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Il Pil Usa rallenta e frena la Fed ma l’inflazione europea mette in crisi le scelte della Bce

Il presidente della Fed Jerome Powell REUTERS/Elizabeth Frantz/File Photo

 (reuters)
I dati macro pubblicati in America e in Europa portano a decisioni diverse da parte delle banche centrali in vista degli appuntamenti di settembre
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Milano — Arrivano segnali di rallentamento economico negli Usa e di difficoltà a far scendere l’inflazione in Europa, in particolare in Germania. E tutto ciò spinge nella direzione di mantenere i tassi di interesse invariati nella riunione di settembre della Fed, mentre la Bce potrebbe cogliere la palla al balzo per alzare di un altro 0,25%.

Il Pil americano del secondo trimestre è stato rivisto al più 2,1% dal più 2,4% inizialmente previsto. L’aggiornamento è legato a investimenti privati più bassi rispetto alle stime iniziali, mentre la spesa pubblica si è rivelata più alta. Il minore slancio dell’economia Usa si coglie anche dai dati del mercato del lavoro privato che tuttavia si conferma solido. Le aziende del settore privato, secondo quanto emerge dal rapporto mensile dell’Adp National Employment Report, hanno creato 177 mila posti di lavoro nel mese di agosto, contro i 371 mila (dati rivisto al rialzo) del mese di luglio, e meno delle attese degli analisti che stimavano un aume…

Milano — Arrivano segnali di rallentamento economico negli Usa e di difficoltà a far scendere l’inflazione in Europa, in particolare in Germania. E tutto ciò spinge nella direzione di mantenere i tassi di interesse invariati nella riunione di settembre della Fed, mentre la Bce potrebbe cogliere la palla al balzo per alzare di un altro 0,25%.

Il Pil americano del secondo trimestre è stato rivisto al più 2,1% dal più 2,4% inizialmente previsto. L’aggiornamento è legato a investimenti privati più bassi rispetto alle stime iniziali, mentre la spesa pubblica si è rivelata più alta. Il minore slancio dell’economia Usa si coglie anche dai dati del mercato del lavoro privato che tuttavia si conferma solido. Le aziende del settore privato, secondo quanto emerge dal rapporto mensile dell’Adp National Employment Report, hanno creato 177 mila posti di lavoro nel mese di agosto, contro i 371 mila (dati rivisto al rialzo) del mese di luglio, e meno delle attese degli analisti che stimavano un aumento di 195 mila unità. La crescita dei salari sta però contribuendo a spingere la spesa dei consumatori.

In Europa si è invece avuto un test importante per quanto riguarda l’inflazione, che è scesa meno del previsto in Germania ad agosto, al 6,4% contro una stima degli analisti del 6,3%, mentre in Spagna ha accelerato al 2,4%, sopra a quanto registrato in luglio, quando l’indice era al 2,1%. E oggi toccherà a Francia e Italia pubblicare i dati. «Una larga parte dell’inflazione deriva dagli alti prezzi per l’importazione dell’energia - ha detto il cancelliere tedesco Olaf Scholz -. È una buona notizia che questi prezzi ora stanno scendendo e che probabilmente scenderanno ancora».

La Germania rischia di chiudere l’anno in recessione e la questione degli alti prezzi dell’energia è quella che preoccupa di più gli industriali tedeschi, che ritengono il pacchetto di stimolo all’economia da 32 miliardi proposto dal ministro delle Finanze Christian Lindner insufficiente in quanto manca l’impegno a sovvenzionare i costi dell’elettricità. «L’industria tedesca lancia un Sos, ma il governo continua a ignorare la grave emergenza», hanno affermato i rappresentanti dell’industria chimica, particolarmente colpita. Ma Scholz non ha ancora preso una posizione chiara sui sussidi elettrici: «La questione di garantire un approvvigionamento energetico a basso costo è una questione aperta per il governo».

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