Banche contro il governo sugli extraprofitti “Tassa incostituzionale”
Andrea GrecoAndrea Greco
MILANO — I banchieri rompono il silenzio istituzionale, durato un mese, sulla “tassa sugli extraprofitti”.
L’occasione è formale - l’audizione al Senato del dg dell’Abi, Giovanni Sabatini - ma i toni sono da stroncatura: la misura è «un vulnus alla fiducia del mercato», «di dubbia costituzionalità con le leggi italiane ed europee», e «rischia di far danni all’intera economia». Nella parte costruttiva, l’Assobancaria propone due «necessari miglioramenti» dell’imposta (peraltro da settimane nell’agenda di Forza Italia, e in parte del Tesoro): la sua deducibilità ai fini delle imposte Ires e Irap su redditi e attività produttive; e l’esenzione «reddituale e patrimoniale degli investimenti in titoli di Stato», di cui le banche sono il primo detentore dopo la Bce, con circa 400 miliardi.
La misura, abborracciata nel decreto Asset l’8 agosto e già corretta due volte, vuole tassare i «profitti ingiusti» (copyright Giorgi…
Andrea Greco
MILANO — I banchieri rompono il silenzio istituzionale, durato un mese, sulla “tassa sugli extraprofitti”.
L’occasione è formale - l’audizione al Senato del dg dell’Abi, Giovanni Sabatini - ma i toni sono da stroncatura: la misura è «un vulnus alla fiducia del mercato», «di dubbia costituzionalità con le leggi italiane ed europee», e «rischia di far danni all’intera economia». Nella parte costruttiva, l’Assobancaria propone due «necessari miglioramenti» dell’imposta (peraltro da settimane nell’agenda di Forza Italia, e in parte del Tesoro): la sua deducibilità ai fini delle imposte Ires e Irap su redditi e attività produttive; e l’esenzione «reddituale e patrimoniale degli investimenti in titoli di Stato», di cui le banche sono il primo detentore dopo la Bce, con circa 400 miliardi.
La misura, abborracciata nel decreto Asset l’8 agosto e già corretta due volte, vuole tassare i «profitti ingiusti» (copyright Giorgia Meloni) del settore, spinto dal rialzo dei tassi dell’euro di 400 punti base in 12 mesi. Una svolta con cui la Bce ha contrastato l’inflazione, e che però ha riaperto la forbice dei rendimenti di bond e prestiti, da un decennio a zero. Così nel 2022 le banche italiane hanno aumentato a 25 miliardi (+55%) i loro utili netti; e alla stessa stregua nel primo semestre 2023 i primi 10 istituti hanno realizzato 11 miliardi di utili (+62% su metà 2022).
Per il presidente dell’Antitrust Roberto Rustichelli, anch’egli audito ieri, la norma «è ispirata da evidenti fini redistributivi e di equità sociale», benché «sotto il profilo strettamente concorrenziale si presta a produrre effetti potenzialmente distorsivi». Su questi ha insistito Sabatini: «La decisione, senza alcun confronto preventivo anche con l’Abi, ha provocato sui mercati un impatto solo parzialmente poi attenuato», e «ha prodotto un vulnus alla fiducia riposta sul mercato finanziario italiano, con effetti retroattivi, in quanto si riferisce a esercizi conclusi (2021 e 2022) o in corso (2023)» mentre si paga nel 2024. «La retroattività incide sulla certezza del diritto, in contrasto con i principi e i criteri di certezza, irretroattività, programmabilità della delega fiscale pubblicata in Gazzetta il 14 agosto».
L’altro punto critico, già sollevato dal Servizio di bilancio del Senato, riguarda la costituzionalità. L’Abi ha ricordato i vincoli della Consulta sulla «compatibilità di una imposta straordinaria con i principi sanciti nella Carta, in particolare di uguaglianza (art. 3) e di capacità contributiva (art. 53)». La Consulta in passati casi simili chiese che sussistessero «criteri di adeguata ragionevolezza»: e non pare il caso, a Sabatini, degli «asseriti extraprofitti». Anche l’assunzione dell’intero “margine di interesse” dei bilanci come base imponibile pare di dubbia costituzionalità». L’Abi vede incompatibilità anche con le norme Ue «per lesione del diritto di proprietà, stante il carattere espropriativo della misura sulla ricchezza dell’impresa», ex art. 17 della Carta dei diritti dell’Ue, perché «il raffronto con periodi di imposta dove il tasso di interesse si attestava attorno a zero non costituisce un adeguato parametro» per il prelievo.
L’Abi, ricordando che le banche pagano più imposte delle imprese, ha proposto due mitigazioni. La prima è dedurre la tassa dall’imponibile, dato che «la non deducibilità non è in linea col principio di inerenza che regola la determinazione del reddito imponibile Ires, e con il principio di capacità contributiva dell’art. 53 della Carta». L’altra è l’esenzione dei Btp, già allo studio del Mef nel timore che le banche riducano gli acquisti alle aste del debito. Una terza proposta l’ha portata in audizione il presidente di Federcasse Augusto dell’Erba, chiedendo «l’esclusione tout court” delle Bcc, per tutelare il sostegno delle banche minori all’economia dei territori. Su una simile linea Assopopolari, per cui la tassa limerebbe il 24% degli utili 2023 degli istituti piccoli, contro il 10% dei maggiori. Argomenti solidi, quelli dei banchieri. Solo che, se il governo li accogliesse, l’incasso dapprima stimato in 2-3 miliardi si ridurrebbe a uno. Ma ne servono tanti per quadrare i conti pubblici con la legge di spesa.