Germania, tassi alti, inflazione ed edilizia: perché il Pil italiano sta frenando
di Flavio BiniMILANO – Non tira una buona aria sull’economia italiana. Dopo i dati sul secondo trimestre diffusi dall’Istat, con il Pil in calo dello 0,4% oltre le stime iniziali, ieri sono arrivate le previsioni economiche della Commissione europea ad evidenziare una crescita che per questo e il prossimo anno sarà ben sotto le attese. Ecco cosa c’è dietro alla frenata della nostra economia.
Il quadro internazionale e la battuta di arresto tedesca
C’è prima di tutto un quadro internazionale pieno di incertezze. È l’intera economia europea a battere la fiacca e crescere meno del previsto. Su tutte spicca il dato tedesco, con il PIl previsto in calo dello 0,4% quest'anno. Un dato che pesa anche su di noi, visto che la Germania è il…
MILANO – Non tira una buona aria sull’economia italiana. Dopo i dati sul secondo trimestre diffusi dall’Istat, con il Pil in calo dello 0,4% oltre le stime iniziali, ieri sono arrivate le previsioni economiche della Commissione europea ad evidenziare una crescita che per questo e il prossimo anno sarà ben sotto le attese. Ecco cosa c’è dietro alla frenata della nostra economia.
Il quadro internazionale e la battuta di arresto tedesca
C’è prima di tutto un quadro internazionale pieno di incertezze. È l’intera economia europea a battere la fiacca e crescere meno del previsto. Su tutte spicca il dato tedesco, con il PIl previsto in calo dello 0,4% quest'anno. Un dato che pesa anche su di noi, visto che la Germania è il nostro primo partner commerciale. Berlino oggi è il primo Paese di destinazione del nostro export ed è anche il nostro primo fornitore.
Non aiutano le incertezze che arrivano tanto dalla Cina, la cui ripresa post Covid si sta rivelando più accidentata del previsto, e il cosiddetto soft landing americano, cioè un rallentamento dell’economia non destinato però a sfociare in inflazione.
La linea dura della Bce e la stretta del credito bancario
Comincia a pesare poi l’effetto sull’economia reale della stretta monetaria Bce anti-inflazione. L’aumento dei tassi porta in dote una stretta su mutui e prestiti, con effetti inevitabili sull’attività economica. Minori finanziamenti significa minori acquisti (per i cittadini) o minori investimenti (per le imprese) e un generale raffreddamento del clima economico.
L’effetto inflazione
A incidere in maniera determinante sulle difficoltà italiane, e non solo, c’è soprattutto l’alta inflazione. Lo ha messo nero su bianco ieri anche la Commissione nel suo capitolo dedicato all’Italia. "La spesa dei consumatori è stata frenata dal minore reddito disponibile reale delle famiglie durante l'elevata inflazione dello scorso anno, poiché i risparmi precedentemente accumulati sono diminuiti”. La corsa dei prezzi sta mangiando il potere di acquisto delle famiglie, che a parità o quasi di salari (le retribuzioni crescono a un ritmo di gran lunga più lento) si trovano più povere.
Il calo della domanda interna e lo stop al Superbonus
C’è poi ovviamente una dinamica tutta domestica. Come evidenziato dall’Istat a inizio mese, a determinare la flessione del Pil è stata soprattutto la domanda interna, con un calo tanto dei consumi, legato anche al tema inflazione appena citato, e degli investimenti.
Ma sul rallentamento si fa sentire anche la fine degli incentivi per mitigare gli alti costi dell’energia e l’addio al Superbonus che – pur a costi stratosferici per i conti pubblici – aveva dato negli anni scorsi una grossa spinta al nostro Pil. Spinta che ora, con i numerosi paletti posti all’incentivo, sta venendo meno.
Come mette in evidenza Morgan Stanley in un report diffuso oggi, “senza la spinta delle costruzioni oggi il Pil italiano oggi sarebbe sotto i livelli pre-pandemia”. Allo stesso tempo però i dati mostrano che “la produzione edilizia sembra aver raggiunto il suo e ha invertito la rotta”.