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Manovra dimezzata e con poche risorse. Il taglio del cuneo per soli sei mesi

La premier Meloni con i ministri Giorgetti e Salvini

 (ansa)
Il governo punta ad alzare il deficit dal 4,5 al 5 per cento. In arrivo in un decreto con il bonus benzina e la detassazione delle tredicesime
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ROMA — Una manovra dimezzata negli importi, nei tempi, negli impatti. Il governo prende atto della realtà di un quadro economico cambiato, archivia bandierine e slogan elettorali e si prepara a una seconda legge di Bilancio ridotta all’osso e concentrata soprattutto nella prima metà dell’anno. Così da arrivare alle elezioni europee di inizio giugno con qualche freccia nell’arco delle promesse. A partire dal taglio del cuneo contributivo per i lavoratori dipendenti pubblici e privati che potrebbe essere prorogato solo fino a giugno.

Il quadro economico

Le scelte saranno ponderate, essenziali, compatibili con le regole europee. Ogni misura, se possibile, dovrà trovare una copertura all’interno dello stesso capitolo di spesa, anche se questo dovesse comportare tagli e rinunce di ministri e partiti di maggioranza. Il Parlamento avrà margini strettissimi di intervento, pur ripristinando la triplice lettura oramai abbandonata negli ultimi anni a favore dell’approvazione di una Camera e dell…

ROMA — Una manovra dimezzata negli importi, nei tempi, negli impatti. Il governo prende atto della realtà di un quadro economico cambiato, archivia bandierine e slogan elettorali e si prepara a una seconda legge di Bilancio ridotta all’osso e concentrata soprattutto nella prima metà dell’anno. Così da arrivare alle elezioni europee di inizio giugno con qualche freccia nell’arco delle promesse. A partire dal taglio del cuneo contributivo per i lavoratori dipendenti pubblici e privati che potrebbe essere prorogato solo fino a giugno.

Il quadro economico

Le scelte saranno ponderate, essenziali, compatibili con le regole europee. Ogni misura, se possibile, dovrà trovare una copertura all’interno dello stesso capitolo di spesa, anche se questo dovesse comportare tagli e rinunce di ministri e partiti di maggioranza. Il Parlamento avrà margini strettissimi di intervento, pur ripristinando la triplice lettura oramai abbandonata negli ultimi anni a favore dell’approvazione di una Camera e della ratifica dell’altra.

Crescita confermata

L’operazione che il governo Meloni si appresta a disegnare sarà chiara il 27 settembre, con la pubblicazione della Nadef, la Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza. L’esecutivo vuole confermare gli stessi livelli di crescita previsti in aprile sia per quest’anno (1%) che per il prossimo (1,5%). Un azzardo, specie sul 2024.

Ma che consentirebbe di mantenere quasi inalterati deficit e debito. Il deficit di quest’anno potrebbe salire dal 4,5 al 5% per via del maggiore impatto del Superbonus. Aumento che non viene considerato dannoso perché cade in un anno con le regole Ue del patto di Stabilità sospese. Quel che conta per Palazzo Chigi è tenere l’argine del deficit al 3,7% il prossimo anno.

La manovra di aggiustamento

La stabilità e l’affidabilità dell’Italia sono un messaggio chiaro che questo governo vuole mandare non solo a Bruxelles, ma soprattutto ai mercati. Non conviene agitare lo spread, ora sotto controllo, con numeri sballati o extra deficit ingiustificati e trovarsi poi a fare correzioni di primavera alla vigilia delle urne. Ma se il quadro delle variabili macroeconomiche rimane quasi blindato, la manovra rinuncia ad essere espansiva. Ne risentono a cascata tutte le scelte. E anche il messaggio politico.

Il taglio del cuneo

Una delle possibilità, simulata dai tecnici, è allora di prorogare solo per il primo semestre il taglio del cuneo contributivo che scade il 31 dicembre e favorisce 13,8 milioni di lavoratori con un beneficio massimo di 100 euro al mese. Confermare il taglio per tutto l’anno costa 15,6 miliardi lordi e 11,2 miliardi al netto delle tasse. Per sei mesi basterebbero 5,6 miliardi netti. Dopo le elezioni europee si porrebbe il tema di come andare avanti, dove e se trovare le coperture per gli altri sei mesi. Oppure se procedere con la riforma dell’Irpef. A urne ormai chiuse.

Tredicesima e bonus benzina

Il governo però ha bisogno di dare un segnale subito alle famiglie in affanno e spingere i consumi sgonfiati da un’inflazione ancora alta. A maggior ragione se il taglio del cuneo sarà semestrale. Ecco allora l’idea di un decreto legge da varare prima della manovra. Lì ci sarebbe sia un bonus benzina da 150 euro limitato ai redditi bassi e finanziato con i maggiori incassi derivanti dalle accise. Sia la detassazione delle tredicesime di dicembre, scegliendo anche qui una platea limitata. Più improbabile la proroga degli sconti sulle bollette del gas.

Pensioni e lavoro

Il cuore della manovra sarà comunque il taglio del cuneo. A cui si aggiungerebbero una serie di mini pacchetti da 1-2 miliardi. Per il lavoro: detassazione dei premi di produttività, soglia dei fringe benefit più alta, sconti fiscali alle aziende che assumono madri con tre figli, conferma del bonus per le assunzioni di giovani e donne. Per le pensioni: proroga di Quota 103, Ape sociale e pensioni minime per gli over 75 a 600 euro. La spesa si finanzierebbe con un nuovo taglio dell’indicizzazione delle pensioni.

Sanità e famiglia

Servono altri 2 miliardi, oltre ai due già in bilancio, come minimo indispensabile per sostenere la sanità. La famiglia è al centro dei pensieri di questo governo, ma per il momento sono alle viste solo interventi di manutenzione, tra bonus per spingere il secondo figlio e ritocchi all’assegno unico, come d’altro canto accaduto un anno fa.

Le coperture

Una manovra sgonfiata, ben lontana dai 35 miliardi dell’anno passato, può al momento contare su limitate coperture. Di certo ci sono 4 miliardi di maggior deficit già creato. Altri 300 milioni di tagli alla spesa dei ministeri. E i proventi della tassa sugli extraprofitti delle banche: 1-2 miliardi.

A queste voci potrebbe aggiungersi un capitolo generico di “privatizzazioni”. Il taglio di una parte dei bonus fiscali. Eventuali entrate dagli accordi sulle tasse da pagare che il Fisco farà con i contribuenti con il concordato preventivo biennale. E poi lo svuota-cassetti chiesto dalla premier Meloni ai ministri. Più tagli e avanzi si trovano e più ampia sarà la manovra. Altrimenti resterà una manovrina.

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