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Butti: “Troppi ritardi sulla Rete e la colpa è degli operatori”

Intervista al sottosegretario all’Innovazione: “Le compagnie telefoniche non hanno rispettato gli impegni col governo sull’internet veloce ma abbiamo un piano in 4 punti per dare una svolta”
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I mali della rete italiana, in grave ritardo? La colpa è degli operatori telefonici, che sono venuti meno agli impegni di copertura internet veloce presi con il Governo. Problema reso ancora più serio dal fatto che in ballo ci sono anche i fondi del Pnrr. Eppure in Italia ci sono tanti utenti che vorrebbero abbonarsi, ma non possono perché non sono ancora coperti. Il Governo però ha una ricetta con quattro ingredienti per dare una svolta al dilemma della rete italiana. Così Alessio Butti (Fdi), sottosegretario all’innovazione, a Repubblica. La persona deputata in questo Governo per affrontare lo sviluppo digitale italiano. E i suoi mali cronici.
 

La strategia per la banda ultra-larga che avete appena pubblicato è molto dettagliata sulla situazione. Quali sono però le misure più importanti e urgenti su cui, già da settembre, si concentra l’attenzione del Governo?

“Nel definire la strategia abbiamo necessariamente tenuto conto di due esigenze: dare un perimetro unitario e armonizza…

I mali della rete italiana, in grave ritardo? La colpa è degli operatori telefonici, che sono venuti meno agli impegni di copertura internet veloce presi con il Governo. Problema reso ancora più serio dal fatto che in ballo ci sono anche i fondi del Pnrr. Eppure in Italia ci sono tanti utenti che vorrebbero abbonarsi, ma non possono perché non sono ancora coperti. Il Governo però ha una ricetta con quattro ingredienti per dare una svolta al dilemma della rete italiana. Così Alessio Butti (Fdi), sottosegretario all’innovazione, a Repubblica. La persona deputata in questo Governo per affrontare lo sviluppo digitale italiano. E i suoi mali cronici.
 

La strategia per la banda ultra-larga che avete appena pubblicato è molto dettagliata sulla situazione. Quali sono però le misure più importanti e urgenti su cui, già da settembre, si concentra l’attenzione del Governo?

“Nel definire la strategia abbiamo necessariamente tenuto conto di due esigenze: dare un perimetro unitario e armonizzato delle misure previste e tenere conto delle asimmetrie nei gap presenti nei vari livelli della catena del valore della banda ultra-larga italiana. Due elementi necessari al raggiungimento degli obiettivi sfidanti che ci siamo posti. Il primo è quello della copertura della rete fissa, che prevede l’integrazione con tecnologie FWA (fisso wireless) dove le condizioni ambientali lo richiedano. Il secondo obiettivo è la copertura del Paese con la rete mobile 5G, non solo completando la copertura con 5G NSA (Non Stand Alone) di tutte le zone abitate, ma puntando a una copertura estesa in 5G SA (Stand Alone), le cui caratteristiche di elevata velocità (anche oltre i 10 giga bit per secondo), bassissima latenza (5 ms o meno) e capacità di gestire un numero elevato di apparati connessi lo rendono indispensabile per abilitare la trasformazione digitale del Paese”.

E poi?

“Il terzo obiettivo è l’adozione da parte dell’utenza, che appare spesso non motivata nella richiesta del servizio, ma che in realtà non trova disponibilità reale di una rete moderna e avanzata sul territorio. Quando la rete c’è, l’utenza in genere adotta immediatamente la nuova opportunità. Il quarto obiettivo è la spinta ai sistemi di edge computing (risorse informatiche vicine all’utente finale, Ndr), per garantire una elevata qualità dei nuovi servizi (come Sanità digitale, Ndr), assicurando allo stesso tempo significativi risparmi di gestione, fino al 60%, agli operatori di Tlc. Questo della qualità dei servizi sarà il punto di snodo del successo delle nuove reti. La qualità dipende fortemente, come è noto, da due fattori, bit rate (velocità lorda) e distanza tra utente e server che fornisce il servizio. L’Edge Computing ci aiuterà a superare questi limiti.

Quattro misure che farete subito, quindi. Quest’autunno cosa accadrà, di conseguenza?

