Spazio, il caso Musk e il rischio di monopolio delle rotte orbitali
di Mario PlateroChissà come avrà reagito Elon Musk, nuovo grande dominatore privato dello spazio, quando per un attimo, nel caldo infernale di agosto, la nostra immaginazione non ha avuto limiti: pochi giorni dopo un fallimento russo, la missione dell’India, Chandrayaan-3, raggiungeva un obiettivo storico: la prima esplorazione diretta del Polo Sud lunare, zona potenzialmente ricchissima di acqua e minerali che aiuterebbe enormemente il fabbisogno terrestre. Il futuro sembrava improvvisamente aprirsi davanti a noi. L’atmosfera nella sala controllo indiana e nel Paese straripava emozione. La Russia già in difficoltà in Ucraina mostrava altre debolezze per i suoi sogni di gloria. Alla geopolitica, in subbuglio fra guerre, nuove alleanze e nuove potenze emergenti, si aggiungeva un nuovo elemento di destabilizzazione.
Come il Far West
E l’America? Non sembrava anche lei indietro, con la Nasa in ristrettezze economiche? Forse. E qui arriviamo a una questione centrale per il dibattito spaziale del nostr…
Chissà come avrà reagito Elon Musk, nuovo grande dominatore privato dello spazio, quando per un attimo, nel caldo infernale di agosto, la nostra immaginazione non ha avuto limiti: pochi giorni dopo un fallimento russo, la missione dell’India, Chandrayaan-3, raggiungeva un obiettivo storico: la prima esplorazione diretta del Polo Sud lunare, zona potenzialmente ricchissima di acqua e minerali che aiuterebbe enormemente il fabbisogno terrestre. Il futuro sembrava improvvisamente aprirsi davanti a noi. L’atmosfera nella sala controllo indiana e nel Paese straripava emozione. La Russia già in difficoltà in Ucraina mostrava altre debolezze per i suoi sogni di gloria. Alla geopolitica, in subbuglio fra guerre, nuove alleanze e nuove potenze emergenti, si aggiungeva un nuovo elemento di destabilizzazione.
Come il Far West
E l’America? Non sembrava anche lei indietro, con la Nasa in ristrettezze economiche? Forse. E qui arriviamo a una questione centrale per il dibattito spaziale del nostro tempo: pubblico o privato? Come dobbiamo considerare lo spazio? Territorio di conquista come il Far West, occupato progressivamente da carovane di pionieri, o bene comune dell’umanità da esplorare e utilizzare con cautela, prudenza e regole nell’interesse del nostro futuro?
La questione è centrale perché l’economia spaziale già oggi vale oltre 460 miliardi di dollari e in altri quindici anni arriverà a mille. Cresce a un ritmo dell’8% all’anno ed è già suddivisa in settori che mostrano quanto il pubblico sia in minoranza rispetto al privato. Di quei 460 miliardi, 364 miliardi sono servizi commerciali e satellitari, 29 vanno al manifatturiero, 16 alla gestione di operazioni spaziali, 10 alla programmazione e gestione dei lanci, 5 ai lavori a terra. Sul totale, il settore governativo civile rappresenta 31 miliardi di dollari e quello militare altri 31, in netta minoranza.
Le entrate previste della Space Economy
Fra coloro che perseguono lo spazio privatamente i più conosciuti sono Jeff Bezos, con Blue Origin, Richard Branson, fondatore di Virgin e ora di Virgin Galactic, un progetto che vuole portare turisti nello spazio a un costo di 450 mila dollari al biglietto. C’è anche Orbital Assembly, che programma per il 2025 una stazione spaziale ad uso albergo. Ma la parte del leone tocca a Elon Musk, il creatore di Tesla, ma soprattutto il fondatore di SpaceX, l’azienda spaziale con piattaforme di lancio, produzione di razzi e moduli di atterraggio lunari per conto del governo americano e creatrice di Starlink, un sistema satellitare che offre servizi Internet al consumo in oltre 60 Paesi. Per dare un’idea delle dimensioni, SpaceX ha eseguito 164 lanci contro i 21 di Blue Origin. Starlink oggi ha circa 5 mila piccoli satelliti a bassa orbita, con un milione di abbonati al dicembre 2022 e 1,5 milioni a maggio di quest’anno. La previsione per il 2025 è un fatturato di 30 miliardi di dollari.
