Tassa sugli extraprofitti delle banche, dai tecnici del Senato un alert per i rischi sulla costituzionalità
di Raffaele RicciardiMILANO – La prossima settimana la discussione sulla tassa sugli extraprofitti delle banche entrerà nel vivo, con le audizioni - tra gli altri - dell’Abi sul decreto asset (il giorno 12, in Senato) e il successivo termine per presentare le proposte di modifica dei partiti. Ma già i tecnici del Bilancio di Palazzo Madama hanno trasmesso le loro annotazioni ai senatori, rilevando le criticità che possono derivare dal prelievo al 40% sui margini aggiuntivi prodotti dalle banche che avrebbero sfruttato il rialzo dei tassi senza ribaltare con la stessa rapidità i benefici su correntisti e affini.
I tecnici non osservano nulla dal punto di vista dei profili finanziari, visto che le maggiori entrate non sono stimate per prudenza dal governo e in ogni caso …
MILANO – La prossima settimana la discussione sulla tassa sugli extraprofitti delle banche entrerà nel vivo, con le audizioni - tra gli altri - dell’Abi sul decreto asset (il giorno 12, in Senato) e il successivo termine per presentare le proposte di modifica dei partiti. Ma già i tecnici del Bilancio di Palazzo Madama hanno trasmesso le loro annotazioni ai senatori, rilevando le criticità che possono derivare dal prelievo al 40% sui margini aggiuntivi prodotti dalle banche che avrebbero sfruttato il rialzo dei tassi senza ribaltare con la stessa rapidità i benefici su correntisti e affini.
I tecnici non osservano nulla dal punto di vista dei profili finanziari, visto che le maggiori entrate non sono stimate per prudenza dal governo e in ogni caso l’effetto sul saldo netto da finanziare è neutro, visto che gli eventuali incassi sono già vincolati a due voci d’uscita, in misura uguale e contraria: Fondo di garanzia per la prima casa e riduzione della pressione fiscale. Voci, per altro, di cui i tecnici rimarcano la “significativa eterogeneità”.
Diverso il profilo costituzionale. Qui, il servizio Bilancio scrive che c’è un possibile rischio legato all’incompatibilità costituzionale, “in particolare con gli articoli 3 e 53, qualora non si tenga adeguatamente conto della effettiva capacità contributiva dei soggetti passivi del prelievo o si creino distorsioni fiscali irragionevoli”. Se, una volta incassata la tassa, si scoprisse che era incostituzionale, ci sarebbe un problema per le finanze pubbliche.
Visto, poi, che la tassa è importante (il 40%) su una voce ben specifica del conto economico (il margine d’interesse), i tecnici si chiedono se questa sia effettivamente “idoneo indice di effettiva capacità contributiva”. Se si considera che chi ha un alto margine d’interesse potrebbe finire con l’avere risultati di bilancio peggiori degli istituti meno incisi dal prelievo, “non sembra si possa escludere l’ipotesi di un’alterazione del nesso fra imposizione fiscale e capacità contributiva, fra l’altro nell’ambito della medesima categoria di contribuenti, con possibile sindacato negativo di costituzionalità”.
D’altra parte, i tecnici leggono a supporto della costituzionalità del provvedimento altri elementi: il carattere “straordinario” del prelievo; la presenza di “circostanze che possono esser considerate eccezionali”; la “temporaneità” e la “finalità solidaristica” del prelievo che giustificherebbero una imposizione “soggettivamente differenziata”, ovvero studiata ad hoc per una specifica categoria imprese, le banche. E qui sottolineano la differenza rispetto alla “Robin hood tax” sull’energia, maggiorazione Ires “strutturale e permanente”.
Certo, resta da verificare come – in sede di un eventuale contenzioso – la tesi che le banche dovrebbero esser colpite dal prelievo perché beneficiate da un evento esterno (il rialzo dei tassi Bce) e non da una propria ‘bravura’. “Sul punto – scrivono ancora i tecnici - si osserva che i tassi di incremento dei margini di interesse (5% e 10%) previsti dalla norma per attivare l’imposta straordinaria non sembrano di entità tale da escludere la possibilità di essere invece stati conseguiti proprio in virtù di adeguate capacità gestionali”. Da ultimo, annotano un possibile effetto boomerang: che le banche rivedano la politica dei tassi per ridurre l’imposizione, dando respiro sì ai loro debitori ma con un peggioramento del proprio conto economico e da ultimo di quel che lo Stato incassa di tassazione ‘ordinaria’.
Intanto si rafforzano le ipotesi di correttivi, di cui prendono atto anche gli analisti. Quelli di Citi, ad esempio, ragionano della possibilità che si cambi il meccanismo impositivo per rendere la pillola meno amara. Se, come si ipotizza su Mf, si ponesse il limite massimo di prelievo non più allo 0,1% del totale dell’attivo, ma allo 0,15% degli attivi ponderati per il rischio (che valgono in media un terzo del totale); si introducesse una deducibilità al 50%; e si tenessero al riparo dal prelievo i proventi derivanti dal possesso di titoli di Stato, l’impatto totale del prelievo scenderebbe dal 9 al 5% degli utili 2023 delle banche osservate.