Intelligenza artificiale, la scossa per il Pil italiano può valere fino a 312 miliardi
di Filippo SantelliUna massiccia iniezione di produttività, che in Italia ristagna da decenni. E un antidoto alla riduzione della forza lavoro, effetto del rapido invecchiamento della popolazione. Se le aziende e la pubblica amministrazione italiane adottassero in maniera diffusa l’Intelligenza artificiale, in particolare la sua frontiera “generativa”, il nostro Paese potrebbe vedere il Pil aumentare fino a 312 miliardi di euro, il 18%. Un Pnrr e mezzo. La stima è in uno studio realizzato da The European House – Ambrosetti e Microsoft, presentato oggi in apertura del forum di Cernobbio. Ma il condizionale è d’obbligo, spiega il rapporto. Perché l’integrazione di questa rivoluzione negli ingranaggi del Made in Italy dipende dal superamento di alcuni gravi ritardi: la bassa digitalizzazione delle imprese, in particolare il corpaccione di piccole e micro aziende, e la scarsità di lavoratori con competenze digitali, di base e avanzate.
Le grandi aziende sono pronte
Lo studio, intitolato “Ai 4 Italy”, prova per la prima volta a stimare nel dettaglio l’effetto che potrebbero avere gli algoritmi intelligenti sull’economia del nostro Paese, settore per settore. Lo fa innanzi tutto fotografando lo stato dell’arte, con un sondaggio condotto tra cento aziende. Emerge che il 78% di loro ha già adottato o sperimentato delle applicazioni di Ai generativa, oppure ha in programma di farlo nel prossimo futuro. Un dato incoraggiante, anche se nel campione prevalgono imprese medie e grandi, più portate all’innovazione.
Una spinta alla produttività
Il passo successivo allora è ipotizzare che in futuro quella percentuale massiccia di adozione si estenda a tutta Italia Spa, e capire come cambierebbe l’attività delle imprese. Il primo dato è che tutti i settori sarebbero trasformati: la domanda non è “se”, ma “quanto”. E la risposta è che gli aumenti di produttività sarebbero più contenuti - sotto il 20% - nei comparti con una componente fisica più accentuata, come agricoltura e costruzioni, medi – tra il 20 e il 25% - per commercio, educazione, pubblica amministrazione e servizi professionali, e alti – sopra il 25% - per aziende digitali e finanziarie. Mentre dal punto di vista delle mansioni l’impatto sarebbe massimo per gli impiegati, che svolgono attività di routine automatizzabili, ma notevole anche per professionisti, manager, ricercatori e creativi, a testimonianza del fatto che l’AI “parlante” cambierà la vita anche a figure più qualificate.
Il lavoro “liberato”
L’ingresso di questo assistente universale in azienda, capace di affiancare gli uomini nella ricerca, nella scrittura di un codice o nella progettazione di un prototipo, nell’ottimizzazione della filiera produttiva o nell’assistenza ai clienti, può quindi essere stimato in due modi. A parità di ore lavorate può dare al Pil una spinta da 312 miliardi, il 18%. Oppure, a parità di valore aggiunto, “liberare” 5,7 miliardi di ore di lavoro umano ogni anno. L’effetto complessivo sarà un incrocio tra i due: alcune aziende useranno la produttività extra per fare di più, altre per fare lo stesso con meno lavoro.
Serve una rivoluzione digitale
Ecco la dibattuta e irrisolta questione: l’AI toglierà lavoro agli umani? Lo studio risponde che nel complesso non sarà così e di certo Microsoft, in prima linea nello sviluppo degli algoritmi, non ha interesse ad alimentare paure. Ma è vero che, prima della disoccupazione tecnologica, il problema dell’Italia è opposto: poca innovazione, poca crescita, poco lavoro di qualità. Gli allarmi che manda lo studio, allora, sono altri. Uno generale, sulla necessità che lo sviluppo dell’AI sia etico, attraverso un dialogo tutto da definire tra governi e aziende. E uno alla politica italiana. Perché l’adozione dell’AI sia capillare, bisogna prima rendere digitali 113 mila piccole imprese. E aumentare gli scritti a corsi di laurea hi-tech - oggi al livello più basso in Europa - di 130 mila unità. L’AI è un treno che l’Italia non può perdere, ma per poterci salire serve una svolta tutta da costruire.
