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Sfida per il cda Mediobanca ecco il rilancio di Delfin

Nella foto Alberto NAgel (Milano - 2021-09-22, Massimo Alberico) 

 (fotogramma)
Scambi di lettere tra gli avvocati delle parti, Milleri chiede il ricambio di due terzi del cda e 5 consiglieri tra cui il presidente
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Milano — I diretti interessati, cioè Mediobanca e Delfin, smentiscono qualsiasi contatto tra loro e scambio di documenti riguardo una possibile presentazione di una lista comune per il nuovo cda di Piazzetta Cuccia. Ma tra i consulenti legali, lo studio Chiomenti per conto di Mediobanca e lo studio BonelliErede al fianco di Delfin, non si nega uno scambio epistolare contenente i punti principali di un “Accordo di cooperazione” tra Mediobanca e l’azionista Delfin, che ha da poco inoltrato la sua controproposta. E di cui anche la Consob e la Bce sarebbero al corrente.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Mediobanca, non c’è accordo: sfida all’ultimo voto. Delfin prepara una lista forte]]

La trattativa entra nel vivo il 10 agosto scorso quando Chiomenti in una nota elenca quelli che dovrebbero essere gli obbiettivi dell’accordo e i suoi punti qualificanti. Si tratta di allineare gli interessi di Mediobanca e dei suoi principali azionisti per realizzare il piano strategico 2023-2026 pr…

Milano — I diretti interessati, cioè Mediobanca e Delfin, smentiscono qualsiasi contatto tra loro e scambio di documenti riguardo una possibile presentazione di una lista comune per il nuovo cda di Piazzetta Cuccia. Ma tra i consulenti legali, lo studio Chiomenti per conto di Mediobanca e lo studio BonelliErede al fianco di Delfin, non si nega uno scambio epistolare contenente i punti principali di un “Accordo di cooperazione” tra Mediobanca e l’azionista Delfin, che ha da poco inoltrato la sua controproposta. E di cui anche la Consob e la Bce sarebbero al corrente.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Mediobanca, non c’è accordo: sfida all’ultimo voto. Delfin prepara una lista forte]]

La trattativa entra nel vivo il 10 agosto scorso quando Chiomenti in una nota elenca quelli che dovrebbero essere gli obbiettivi dell’accordo e i suoi punti qualificanti. Si tratta di allineare gli interessi di Mediobanca e dei suoi principali azionisti per realizzare il piano strategico 2023-2026 presentato a maggio al mercato dall’ad Alberto Nagel. In cambio dell’inserimento nella lista del cda, formata da 15 consiglieri, di un determinato numero (ancora da definire) di candidati indicati da Delfin, la nota di Chiomenti elenca una serie di paletti a cui la società guidata da Francesco Milleri dovrebbe sottostare. E non sono cose da poco. In pratica il socio Delfin non potrebbe aderire a proposte arrivate da altri azionisti in senso contrario a quelle del cda, non potrebbe cercare di modificare il consiglio, non deve presentare una lista per l’elezione del collegio sindacale, non dovrebbe avviare contenziosi contro società del gruppo Mediobanca, non votare o assumere iniziative in conflitto di interessi con Mediobanca e non ostacolare o compromettere la realizzazione del Piano strategico.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) R]]

Inoltre, l’azionista Delfin non potrebbe comprare altre azioni Mediobanca, non può vendere le proprie a chi può superare il limite del 5%, non deve proporre fusioni o scissioni che non siano state approvate dal cda, non deve cercare di cambiare lo statuto di Mediobanca e la politica dei dividendi. Se tutto ciò non verrà mantenuto i consiglieri Delfin dovranno automaticamente dimettersi e verranno sostituiti da altri.

Tuttavia Delfin, di fronte ai 22 impegni richiesti da Mediobanca (contro i tre di quest’ultima) non si è persa d’animo e per dimostrare che è veramente interessata ad arrivare a un accordo il 30 agosto ha fatto rispondere allo studio BonelliErede. In una nota di riscontro, si scrive che gli obbiettivi di allineamento di interessi tra Mediobanca e Delfin sono condivisibili, ma che il testo proposto è totalmente sbilanciato da una parte. Gli impegni sono esorbitanti e appaiono non conformi alla legge, rischiando di compromettere la distinzione di competenze e controlli tra organi sociali. I consiglieri Delfin sarebbero costretti a orientare il proprio voto sempre e comunque a favore del management e i soci dovrebbero rinunciare ai diritti di controllo che la legge gli riserva. E si arriva così alla controproposta: cinque impegni da una parte e dall’altra. Delfin indica 5 consiglieri in maggioranza indipendenti che dichiarano per iscritto che condividono le linee guida del Piano (anche se non lo si conosce ancora nel dettaglio), non presenta altre liste, non vota a favore della revoca del cda salvo per la giusta causa, non proporrà operazioni straordinarie e non venderà azioni a soggetti che possono superare il 10%.

Dal canto suo Mediobanca si impegna a rinnovare i due terzi del board (10 su 15), a inserire i 5 nomi di Delfin tra cui il presidente e a formare un comitato, presieduto dal presidente, per verificare lo stato di attuazione del Piano. E di non porre in essere condotte che possano provocare l’obbligo del lancio di un’Opa da parte di Delfin anche insieme ad altri soggetti.

Ora la palla è nel campo di piazzetta Cuccia, dal 30 agosto non risultano altri contatti e manca solo una settimana alla presentazione della lista. I prossimi giorni diranno se sarà pace o ancora battaglia.

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