“Intanto dobbiamo liberarci di tutte quelle ragioni che hanno rallentato la costruzione delle reti, accumulando ingiustificati ritardi. La situazione ereditata dal governo Meloni è lì da vedere. Siamo, come è ben noto, abbondantemente fuori tabella di marcia sulle Aree bianche che avrebbero dovuto essere completate nello scorso mese di giugno e che sono ben lungi dall’esserlo. Quanto alle Aree grigie, le imprese impegnate nella esecuzione dei bandi assegnati nell’ambito del Piano Italia 1 Giga (con fondi Pnrr, Ndr), hanno mancato le milestone fino ad ora previste, sia quella con scadenza al 31 dicembre 2022 che quella con scadenza allo scorso 30 giugno. Queste non sono opinioni, ma fatti inoppugnabili. Purtroppo tutto ciò lascia prevedere che uguale sorte possa accadere alla prossima milestone, prevista a breve. Dobbiamo augurarci che ci possa essere una accelerazione nella esecuzione dei lavori e che questo non comporti un aggravio dei costi a carico della collettività. Non sarebbe giusto. Su questo stiamo lavorando senza lesinare energie e con entusiasmo.
 

Si è parlato di limiti elettromagnetici, quando e come potrebbe esserci una svolta normativa?

“La modifica dei limiti elettromagnetici prevede un percorso normativo di estrema complessità. Non è vero, quindi, che ci sia una volontà avversa da parte del Governo che, anzi, sta valutando con attenzione la forma giuridica della misura. Il tema è però complesso ed è sbagliato ridurlo alla semplice contrapposizione di schieramenti a favore o contrari all’innalzamento dei limiti previsti dalle attuali norme. Occorre valutare una serie di altri fattori, a partire dalle stesse modalità di misurazione, che in Italia vengono effettuate, caso unico a livello continentale, in modo differente dal resto d’Europa. Infine, credo che l'implementazione del nostro piano per lo sviluppo della rete di Edge Cloud Computing possa contribuire in più modi a risolvere il problema”.

Ma le famiglie saranno aiutate anche con un nuovo piano di voucher per chi si abbona a internet veloce?

"Il lancio di un nuovo Piano voucher potrebbe partire a breve. Ma, come dicevo prima, occorre evitare quanto è accaduto con i precedenti ed infruttuosi Piani. In quei casi i voucher non sono stati sfruttati appieno per mancanza di rete: inutile offrire il supporto alla adozione di reti in fibra, quando le reti in fibra non ci sono. Tutti sappiamo che il problema esiste ed è marcato. Il Piano voucher non può essere un modo per distribuire risorse in modo irregolare. Si tratta di soldi, di soldi pubblici, e devono essere spesi per gli obiettivi per i quali sono stati stanziati”

Quali altri interventi si possono ipotizzare per la domanda, tallone d'Achille più grave per il Paese?

"Ripeto le preoccupazioni sulla domanda devono essere depurate dei luoghi comuni. Faccio un esempio concreto. Le Aree bianche sono notoriamente aree a fallimento di mercato, il che vuol dire che l’investimento per gli operatori di telecomunicazioni è diluito sul territorio per un numero di potenziali clienti ben minore rispetto alle aree ad alta densità. Ma questo non vuol dire che nelle Aree bianche vivano persone che non adotterebbero l’opportunità di avere una rete in fibre per ragioni economiche. Sono convinto che buona parte della popolazione residente nelle Aree bianche pagherebbe anche qualcosa in più pur di avere connessioni efficienti e capaci di offrire servizi veloci e non connessioni internet al rallentatore. Ma, come anticipato, il vero problema è che non c’è disponibilità di rete in fibra, a causa dei gravi ritardi sin qui accumulati nelle Aree bianche. Non vorrei che lo stesso fenomeno si ripetesse nelle Aree grigie, che peraltro sono finanziate con fondi PNRR”.

Si può avere qualche dettaglio maggiore su questi interventi presenti in strategia: “ridondanza dei collegamenti tra le reti di accesso e backhauling” e “l’adeguamento dei punti di accesso e di distribuzione delle reti Telco”?

