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Faioli: “Fissare una soglia di salario minimo è sbagliato. Le imprese potrebbero uscire dai contratti nazionali”

Michele Faioli, giuslavorista e consigliere Cnel

 
Per il giuslavorista e consigliere esperto del Cnel meglio “estendere i livelli minimi dei contratti nazionali e poi sperimentare una soglia intersettoriale applicandola ai lavoratori più vulnerabili”
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ROMA — «Il cambio politico potrebbe creare in effetti qualche imbarazzo tra noi consiglieri esperti del Cnel in carica, ma a fine mandato», ammette Michele Faioli, giuslavorista dell’università Cattolica. «Ma se l’impasse sulle nomine non sarà superato, toccherà all’attuale Cnel tentare di elaborare una proposta sul salario minimo e cercare una mediazione. Il governo si aspetta una risposta per il 10 ottobre. E i 9 euro lordi non mi convincono».

Professore, è contrario a un salario minimo legale?

«Se si deve intervenire, si deve farlo bene. Mettere una soglia tanto per metterla mi vede contrario perché si sbilancia il ruolo della contrattazione. La proposta dell’opposizione mi sembra pasticciata e potrebbe creare problemi legislativi».

Scritta male?

«Mette insieme due elementi che renderebbero l’Italia un unicum nel panorama europeo: l’erga omnes, estensione della validità dei contratti nazionali a tutti, e i 9 euro lordi all’ora». 

Non è la giusta combinazione?

«Accadrebbe…

ROMA — «Il cambio politico potrebbe creare in effetti qualche imbarazzo tra noi consiglieri esperti del Cnel in carica, ma a fine mandato», ammette Michele Faioli, giuslavorista dell’università Cattolica. «Ma se l’impasse sulle nomine non sarà superato, toccherà all’attuale Cnel tentare di elaborare una proposta sul salario minimo e cercare una mediazione. Il governo si aspetta una risposta per il 10 ottobre. E i 9 euro lordi non mi convincono».

Professore, è contrario a un salario minimo legale?

«Se si deve intervenire, si deve farlo bene. Mettere una soglia tanto per metterla mi vede contrario perché si sbilancia il ruolo della contrattazione. La proposta dell’opposizione mi sembra pasticciata e potrebbe creare problemi legislativi».

Scritta male?

«Mette insieme due elementi che renderebbero l’Italia un unicum nel panorama europeo: l’erga omnes, estensione della validità dei contratti nazionali a tutti, e i 9 euro lordi all’ora». 

Non è la giusta combinazione?

«Accadrebbe che le piccole imprese, ma anche le medie e le grandi, potrebbero scegliere di applicare i 9 euro orari – anziché i 12-13-14 euro - e dire così di essere conformi alla legge e poi uscire dai contratti nazionali».

È la posizione della premier Meloni che teme uno schiacciamento verso il basso delle retribuzioni.

«Chi studia conosce le insidie della materia. Credo che in questo campo delicatissimo non debbano esserci ideologie».

Le posizioni politiche si sono invece cristallizzate. Come se ne esce?

«Suggerisco di trovare un modo per estendere i livelli minimi dei contratti nazionali e di evitare di fissare un numero, come i 9 euro. E poi sperimentare una soglia intersettoriale applicandola ai lavoratori più vulnerabili, ispirandoci il più possibile al caso tedesco. Sarebbe poi utile mettere in campo un’authority che intervenga quando non si rinnovano i contratti nei tempi previsti».

Ma come si fa a selezionare i livelli minimi da estendere a tutti?

«È il nodo centrale della questione: quali contratti scegliere e quali minimi. Si può fare con una legge sulla rappresentatività che dica chi rappresenta chi tra imprese e sindacati firmatari dei contratti. Oppure si prendono i contratti che proteggono di più e hanno i minimi più alti: lo può fare la stessa authority».

Si arriverà a un voto a maggioranza sulla proposta Cnel di salario minimo?

«Spero proprio di no. Nella consiliatura uscente si è cercato di evitare la conta e adottato i documenti all’unanimità. E ciò rispetta la natura del Cnel, composto di tre anime: quella governativa, i sindacati e le imprese. O si arriva a un risultato condiviso da tutti o non arriveremo a nulla. Quello che sicuramente il presidente Brunetta proverà a fare è ricucire le varie posizioni. È una delle occasioni più importanti per dare attuazione all’articolo 99 della Costituzione istitutivo del Cnel».

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