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Mediobanca, Nagel e Delfin trattano sul presidente

Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, Milano, 27 Luglio 2023. ANSA/US MEDIOBANCA.

 
La nuova proposta avvicina l’intesa sul cda, ma serve anche l’ok di Caltagirone. Ddl capitali: emendamenti per limitare le liste dei consiglieri uscenti
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Milano — Manca circa un settimana alla presentazione della lista del cda uscente di Mediobanca in vista dell’assemblea del 28 ottobre che rinnoverà gli organi sociali e le trattative entrano nel vivo. Dopo lo scambio epistolare tra avvocati del 10 e del 30 agosto, ieri sera è arrivata sul tavolo di Delfin (la finanziaria della famiglia Del Vecchio che detiene il 20% del capitale di Piazzetta Cuccia) una proposta formale dell’Accordo di Cooperazione rivolto ai soci principali. I 22 impegni che in prima battuta Mediobanca chiedeva all’azionista Delfin, e che questa aveva ridotto a 5, ora sono diventati 6, mentre 3 sono rimasti quelli che deve assumersi la stessa Mediobanca. Tra questi vi è la possibilità che Delfin e il gruppo Caltagirone (che ha in portafoglio un altro 10% del capitale) indichino 4 consiglieri su 15 del nuovo cda, che andrebbero ad aggiungersi a 8 conferme e ad altri 3 che spettano ai soci di minoranza. Nella proposta di Mediobanca alla presidenza verrebbe confermato R…

Milano — Manca circa un settimana alla presentazione della lista del cda uscente di Mediobanca in vista dell’assemblea del 28 ottobre che rinnoverà gli organi sociali e le trattative entrano nel vivo. Dopo lo scambio epistolare tra avvocati del 10 e del 30 agosto, ieri sera è arrivata sul tavolo di Delfin (la finanziaria della famiglia Del Vecchio che detiene il 20% del capitale di Piazzetta Cuccia) una proposta formale dell’Accordo di Cooperazione rivolto ai soci principali. I 22 impegni che in prima battuta Mediobanca chiedeva all’azionista Delfin, e che questa aveva ridotto a 5, ora sono diventati 6, mentre 3 sono rimasti quelli che deve assumersi la stessa Mediobanca. Tra questi vi è la possibilità che Delfin e il gruppo Caltagirone (che ha in portafoglio un altro 10% del capitale) indichino 4 consiglieri su 15 del nuovo cda, che andrebbero ad aggiungersi a 8 conferme e ad altri 3 che spettano ai soci di minoranza. Nella proposta di Mediobanca alla presidenza verrebbe confermato Renato Pagliaro, mentre Delfin aveva chiesto di poterlo indicare direttamente.

Se in un primo momento questa proposta era stata giudicata negativamente, nella serata di ieri si è appreso da fonti vicine a Delfin che è in corso una valutazione, che il numero dei consiglieri non è dirimente ma quello che conta è il presidente di garanzia. Insomma le parti sembra si siano molto avvicinate, rimangono da risolvere il tema della presidenza e l’adesione di Caltagirone all’eventuale accordo. Se l’imprenditore romano, che finora non ha partecipato ad alcuna trattativa, si sfilasse, l’accordo salterebbe del tutto. Mediobanca infatti non vorrebbe trovarsi con all’interno del cda 4 consiglieri nominati da Delfin e 2 eletti da un’eventuale lista di minoranza che Caltagirone potrebbe presentare autonomamente. Un’ulteriore punto di trattativa riguarda il presidente del collegio sindacale, che normalmente va alla lista che prende meno voti.

Dunque i prossimi giorni saranno dirimenti per capire se Mediobanca, Delfin e Caltagirone riusciranno ad arrivare a un accordo oppure no. Per la presidenza negli ambienti finanziari sono girati i nomi di Patrizia Grieco, già presidente di Enel e Mps, e di Lorenzo Bini Smaghi, attuale presidente di Société Générale.

Mentre a Milano si consumano le ultime scaramucce intorno a Mediobanca, a Roma si va avanti sul disegno di legge Capitali che potrebbe avere delle ripercussioni importanti sulla governance delle società quotate. Ieri, alla ripresa dei lavori, sono stati presentati in Senato dai relatori di maggioranza alcuni emendamenti tra cui uno che riguarda direttamente la possibilità di presentare la lista del cda uscente, proprio ciò che sta facendo Mediobanca in questi giorni. Il testo dell’emendamento prevede che la presentazione della lista del cda deve essere approvata dai quattro quinti degli amministratori. E la lista deve contenere un numero di candidati pari al doppio del numero dei componenti da eleggere. Se la lista del cda risultasse vincente in assemblea allora si procederà a una nuova votazione individuale per ciascuno dei consiglieri e verranno eletti quelli più votati. Ma alla lista del cda, se risulta la più votata, spetteranno solo la metà dei posti in cda più uno se le liste di minoranza, non più di due, prendessero almeno il 20% dei voti in assemblea. Insomma meccanismi complessi che, se dovessero diventare legge, renderanno più difficile l’auto perpetuazione dei manager alla guida delle società quotate.

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