Auto, chimica e turismo: la frenata tedesca fa male al Made in Italy
di Filippo SantelliPer qualche mese, quando la Germania già rallentava ma l’Italia continuava a brillare, si era parlato di “eccezione”. Ipotizzando che le nostre imprese, più piccole e agili, con filiere corte, sapessero assorbire meglio dei mastodonti teutonici gli shock energetici e geopolitici. Era un’illusione. Perché il rapporto tra economia italiana e tedesca - principale destinazione del nostro export, 77,5 miliardi nel 2022, oltre il 12% del totale - è di interdipendenza. E in alcuni settori, dall’automobile all’acciaio, dai macchinari industriali al turismo, addirittura di simbiosi, con centinaia di imprese italiane, specie nel triangolo Lombardia-Veneto-Emilia, che spediscono oltre Brennero semilavorati al servizio del Made in Germany. Così con un po’ di ritardo, mentre lo stop della locomotiva tedesca si rivela più brusco del previsto, scopriamo che l’impatto si sente e si sentirà eccome sul nostro Pil.
Per qualche mese, quando la Germania già rallentava ma l’Italia continuava a brillare, si era parlato di “eccezione”. Ipotizzando che le nostre imprese, più piccole e agili, con filiere corte, sapessero assorbire meglio dei mastodonti teutonici gli shock energetici e geopolitici. Era un’illusione. Perché il rapporto tra economia italiana e tedesca - principale destinazione del nostro export, 77,5 miliardi nel 2022, oltre il 12% del totale - è di interdipendenza. E in alcuni settori, dall’automobile all’acciaio, dai macchinari industriali al turismo, addirittura di simbiosi, con centinaia di imprese italiane, specie nel triangolo Lombardia-Veneto-Emilia, che spediscono oltre Brennero semilavorati al servizio del Made in Germany. Così con un po’ di ritardo, mentre lo stop della locomotiva tedesca si rivela più brusco del previsto, scopriamo che l’impatto si sente e si sentirà eccome sul nostro Pil.
L’export verso la Germania frena
I dati dell’export sono un primo indicatore di contagio. Da aprile, il mese che ha decretato l’inversione della crescita italiana, i flussi verso la Germania hanno iniziato a flettere rispetto al 2022. Un calo non drammatico nei valori, ma superiore nei volumi, considerato che i prezzi sono aumentati. E che poteva essere peggiore, se non fosse per la controtendenza del settore auto, uno di quelli in cui i legami sono più stretti. Si stima che ogni vettura tedesca contenga un 20% di pezzi italiani, soprattutto parti meccaniche. E il discreto momento delle case tedesche ha fatto sì che gli acquisti dall’Italia, tra gennaio e maggio, aumentassero del 12%.
Al traino dei tedeschi
La cattiva notizia è che difficilmente durerà: anche l’automotive dovrebbe uniformarsi alla frenata del Made in Germany, con relativi guai per i subfornitori italiani. Metallurgia, macchinari industriali e chimica, per citare i tre settori dove l’export tricolore vale di più, segnano tutti pesanti segni meno in Germania, con fiducia sotto i tacchi per i prossimi mesi. Più un’azienda tricolore si è affidata al traino tedesco, ricetta vincente negli ultimi anni, più ora subisce un contraccolpo. Più ha diversificato verso altri mercati che se la passano meglio, come gli Stati Uniti, meglio reggerà l’urto.
Arrivano meno turisti
Nel frattempo anche i consumi dei tedeschi, su cui recessione e inflazione si fanno sentire, flettono. E questo significa che soffrono pure le imprese “vetrina” del Made in Italy, dagli alimentari all’abbigliamento. Quest’estate l’effetto si è visto anche sul turismo, forma di export “al contrario”: i lidi del Nordest, che d’estate diventa un Land tedesco, ha visto calare gli arrivi. Uno dei motivi per cui la stagione - da cui si aspettava sostegno al Pil - si è rivelata deludente. Se la Germania non torna a tirare, l’Italia farà tremenda fatica a ripartire.