"Tra le novità che caratterizzano la nuova Strategia, si deve certamente considerare la realizzazione di interventi infrastrutturali in grado di accelerare lo sviluppo da parte degli operatori delle reti di nuova generazione e dei relativi servizi, sia nelle aree oggetto degli interventi pubblici (aree bianche e grigie), sia nelle aree di interesse prioritario del mercato. Ad esempio, con la realizzazione di infrastrutture di backhauling pubblico ad accesso regolamentato, si intende garantire alle reti di accesso locali in fase di realizzazione o ampliamento un collegamento adeguato con le dorsali nazionali, in grado cioè di assicurare ad ogni utente la velocità promessa di 1 Gb/s.


Analogamente, con l’erogazione di finanziamenti dedicati all’adeguamento delle proprie infrastrutture, nell’ambito del più ampio obiettivo di diffusione dell’Edge computing, si intende offrire agli operatori la possibilità di adottare soluzioni avanzate (es. Multi access-edge- computing, sistemi di caching periferico, etc.) per una gestione più efficiente ed efficace del traffico dati, spesso caratterizzato da grande volatilità e picchi improvvisi. Sempre per finalità di miglioramento infrastrutturale, segnalo, tra le molte altre sinergie individuate, la collaborazione con Ferrovie dello Stato per realizzare una rete di backhauling in fibra ottica di proprietà pubblica lungo il sedime ferroviario a vantaggio dell’intero sistema delle telecomunicazioni nazionale”.

Interessante nella vostra Strategia il nuovo il tema dell’innovazione del settore, con fondi di capitale di rischio e centri di trasferimento tecnologico. Si possono avere dettagli maggiori su cosa si sta valutando di fare e quali sono le diverse opzioni al vaglio?

Sostenere la capacità di ricerca e innovazione del sistema delle telecomunicazioni è una delle linee di intervento principali individuate dalla Strategia. Con l’istituzione di un nuovo fondo di investimento in capitale di rischio dedicato e la selezione di opportuni acceleratori sul territorio, si intendono rendere disponibili a start-up e PMI innovative non solo le risorse, ma anche i relativi servizi di accompagnamento necessari per favorire lo sviluppo e l’applicazione in ambito TelCO di soluzioni basate sulle tecnologie emergenti (es. mobile Edge computing, architetture software aperte, evoluzione del 5G, intelligenza artificiale). Per le medesime finalità, con la creazione di una rete di centri di trasferimento tecnologico specializzati al settore Telco, si vuole offrire un supporto adeguato al tessuto produttivo per migliorarne capacità progettuali e realizzative.

Intelligenza Artificiale, a che punto sono i lavori della nuova strategia e quali le direttrici?

Il governo ha avviato le azioni per la definizione di una precisa policy in ambito di Intelligenza Artificiale. Il tema non è solo di moda. È strategico, perché l’Intelligenza Artificiale è ormai trasversale a tutte o quasi le applicazioni digitali ed è imprescindibile per le attività cosiddette “data driven”. Come è nato il precedente Governo aveva approvato una strategia per il settore nel novembre 2021. All’epoca il governo Draghi costituì un gruppo di lavoro che generò un documento di strategia governativa, che però non ebbe alcun seguito per miopia politica. Oggi vogliamo affrontare il tema con precise direttive. La prima è che non possiamo centrare tutto sulla mera adozione di soluzioni di Intelligenza Artificiale altrui, ovvero da altri Paesi o altri continenti. Abbiamo bisogno di sviluppare competenze ed expertise nazionali. Abbiamo bisogno di sostenere le società nazionali di Intelligenza Artificiale e di sollecitare la nascita di altre. Parallelamente dobbiamo valorizzare il ruolo delle università e dei centri di ricerca nazionali, facendo in modo che la loro azione si saldi con le dinamiche di mercato delle nostre aziende nazionali. Se non coltiviamo competenze ed expertise nazionali, saremo destinati ad essere condizionati dai prodotti commerciali e dalle scelte politiche altrui, perdendo ogni chance di autonomia nazionale. Questo vuol dire che non possiamo solo sostenere le università, limitandoci a questo. In tal caso avremo un numero più alto di bravi ingegneri e tecnici del settore, che non appena laureati saranno subito ingaggiati da aziende e amministrazioni di altri Paesi. Non possiamo permetterci, come Stato e come comunità nazionale di investire cifre enormi nella formazione dei nostri talenti, per poi doverli cedere all’estero perché non abbiamo un tessuto produttivo e di mercato capace di assorbirli.

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