I ricavi previsti per il turismo spaziale
L’affollamento delle rotte
È chiaro dunque che nella corsa verso lo spazio in teoria l’America è molto più avanti, grazie allo spazio imprenditoriale concesso ai privati. Ma a quale prezzo? Parliamo ad esempio delle rotte orbitali, sono un numero limitato, e Musk ha già programmato di passare dai 5 mila satelliti che oggi mandano il segnale a ricevitori terrestri a 12 mila, con un obiettivo finale di 42 mila satelliti. Se le rotte dovessero esaurirsi per colpa di un affollamento non regolato dalla comunità internazionale è ovvio che coloro che avranno occupato le rotte si troveranno in una posizione di monopolio.
Per questo, con una certa rapidità, sta nascendo una infrastruttura giuridica e di regole per tenere questo sviluppo chiave per tutti noi quanto più trasparente e sicuro. Ad esempio, gli operatori di satelliti o di altri strumenti in orbita attorno alla Terra sono passati da 25 a cinque anni di tempo per recuperare macchine obsolete che vagavano in orbita. Ma il problema più serio che l’America non aveva messo in conto nel delegare ai privati operazioni di questo genere, riguarda la sicurezza nazionale e le politiche sia militari che estere. Proprio Musk, con il suo Starlink, si è trovato al centro di uno scontro che ha mostrato tutti i limiti di un privato fuori controllo. Quando la Russia attaccò l’Ucraina, una delle prime azioni belliche di Mosca fu la distruzione di ripetitori per la comunicazione militare. Kiev, con l’aiuto di ucraini immigrati in America e del governo americano ottenne da Musk i collegamenti con Starlink, che i russi non potevano neutralizzare. Sul piano militare l’operazione fu brillante e consentì alle truppe ucraine di organizzare una controffensiva efficace grazie alla possibilità di comunicare.
Il negoziato dietro le quinte
Tutto andò bene, fino a quando SpaceX non informò il governo Usa che le operazioni di distribuzione Internet erano già costate 400 milioni di dollari. Il governo americano non aveva stanziato fondi per far fronte a un costo imprevisto di questa entità e il governo ucraino non aveva i fondi per pagarlo. Si aggiunga che dopo un primo momento in cui era schierato idealmente con l’Ucraina, Musk, forse vittima della sua stessa propaganda, ha cominciato a simpatizzare per Putin. Risultato: un bel giorno ha oscurato Starlink creando gravi problemi per l’offensiva militare di Kiev. Il New Yorker di un paio di settimane fa, a firma di Ronan Farrow, ha dato un resoconto straordinario del negoziato dietro le quinte fra Musk, generali e alti funzionari del Pentagono, che ha poi portato a ristabilire il servizio e a un accordo lo scorso giugno.
La domanda dunque è questa: può la più grande democrazia del mondo, schierata contro regimi totalitari guidati spesso da leader lunatici e imprevedibili, affidarsi a un personaggio poco rassicurante sul piano della stabilità decisionale, in grado di bloccare guerre o cercare di imporre, come ha proprio fatto Musk, una sua linea nel confronto tra Russia e Ucraina? Per ora il pericolo è stato evitato ma ci siamo già andati molto vicini e la mina vagante Musk è sempre innescata, in un mondo che rischia di capovolgersi. Auguriamoci che non lo faccia nella direzione sbagliata. Intanto gli indiani continuano – giustamente – a festeggiare.