate alle manifestazioni d’interesse sopra richiamate tuttora in corso - spiega Invitalia con riferimento alla società di biotecnologie - confermano il valore della partecipazione». Per questo motivo, aggiunge il documento, «seppur in presenza di una variazione negativa di patrimonio netto, non si è proceduto a effettuare uno specifico impairment (svalutazione, ndr) coerentemente a quanto indicato nella policy relativa al trattamento contabile delle partecipazioni acquisite con contributi pubblici e mezzi di terzi». In sintesi, quindi, Invitalia è fiduciosa di riuscire a rivendere il 27% di Reithera almeno a quei 15 milioni spesi per l’acquisto della quota nel 2021. Con una pandemia in mezzo, sembra una vita fa, ma sono passati appena due anni e sei mesi.

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