Economia

Il tuk tuk in India diventa un affare e le app si danno battaglia

Il tuk tuk in India diventa un affare e le app si danno battaglia
Per sconfiggere il traffico il mercato delle api giallo verdi batte quello dei taxi, aziende e governo si fanno concorrenza con i pagamenti digitali
2 minuti di lettura

TRIVANDRUM – Arrivare all’aeroporto di Trivandrum, nella punta Sud dell’India, in tarda notte per questioni di fuso orario, e salire su un taxi per raggiungere la costa dove si trova Kovalam (località sul mare prediletta dagli occidentali), può rivelarsi un fatale errore. Dopo una decina di ore di volo si viene catapultati in un traffico fatto di code infinite e rumorose. Il tassista – alla guida di un’auto bianca dove l’aria condizionata sfiora temperature polari – sembra essere nato con le mani sul clacson. Inutilmente. Nonostante l’energica suonata, per percorrere una distanza di circa 15 chilometri si rischia di impiegarci ore. Ma l’ironia della situazione è un’altra. Mentre si resta inchiodati nel caos si è superati da allegri tuk-tuk (o auto risciò), gialli e verdi che sfrecciano infilandosi in ogni pertugio e arrivano in metà del tempo.

Per non parlare di quel che accade quando ci si deve muovere all’interno delle città. Si individua un tuk tuk in strada e si prova a prenotarlo – per fare un esempio – per il giorno dopo alle 10. Grandi strette di mano e promesse di incontrarsi sotto il proprio hotel. Ma ci sono ottime possibilità che il mattino successivo non arrivi nessuno. La prenotazione è un optional. La situazione precipita – ovviamente – in città ben più popolose come Bangalore o Delhi. Scrive il Wall Street Journal che a Bangalore, considerata la capitale delle startup indiane, gli autisti di risciò sono più richiesti degli ingegneri del software. Dato il traffico caotico della città, i risciò infatti sarebbero il modo più veloce per spostarsi. Ma accaparrarsene uno non è facile. Minacce, suppliche e preghiere del turista – più una estenuante negoziazione sul prezzo e appuntamenti fantasma – sono necessari prima che un driver accetti un passeggero.

La prenotazione tecnologica

Ecco allora che l’India ha deciso di rivolgersi al mercato più tecnologico delle app per riuscire a prenotare la preziosa Ape. E prontamente le aziende – avendo fiutato il business – si fanno la guerra. Cliccando sul sito indiano di Uber si viene catapultati in tuk tuk virtuali. I costi? I prezzi partono da 29 rupie (32 centesimi) per 4 chilometri per le prime due corse. Il sito ne decanta anche la sicurezza e la comodità ma, soprattutto, illustra il vantaggio di non dover cercare un’auto per strada. E inserisce una pubblicità fondamentale: “Stanco di driver che si rifiutano di portarti a destinazione? Richiedi a Uber di andare ovunque nella tua città”. Insomma “l’autista riluttante” è una tale certezza che viene usato come pubblicità al contrario.

Ola e Namma Yatri

Permette di prenotare tuk tuk anche Ola (una sorta di Uber made in India). Il sito è accattivante: “Troverai un passaggio con il budget che preferisci in qualsiasi momento”. Di fronte a una richiesta così urgente è stata da pochi mesi lanciata l’app chiamata Namma Yatri, da parte del sindacato dei conducenti di risciò. Collega direttamente i conducenti ai passeggeri, senza commissioni per gli intermediari digitali. “Di’ addio alle commissioni e paga un prezzo equo per le tue corse in auto direttamente ai conducenti con l’app di prenotazione automatica Namma Yatri” è lo slogan dell’app, che naturalmente ha un logo gialloverde. Namma Yatri ha già un profilo instagram – con video e foto che raccontano il caos indiano – e in pochi mesi ha collezionato 10 mila follower. Ha attualmente 45 mila conducenti, effettua una media di circa 68 mila viaggi al giorno, dai soli 2 mila all’inizio dell’anno, e vanta oltre 78 mila conducenti e 1,4 milioni di clienti sulla sua piattaforma. Recentemente Namma Yatri – spiega Times of India – si è collegata a Ondc, un nuovo pacchetto di servizi digitali creati dallo Stato.

Il sistema di organizzazione nazionale

Grazie a un sistema biometrico nazionale, e a una rete di pagamenti digitali, il governo punta a rimodellare il mercato dell’e-commerce indiano. L’Open Network for Digital Commerce ( rete per il commercio digitale ) consente così ai rivenditori più piccoli di raggiungere gli acquirenti, entrando in diretta concorrenza con colossi privati. Ondc, inaugurata come app nel 2021 senza scopo di lucro, è una rete per il commercio digitale aperto che offre servizi di ride hailing a zero commissioni. Mossa che potrebbe piacere pochissimo alle società dominanti come Uber o Ola. A Bangalore la app offre corse in cui né conducenti né motociclisti pagano commissione. Un servizio particolarmente gradito perché che nasce in un momento di grande insoddisfazione per la mancata disponibilità di taxi, il servizio inaffidabile e le commissioni elevate.

I commenti dei lettori